Vecchi Avanti {e Nuovi Indietro}

Non e’ forse da considerarsi “avanti” tutto cio’ che ha dimora entro il mio campo visivo?

Non basta forse che io volti le spalle perche’ il mio vecchio indietro diventi un nuovo avanti?

Non e’ forse da considerarsi il tornare indietro un alternativo modo per andare avanti?

{Solo se non inciampi nella tua stessa bava, lumachina… altrimenti si chiama “andare… a cadere nel risaputo”}

fgh

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28 pensieri su “Vecchi Avanti {e Nuovi Indietro}

    • Beh entrambi. Intendevo spezzare una lancia in favore del bistrattato “tornare sui propri passi”. Comunemente e’ una pratica ritenuta sciocca ( a meno che con questa espressione non si voglia intendere “riesaminare le mie azioni”). Io La stavo considerando piu’ dal punto di vista dell’accezione ” le minestre riscaldate fanno sempre schifo”. E pensavo che chi decide di tornare sui propri passi vivra’, come e’ ovvio che sia, si predisponde a vivere un’esperienza che a prescindere da tutto non potra’ mai essere di certo identica a quella precedente. Quindi intendevo dire che e’ possibile cambiare verso, (ossia tornare indietro su di una vecchia scelta) ma prendere una differente direzione (ossia con un differente approccio mentale). Questo, di fatti, seppur ha significato tornare indietro diventa un nuovo avanti. Perche’ non e’ mai stupido considerare ogni alternativa ( anche passata, anche il gia’ considerato) perche’ sarebbe come un cercar soluzioni a 360 gradi in quanto e’ restrittivo pensare che le soluzioni siano solo in quello che comunemente consideri avanti perche’ anche indietro se ti giri puo’ diventare avanti!!! ( mi sto incasinando!!!!) Non so se sto risucendo a spiegare cio’ che intendo :3

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    • in questo caso ad esempio tu lumaca sai che se torni indietro troverai la bava a terra quindi camminerai indietro per una strada gia’ percorda ma con nuova consapevolezza perche’ “ci sei gia’ passata di la’”. Poi se ti dimentichi della bava ( ossia ricadi nei tuoi stessi errori ) allora sei una lumaca sciocca

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  1. Ma per fortuna ( “li apprezzi davvero”, non “sei cacacazzo”) Schrz XOXOXOOXOX (sai che mi piace discutere con te anche se cerchi sempre di infilarmi i bastoncini tra le ruote della bicicletta mentre sono in corsa ! )

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  2. ogni tanto bisogna tornare dietro: cambia completamente la prospettiva del paesaggio e ti accorgi di una miriade di dettagli che non avevi notato. o che erano nascosti alla vista. aumentano conoscenza e consapevolezza. e anche quello è progredire. soprattutto quello.

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    • Verissimo. Il tornare indietro ti fa acquistare una nuova consapevolezza. Tu sei divers e noti dettagli che prima di allora non avresti notato mai…al contrario altre volte cose che prima sembravano montagne insormontabili scopri che erano invalicabili solo nella tua memoria perche’ le riscopri colline 😀

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  3. Cara Judith, ho cercato di raccapezzarmi nel tuo discettare sull’avanti e indietro e, dico la verità, non essendo un politico nè uno che sta facendo l’amore, ho faticato a venirne a capo.
    Ho solo chiaro che essendo tu in Australia, tu sei sotto e io, qui a Milano, sopra.
    Ecco, non hai considerato il sotto-sopra (o viceversa). Ma non importa. Hai compensato ampiamente con le magie di colori dela Jacaranda (adesso so come si chiama quell’albero che vedo sempre in fondo alla strada).
    Lusingato dal tuo gentile follow, sarò felice di apprendere quanto tu racconterai del posto dove ora sei.

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    • Ciao Guido. Tranquillo non sempre tutto quel che scrivo e’ pienamente dotato di senso. Talvolta pare averne… solo nella mia testa. Ringrazio io te di essere passato di qua a leggermi. E si’ prima o poi faro’ altri post come quello sulla Jacaranda. 😀 Ti auguro una splendida giornata dal DownUnder

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    • È una cosa che ho fatto con due soli libri: lettere ad un bambino mai nato. Della fallaci. E poi ogni 3-4 anni da che ho imparato a leggere: il piccolo principe. Ogni volta ci scorgi nuovi significati… sembra magico! Grazie anche a te del tuo 😀 bentrovato

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    • Verissimo paradossalmente, estendendo il mip ragionamento sì anche fermarsi è un modo per andare avanti (forse, a mio avviso, la strategia d’azione che sconsiglierei.. anche l’inazione è azione, a suo modo. Ma risulta essere un mezzo d’azione passivo in cui gli altri o gli eventi decidono per te)

