Il dolore degli altri: il pizzaiolo distratto che si dimentico’ le scaglie di Grana

 “Perche’ mi stai facendo questo?”

…a tutti quanti sara’ capitato ALMENO una volta nella vita di pensare qualcosa di simile, no?

Talvolta lo abbiamo detto dopo aver constatato di aver subito un torto o dopo aver ritenuto di essere stati danneggiati in qualche modo; talvolta e’ stato un pensiero nato in riferimento ad una persona che in quel momento ha cessato di voler continuare un percorso con noi o che (senza il nostro permesso) ha smesso di volere il nostro bene (o cose che comunque rientrano, in qualche modo, in categorie non molto dissimili da queste).

[Altre volte magari (anche se meno grave ma… pur sempre doloroso!), si e’ trattato solo del ragazzo neo-assunto-aiuto-pizzaiolo che si e’ dimenticato di mettere le scaglie di grana su quella pizza che, per quella volta, avevamo deciso di concederci di ordinare Delivery. (E quel che ti arriva direttamente a casa, si sa, o lo prendi come viene o ti appendi al tram e muori di fame)]

Vorrei partire da due presupposti:

1) poiche’ (di necessita’) siamo tutti degli inguaribili ego-riferiti, quando noi percepiamo di aver subito un torto automaticamente pensiamo che slealta’ o ingiustizia subite siano frutto di una precisa volonta’ d’infierire PROPRIO SU DI NOI.

E che 2) si tratti di una specifica volonta’  dell’altro mossa da cattiveria.  (Infatti l’anima dell’altro e’ divenuta improvvisamente oscura… o forse chissa’ e’ sempre stata oscura solo che noi…NON CE NE ERAVAMO MAI ACCORTI!. E cosi’ ci sentiamo come se avessimo sempre dormito accanto ad un serial killer senza averne mai avuto reale consapevolezza sino a quel momento).  Dimentichiamo che noi stessi per perseguire i nostri personali obiettivi, spesso agiamo senza una reale intenzionalita’ (e con cio’ intendo dire che facciamo le cose senza pensare alle conseguenze che potrebbero avere sugli altri). Paradossalmente, pero’, attribuiamo sempre un elevato grado di intenzionalita’ al comportamento degli altri ( e quindi siamo sempre inclini a credere che gli altri, per un motivo o per l’altro, nel caso in cui ci danneggino, lo facciano quasi sempre apposta!).

Va da se che dopo aver sperimentato un dolore si attivino in noi specifici meccanismi di difesa. Talvolta, ad esempio, ci troviamo a compiere una vera e propria “demonizzazione dell’altro”: “se nella mia mente trasformo l’altro in un “bruto mostro” io non ho perso granche‘” . Pensare questo rende anche piu’ semplice tollerare il “tradimento”, “il distacco” o in generale il dolore inflitto dall’altro. A conti fatti, pero’, io penso che, in realta’, gli stronzi siano davvero pochi(perdonate i  necessari francesismi). Credo piuttosto che:  rari stronzi galleggino nella vastissima schiera degli incuranti o/e degli insensibili.

La verita’, secondo me, e’ che sono davvero sporadici i casi in cui gli altri vogliono danneggiarci per il semplice gusto di farlo (o quantomeno cosi’ mi piacerebbe pensare).  Talvolta e’ una giungla in cui o mangi o vieni mangiato. Raramente e’ sana cattiveria, piu’ che altro penso si tratti, come ho detto, di “incuria” o altrimenti talvolta di mancanza d’empatia (momentanea o assoluta). [ tutto cio’ potrebbe essere veritiero a meno che non siate state invitati a partecipare ai giochi de “L’enigmista”, ma se cosi’ fosse dubito sareste qui a leggere]