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      • Beh certo Fermarti a riflettere e’ sicuramente un’alternativa che a suo modo fiisce per essere attiva. Essa stessa e’ frutto di ua precisa volota’. Pero’ a mio avviso e’ tra le scelte piu’ rischiose. Bisogna vedere se il mondo oggettivo delle cose e’ disposto ad arrestarsi con te o, al contrario, se mentre tu sei fermo le cose attorno a te continuano a roteare vorticosamente e alla fine tu ti ritrovi a non avere le opzioni di prima o anche peggio a doverti rimettere alle decisioni di un altro che ha deciso prima di te, cambiando irrimediabilmente anche il corso della tua decisione. L’attesa, come ho detto prima, se e’ una tua scelta e’ decisamente attiva ma contiene un rovescio della medaglia che secondo me, per quanto attivo sia, ha in se un certo grado maggiormete “passivizzante”giacche’ e’ l’unica strategia d’azione che piu’ di tutte ti fa incorrere nel rischio di subire le scelte degli altri o il naturale dispiegarsi delle cose. Cioe’ anche scegliendo si finsice per scontrarsi con le decisioni degli altri e con il “mondo delle cose” pero’, secondo me in quel caso, sei tu ti sei prodigato a dare forma pratica alle tue idee e lo hai fatto dando loro una concreta direzione. Una direzione tale per cui tu hai attivamente agito nel mondo esterno ed hai definito il tuo percordo in quel modo e non in un altro. Al contrario, nel momento in cui le idee rimangono solo entro l’ambito della possibilita’ racchiuse nel mentale, al tuo percorso non viene data nessuna direzione precisa (concreta). Nel primo caso se, in virtu’ delle nostre scelte subiamo l’azione di altri e’ stato in tutto e per tutto nostra precisa scelta e responsabilita’ aver scelto quella direzione ( sia in negativo che in positivo). E abbiamo fatto tutto quel che potevamo fare, in quanto si suppone che ognuno scelga facendo una stima di utilita’ e quindi che alla fine opti sempre per l’opzione che, viste le alternative e’ da considerarsi avere un valore d’utilita’ maggiore. Nel secondo caso invece essendo che siamo ancora in fase decisionale, se subiamo le decisioni d’un altro ( e’ vero si’ che anche quella di fermarci e’ stata precisa volonta’ ) pero’, secondo me, sperimentiamo come maggiormente scottanti le conseguenze dell’esserci fermati perche’ ci fanno sentire inespressi e pieni di rimpianti, in quanto tra le varie alternative mentali che stavamo considerando non ne abbiamo scelta realmente nessuna e qualcuno o qualcosa ha scelto per noi. In definitiva: si’ anche fermarsi e’ “attivo” a modo suo. Pero’ se in quel lasso di tempo qualcosa accade la non-decisione…anzi l’indecisione tra due decisioni ( perche’ la non decisione non esiste realmente ), secondo me crea un margine di rimpianto piu’ elevato. Quindi, a mio avviso, e’ bene sostare in questo grigio per breve tempo.

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      • le cose non roteano vorticosamente sia che ci si muova o che si stia fermi?

        le opzioni non svaniscono forse continuamente?

        per un’idea concretizzata, quante resteranno per sempre nel campo delle possibilità?

        è solo la concretezza ad illuminare con precisione il nostro cammino?

        … utilità … cosa è utile veramente per vivere? cosa inutile?

        in un luogo sconosciuto, di notte, ha senso mettersi a correre?
        quanto conosciamo la nostra vita?