Per quanto riguarda la mancanza di empatia: alcuni hanno il dono di riuscire ad immedesimarsi negli altri, altri no. Non puoi insegnare l’empatia. Empatia e’ un “sentire dentro” un “con-sentire” (nel senso di “sentire con”). Si tratta di una compartecipazione emotiva che ha origine da un meccanismo cerebrale a cui fa da ingranaggio una colonia di neuroni che le Scienze Cognitive hanno identificato e definito come ” neuroni specchio“. Sono stati chiamati cosi’ “mirror neuron” ( e ragazzi e’ una scoperta Italiana che viene da Parma! A me sarebbe bastato anche solo il prosciutto ma han voluto strafare… Comunque dicevo…sono stati chiamati cosi’…. ) perche’ si attivano nel momento in cui esperiamo (e quindi assimiliamo) lo stato d’animo di altri. Quindi accade che: osserviamo;  riconosciamo; riproduciamo quel sentimento dentro di noi, quindi ci rispecchiamo nel sentimenti dell’altro e da li’ possiamo, quindi, comprenderlo. Il presupposto e’ che e’ stato verificato che di base, non tutti abbiamo la medesima attivazionce cerebrale, pertanto ne consegue che non tutti siamo dotati del medesimo livello di empatia. ( N.B. chi e’ poco empatico sente per se stesso, ama, odia etc.. ma ha scarsa capacita’ di immedesimarsi e comprendere i sentimenti degli altri). Quindi se noi cercassimo di spiegare un sentimento che abbiamo esperito ad una persona che e’ carente di empatia non otterremo grandi risultati. Penso sarebbe un po’ come cercare di illustrare a parole un colore ad una persona che e’ cieca dalla nascita. Per quanto tu possa sforzarti di ricercare il modo piu’ esaustivo per descrivere un colore, anche volendo utilizzare le metafore piu’ azzeccate o pur tu possedendo in dote le capacita’ narrative di Hemingway, non avendo mai “visto”, il nostro cieco non riuscira’ certamente ad avere una chiara idea di che cosa si stia parlando. Questo per dire che spesso gli altri non vedono il nostro dolore non perche’ sono crudeli, semplicemente perche’ non possono farlo. 

Altri, pur se di base sono pienamente dotati del dono della vista, stanno solo attraversando un periodo che definirei di “cecita’ selettiva” in cui non riescono piu’ a vedere i nostri colori o si dimenticano persino che ne abbiamo. Sono in una fase in cui sono talmente “ripiegati su se stessi” che dimenticano ( di sapere) che gli altri abbiano sentimenti. (E non e’ forse impossibile prendere in considerazione qualcosa se ne ignori totalmente l’esistenza?) Tutto il focus della loro attenzione e’ concentrato sui propri personali drammi al punto da non riuscire a scorgere di stare danneggiando altri.  Del resto, a pensarci a fondo, se cosideriamo la questione da un punto di vista obiettivo e sovra-personale ci rendiamo conto che siamo tutti dotati di una cosa che si chiama “istinto di autoconservazione”. Pertanto se ci sentiamo minacciati piu’ o meno consciamente da certe situazioni, da altri o da pensieri su altri, non possiamo che attivarci per proteggere la stabilita’ del nostro io. Cosi’ finisce che qualcuno, anche se non ci ha mai danneggiato, anche se mai avremmo pensato di volerlo danneggiare, finisca infilzato dalle palafitte che avevamo piazzato per tutelarci ( e noi nemmeno ce ne accorgiamo).  E cosi’, finisce, ovviamente, che per il medesimo meccanismo noi possiamo rischiare di finire infilzati da palafitte di altri.

[  Per tornare al nostro DRAMMA della pizza…Alla luce di cio’ che ho detto sinora magari una piccola parte di noi potrebbe essere istintivamente portata a pensare che la mancanza di grana sulla nostra pizza sia stata intenzionale! Che magari qualcuno che ci voglia male ci abbia voluti sabotare insinuandosi furtivamente nella cucina della nostra pizzeria preferita o che peggio, abbiamo un nuovo nemico, e che il pizzaiolo ci abbia voluto fare appositamente dispetto. Pero’! La verita’ e’ diversa. Perche’ noi sappiamo che la cucina era ben sorvegliata e che al banco delle pizze c’era solo un ragazzo aiuto-pizzaiolo-neo-assunto. Se ci mettessimo nei panni di quel ragazzo potremmo comprendere il suo punto di vista: era il suo primo giorno e aveva un sacco di cose nuove da imparare, tanto piu’ che la fidanzata quel pomeriggio gli aveva persino mandato un messaggio con scritto “Teodoro, dobbiamo parlare”… (ORabbia! Di che cosa mi vorra’ mai parlare? Non riusciva proprio a levarsi quel messaggio dalla testa, aveva provato a chiamarla ma lei non rispondeva. Mi sa che la faccenda e’ grave!) Quindi ora possiamo capire perche’ Teodoro si era dimenticato il nostro Grana padano!!! ( di cui avevamo pagato persino il supplemento…ma non e’ nemmeo per i soldi, quanto perche’ proprio volevamo la spolverata di Grana e a casa non lo abbiamo). L’attenzione di Teodoro era solo focalizzata su altro. Per questo, concentrarsi sul benessere del cliente, gli e’ divenuto impossibile; i suoi interessi sono andati (in quel momento) in conflitto con quelli del cliente ed e’ successo il patatrac. Teodoro non e’ stato cattivo, e’ stato incurante. Teodoro non e’ un cattivo pizzaiolo era solo emotivamente turbato.]

Tutto questo pippone e’ stato solo un tentativo goffo di fare un piccola analisi di quel “perche mi fai questo?” da cui siamo partiti.   Con questo ovviamente non voglio scusare in toto i generali: male, incuria, mancanza di empatia (anche se posso scusare Teodoro).

Pero’ cosa possiamo farci?

Se le cose si sono maifestate in un dato modo non le possiamo cambiare, e questo e’ fatto. Allora come possiamo reagire ad una situazione che e’ cosi’ e non altrimenti?

  1. Possiamo lamentarci, compiangerci? Certo! Se ci fa stare bene possiamo farlo!
  2. Pero’ possiamo fare anche qualcosa di attivo. Sappiamo che  noi non possiamo modificare il corso d’azione degli altri ( talvolta possiamo solo influenzarlo ma non sempre), pero’ sappiamo anche che su una cosa abbiamo pieno controllo: sul modo in cui NOI percepiamo le cose e ci rapportiamo ad esse. Quindi possiamo Innanzitutto CAPIRE. SO bene che il comprendere ” perche’ ” non fa che il male faccia meno male ma… magari di fronte ad una situazione che e’ cosi’ e non altrimenti e che ci arreca sofferenza, il capire, puo’ rendere piu’ semplice la sopportazione. Credo fermamente che il capire la natura di un problema riveli parte della soluzione.
  3.  ( Inoltre MAGARI proprio perche’ noi per primi sappiamo come ci si sente ad essere trattatidimerda potremmo stare NOI PER PRIMI piu’ attenti, ad avere PER gli altri la stessa cura che ci aspettiamo DAGLI altri)

Per concludere………………..(finalmente!)

Cosa possiamo fare dopo?

Tutti noi abbiamo subito torti. E tutti noi abbiamo imparato a difenderci. E’ per tutelarci che siamo diventati mastri costruttori e abbiamo iniziato ad edificare muri. Spesso ne abbiamo edificati cosi’ tanti che alla fine dopo un po’ abbiamo fatto un passo indietro e abbiamo pensato “Toh! HO costruito un castello!”. Cosi’ e’ parsa una buona idea chiuderci dentro. E dopo un po’, oltre al castello, abbiamo scavato pure un bel fossatto protetto da coccodrilli e squali killer .