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      • Farmi tante domande e’ rischioso (a meno che tu non voglia leggere un vero e proprio trattato di 500 pagine). Vero le cose vorticano e spariscono continuamente. Mi e’ venuta in mente questa immagine: tu stai decidendo. Sei seduto a gambe incrociate e davanti a te c’e’ una tromba d’aria che trasposta tutte le alternative e le fa vorticare. Sia che tu ne afferri una, sia che no… la tromba d’aria continua la sua corsa. Ma frattanto che tu stai la’ e non afferri nulla sei sospeso in un limbo in cui alternative che avresti potuto ritenere preferibili si sgretolano e diventano inafferrabili. Anche qualora tu afferrassi qualcosa ne perderesti altre. Anzi…proprio in virtu’ del fatto che afferri qualcosa qualche altra smette di essere afferrabile. Per quanto anche lo stare nel limbo sia una tua decisione attiva perche’ potresti muoverti ma scegli di non farlo, se ti muovi hai dato una direzione concreta al tuo mondo interiore laddove nel caso in cui fossi stato seduto a fissare il tornado mulla sarebbe consapevolmente accaduto. Perche’ anche se non ti fossi mosso sarebbe accaduto qualcosa concretamente pero’ quel qualcosa sarebbe stata meno sotto il tuo controllo perche’ non scegliere, per quanto sia di per se una decisione, e’ un po’ come farsi trascinare dalle scelte concrete degli altri. E una decisione ” di minore impatto”. Se stessimo giocando con qualcosa simile alle carte magic ti direi che la carta inazione ha potenza d’attaco 10 mentre la carta azione ha potenza 50. E qui arriviamo alla terza domanda. No, non credo sia solo la concretezza ad illuminare il nostro cammino ma e’ anche la consapevolezza di esso. Il modo in cui noi vediamo ed intendiamo le cose cambia molto la prospettiva che possiamo avere sul mondo oggettivo. Eppure vi e’ una bella differenza tra il pensare di prendere una laurea e laurearsi. Il pensare di parlare con una ragazza che ti piace e il non farlo (etc). Certo magari attendendo puoi laurearti con una consapevolezza migliore e quindi dare gli esami piu’ preparato o puoi andare a parlarle con le parole giuste da dirle. Pero’ nel frattempo magari gli anni passano tu hai 30’anni e hai dato 2 esami mentre i tuoi amici han lavoro famiglia e figli. ( e Magari uno dei tuoi amici ha famiglia e figli proprio con Lei ). Ora tu mi dirai che ognuno ha i suoi tempi e che non si vive di certo di confronti e paragoni … e qui ti daro’ ragione. Pero’ frattanto che viviamo in societa’ e’ inevitabile avere come istinto quello di avere un comportamento imitativo nei confroti di quella che viene percepita “la norma” all’interno di una societa’ e questo sfocia nel perseguimento di un principio di realta’ concreto. E qui arrivo alla tua terza domanda “cosa e’ utile per vivere”. Ebbene proprio per ricollegarci a quel principio di “concretezza” di cui ho parlato prima. Generalmente, come ho appena detto, Utilita’ ha a che fare con la concretezza se si vuol vivere come membri aderenti ai canoni sociali. Vero e’ che non vi e’ una sola, unica via di condurre la propria esistenza. Chi vuole condurre una vita ordinaria, d’ordinarie scelte, tra ordinarie conoscenze…sceglie di essere un membro di una societa’ che ha determinate norme e valori e quindi pensera’ che utilita’ e concretezza siano “sinonimi”. Chi non sara’ interessato a seguire “la norma” e’ liberissimo, in effetti di condurre una vita ( estremizzando il mio ragionamento) da “filosofo senzatetto”. E senzadubbio questa e’ una alternativa validissima ( nonche’ una scelta alquanto coraggiosa). Quindi in sostanza la fretta nella scelta, che si contrappone al tuo principio di “scegliere ai propri tempi”, diventa estemporanea noche’ inutile solo nel momento in cui tu consideri come unico mondo a cui vuoi fare riferimento il tuo. In quel caso puoi seguire il tuo solo, unico tempo. Ma nella misura del viver sociale non ci si puo’ attenere solo al tempo interno perche’ vi e’ un tempo “esterno” che e’ metro di misura a cui si appellano tutti gli individui in societa’. E qui arriviamo alla penultima domanda. Il mondo pertanto e’ unicamente frutto delle nostre rappresentazioni si’ o no? ( e cerco di stringare perche’ ho in mente un discorso lunghissimo). SI’ lo e’ ma con riserva. Come disse Leibniz, noi siamo monadi e possiamo vedere solo il mondo da un unico punto di vista: il nostro. Possiamo illuderci di comprendere i punti di vista altrui ma anche quella sara’ solo un’interpretazione su asserzioni sempre e comunque mediate dal nostro punto di vista perche’ non avremo mai pieno e totale accesso all’altro senza la mediazione dei nostri propri contenuti. Quindi come disse Pirandello ” crediamo di comprenderci, ma non ci comprendiamo mai”. Ma e’ anche vero che abbiamo trovato un “linguaggio” che e’ come un metro universale di cui ci serviamo per accordarci ( credere di accordarci ) sulle cose a cui facciamo riferimento. E questo e’ il linguaggio proprio del viver sociale con le proprie norme e valori. Pertanto, se vuoi vivere nella norma, come dicevo anche prima, tendenzialemten ti devi attenere a questo linguaggio onde evitare di essere ritenuto un a-normale ( e quindi di essere scansato come un appestato – questo semrpe estremizzando il discorso s’intende ). La nostra vita la conosciamo. Ma meno di quanto crediamo. Talvolta e’ difficile definire cio’ che vogliamo e talvolta cio’ che vogliamo non e’ cio’ di cui abbiamo bisogno. Io so che purtroppo ( o per fortuna) siamo fatti per il vivere sociale e che quindi e’ parecchio difficile seguire solo il flusso del proprio mondo interiore. Per farlo dovremmo andare a vivere in una caverna della giungla, mangiare quando abbiamo fame, dormire quando abbiamo sonno. Seguire come tempo, l’unico nostro tempo… eppure nonostante questo il sole tramontera’ sempre quando vuole lui e quindi se ci ritroveremo di notte a cacciare, non potendo vedere nel buio saremmo preda facile per predatori che stanno un gradino sopra di noi nella catena alimentare… e quindi…anche in quel caso… il modo interiore cedera’ il passo alla concretezza.

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