…MA

DOPO (nonostante tutto) ci vogliono delle finestre per osservare. Perche’ per quanto male abbiamo subito, per quanto spesse siano quelle mura, dobbiamo lasciare a noi stessi la possibilita’ di metterci nella condizione di vedere (quantomeno) passare gli altri…perche’ potrebbe passare davanti al nostro castello fortificato una bell’anima..e una bell’anima vale sempre il rischio… Del resto Viviamo per sentire, non per esiste in un amorfo coma…

{Cosi’ quando senti, proprio perche’ senti….devi essere disposto ad accettare di sentire tutto e devi essere anche consapevole che tutto ( bello o brutto che sia) prima o poi passa…

…cosi’ Anche questo passera’}

TEODORO TI PERDONOOOOOOOOOOOOOOOH!

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43 pensieri su “Il dolore degli altri: il pizzaiolo distratto che si dimentico’ le scaglie di Grana

  1. rari stronzi galleggino nella vastissima schiera degli incuranti o/e degli insensibili.
    eccola la verità… la mia reazione? generalmente passare oltre,magari cancellando, tranne quando gli stronzi sono davvero stronzi, allora son vendicatva ma a lungo termine. buondì J….

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    • si’ diciamo cheho voluto descrivere la via “buonista” un po’ alla ” porgi l’altra guancia” come comportamento “ideale”. Tendenzialmente quando scrivo di queste cose sono quasi consigli che do a me stessa..in quanto il mio corso d’azione sarebbe un po’ diverso. (tendo anche io ad essere generalmente vendicativa). Pero’ sai com’e’… uno sa cosa dovrebbe fare, ma poi non e’ cosi’ semplice metterlo in pratica…. quantomeno iniziamo a ripetercelo ( anche questo) tipo mantra! Buona giornata anche a te Vikibaum 😀

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  2. Ahah bellissimo!
    Vero, secondo me ci sono i non empatici cronici appurati (salvo quando va a loro, ecc), e quelli semplicemente a volte distratti… i primi fanno più male, e secondo me la cosa più dolorosa, è proprio che sono “puri” nel loro essere insensibili o prevaricatori… perché questa purezza rende impossibile il dialogo o la loro ammissione di errore… a volte preferirei un nemico dichiarato xD
    Però, con tutte le persone che ci fanno stare più o meno male, credo che la cosa migliore da fare sia andare oltre, magari arrabbiarci, ma non cominciare il meccanismo mentale di “rabbuiarci” e farci rovinare il resto della giornata o delle cose della vita… è questo il rischio peggiore! E lo dico perché mi sono rabbiuata anni e anni così, e come dicevamo prima, è una sfida quotidiana il non farlo 🙂
    Bel post, complimenti! ^_^

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    • Hai perfettamente ragione sia sul modo di reagire. Perchè entrare in una spirale buia non è mai a prescindere il miglior modo per reagire. Sia per ciò che rigura il discorso del dolore che possono nuocerci in virtù della loro insensibilità. Hanna Harendt parlò di una cosa simile definendolo un tipo di male “banale”.

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  3. Che articolo splendido 😍 c’è tutto, dalla serietà all’ironia! 😀 quel tipo di letture che è un grandissimo piacere leggere. Sono d’accordissimo su tutto quello che hai detto! Sono dei tuoi stessi pensieri 😊 anch’io, da ormai un paio d’anni a questa parte, ho iniziato a credere al fatto che di vera cattiveria ne esista veramente poca… ma moltissime persone hanno il difettuccio di mancare di empatia.
    È un lavoro che faccio anche su di me, quello di “giustificare” le azioni altrui, o forse più semplicemente sarebbe corretto dire “comprendere” più che giustificare… e fa prima di tutto un gran bene alla propria anima! 😊
    Comuuunque, non avresti dovuto fidarti di uno che ha un nome così particolare 😛 Teodoro 😂 ovvio che scherzo!

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    • Grazie mille, gentilissima 😳😳 l’unico neo che ho riscontrato in questa faccenda dell’essere molto empatici è che talvolta… almeno io tendo a gitificare… pure troppo. E talvolta vado persino contro i miei stessi interessi…il che non è sempre un pro (anche perchè fa sì che alcuni se ne approfittino)… ma tant’è… ho fatto esperienza anche di questo.

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      • Non sai quanto ti capisco! A volte accade anche a me. Allora penso che dobbiamo impostate un limite, un confine entro cui non lasciamo passare la “giustificazione”, che se no finiamo schiacciate! 🙈

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      • sì hai perfettamente ragione. Anzi questa cosa dell’impormi un limite è un’ottima strategia… è una cosa che non faccio quasi mai… io solitamente vado avanti sino a consumarmi … tanto che ormai è da anni che un pò tutti quelli che mi conoscono abbastanza a bene, senza essersi messi d’accordo tra loro, han finito per chiamarmi “la crocerossina dei casi disperati o persi”… 😅😅😅

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      • Ahahahaha lo credo anche io! Grazie mille per questa bella conversazione Aria, spero di rileggerti presto 😀😀😀 Ti auguro una grandiosa giornata (con empatia presente ma moderata!)

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      • Hai fatto anche rima con “giornata” e “moderata”!! 😀😂 . Grazie anche a te! Ché anche per me è stata una conversazione piacevole 😁 . Alla prossima! 🌷 ed auguro anche a te una grandiosa giornata 😊

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  4. Bellissima analisi e bellissimo modo di scrivere! Fra le altre proverei ad aggiungere che siamo molto diversi fra di noi. Spesso fra introversi ed estroversi ci si capisce come cane e gatto, uno dondola la coda per giocare e l’altro percepisce pericolo. Quindi ci può essere mancanza di empatia, o anche semplicemente per quella persona non ci è stato fatto un torto, magari era pure un piacere!
    E per spezzare una lancia in favore di Teodoro:”ogni persona sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile.”

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  5. Una volta nella mia carriera da pizzaiolo ho consegnato 3 pizze bruciatissime sotto.. A distanza di anni ancora me lo rimprovero mentre quel povero cliente mi avrà bestemmiati contro un giorno e poi dimenticato il fattaccio il giorno dopo..ma io, devo scacciare ancora quel fantasma in me! Penso utilizzeró la macchina “cancella ricordi” e farmi estrapolare quella parte oscura.. Magari un giorno scriveró le paranoie mentali che mi son fatto immaginandomi quella tenera famigliola ansiosa di portar a casa 3 pizze e ritrovandosele immangiabili..ci si potrebbe scrivere un libro.. (eh si, son fin troppo empatico…)

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    • AHAHAAH eh ma perche’ dovevo presentarlo come un personaggio positivo con il lettore doveva simpatizzare…. se avessi niziato a descriverlo come presuntuoso lo avrebbero odiato a prescindere… unabugiafindibene

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  6. Ni. Ho fatto la faccia del “ni”. Sappilo!! 😂🤦🏻‍♂️😂
    Nel senso che non sono tutti così buoni, che sbagliano involontariamente. Ci sono quelli, che intenzionalmente, ci fanno male, sapendo di farci male. Poi ci sono i furbi, quelli che non pensano di farci male, ma che sperano sempre che tu non scopra il giochino dietro le quinte. “Occhio non vede, cuore non duole”. E poi c’è il pizzaiolo. Che se sbaglia lui, allora è la fine!! 🤦🏻‍♂️😂😂

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      • Io penso sia un grandissimo pregio. Perche’ ci consente di scorgere significati ovunque… e penso ti porti a vedere la bellezza anche nelle piccole cose…e se riesci a capire questo sei gia’ a meta’ dell’opera…secondo me. Buon appetito ( a tua discrezione se chiedere o no le scaglie di grana extra…potrebbero dimenticarsele!… e non e’ un augurio!)

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