A qualcuno piace Str@#*

{Questo post vuole essere una piccola (spero) digressione che parte da un mio precedente articolo ]

Chi ha avuto il coraggio di leggerlo, sapra’ che ho cercato di fare un breve (e non esaustivo) trattato sulla “fenomenologia dello stro@#*”. La domanda di base da cui sono (implicitamente) partita e’ stata: ” Ma Cosa e’ uno stro@#*?”.

In questo frangente vorrei spostare il focus un po’ piu’ in la’, andiamo nella medesima direzione pero’ cambiamo verso. Oggi il sipario si apre su…di NOI.

Vorrei cercare di capire insieme a voi per quale motivo NOI, spesso e volentieri, SCEGLIAMO (perche’ di una scelta si tratta) di devolvere del tempo a quelli che, per sintesi, chiameremo: Stronzi (e sta volta non censuro).

 Partiamo dall’inizio:

Negli anni ho elaborato una mia piccola teoria che ho definito “dell’infante arraffone”. Secondo questo modello, a prescindere dalla nostra eta’ anagrafica, i nostri meccanismi volitivi hanno, piu’ o meno, l’eta’ mentale di un bambino di 3 anni. Se siete/siete stati genitori o vi siete quantomeno intrattenuti per piu’ di un’ora con fanciulli ascrivibili a tale range d’eta’, avrete sicuramente avuto modo si esperire il fenomeno che sto per illustrarvi:

Prendiamo la mia cavia preferita: Teodoro l’aiuto-pizzaiolo; e torniamo indietro nel tempo a quando aveva soli 3 anni. Siamo con Teodoro nella sua cameretta. Ha il poster di una pizza margherita appeso alla parete vicino alla finestra. Una piccola paletta e’ stata fissata al muro con una targhetta che recita “Per fare una grande pizza, ci vuole una grande pala, non una pala grande“. ( Si’ Teodoro, sapeva quale sarebbe stata la sua strada sin dalle origini, la prima parola che disse non fu “mamma” ma fu “pizza”). Il pavimento e’ cosparso di giochi di tutti i colori, forme e dimensioni; e lui pare giocare con niente e con tutto. Tra i giocattoli buttati qua e la’ sul pavimento ne prende uno, lo agita un po’ e poi passava al successivo. Non ha un metodo, non ha cura, ne’ grosso interesse. Quasi pare non sappia decidersi.

Lo vogliamo fare un esperimento? Se io prendo uno a caso di questi giocattoli ed inizio a giocarci sapete che succedera? Accadra’ che, tra tutti i balocchi sparsi al suolo, Teodoro iniziera’ a desiderare ardentemente SOLO  quello. Cosi’ iniziera’ a tendere le braccia dicendo “mio! MIO! MIOOOOH!!”. E se non lo assecondremo? Entro breve iniziera’ a sbattere i piedini e a disperarsi come se stesse bruciando vivo.

Ecco, la nostra volonta’, secondo me, funziona in tutto e per tutto cosi’: appena ci accorgiamo di non riuscire ad afferrare qualcosa iniziamo a desiderarla come se non avessimo mai desiderato altro in vita nostra. Vogliamo perche’ non possiamo avere e quel che non possiamo avere; e meno possiamo avere cio’ vorremmo e piu’ lo vogliamo.

Comunque, vi va di proseguire con il nostro esperimento? Abbiamo Teodoro che, nemmeno fosse Giovanna D’arco, strilla preda del dolore causato dalle invisibili fiamme del desiderio, mentre noi ( con i tappi nelle orecchie perche’ con la voce raggiunge gli ultrasuoni) senza scomporci, lo fissiamo stringendo il suo giocattolo. Cosa succede se glielo restituiamo? Teodoro vivra’…

2 intensi secondi felicita’….

…………

………..prima di stufarsi di nuovo dell’oggetto tanto anelato. Oggetto che finira’ presto ributtarlo nella mischia insieme a tutti gli altri! (“Ma come?! Hai pianto 4h e adesso ci giochi DIECI secondi e lo butti via?!” A quel punto abbiamo noi un desiderio… di tirargli la pala in testa, ma i bambini non si toccano nemmeno come un fiore quindi somatizziamo e ci viene mal di testa)

Cosi’ accade che quell’oggetto che, tra i mille, pareva essere l’unico che per lui avesse valore….d’improvviso, solo perche’ e’ divenuto accessibile ha smesso di essere fondamentale.

Il meccanismo che sta sul fondo, spinge, regola e modera il generico Desiderio fa inoltre si’ che, ( quasi )dimenticandoci dei contro, ci si concentri particolarmente su tutti i vantaggi che potremmo ottenere se possedessimo quell’oggetto.  Questa cosa che accade nel nostro cervello la Psicologia Cognitiva l’ha studiato e definito “bias cognitivo”.  In parole semplici si tratta di una specie di “pregiudizio” della nostra mente che causa una distorsione delle nostre valutazioni.

Oltre ad avere le capacita’ volitive di un bambino di 3 anni, desiderare desideri distorti dai pregiudizi…. se cio’ non bastasse la nostra volonta’ e’ a mio avviso, affetta anche da una gravissima miopia.  Infatti sovente accade che quando l’oggetto dei desideri non e’ tra le nostre mani ma e’ lontano, non riusciamo a vederlo bene. Non vedendolo bene finiamo per riempire le lacune delle cose che non sappiamo, con le cose che vorremmo ci fossero e “idealizziamo”. Per questo l’oggetto finisce per essere, nella nostra mente, ancora piu’ appetibile, di quanto obiettivamente sia in realta’. Proprio questo fa si’ che s’instilli in noi un irrimediabile senso di delusione nel momento in cui, avvicinato l’oggetto dei nostri desideri, iniziamo a “vederlo bene” e quindi a notarne tutti i difetti. In questo modo cala il picco passionale che aveva preso piede in noi per colpa di desiderio e volonta’. Pertanto: una volta che abbiamo fatto nostro cio’ a cui aspiravamo, decresce il pathos e arriva la noia che, unitamente alla delusione ( che diventa piu’ acuta man man mano che sale il livello di noia), finisce tutto per essere coadiuvante per un terminale abbandono-disinteresse per l’oggetto che abbiamo sino ad allora desiderato e finalmente ottenuto.

Ma!

cosa accade in maniera particolare quando abbiamo a che fare con uno/a Stronzo?

La differenza e’ ovvia: uno stronzo ha, a differenza del giocattolo di Teodoro, una volonta’.

Quindi possiamo dire che la relazione con uno stronzo, ha piu’ elementi in ballo.

In primo luogo nasce da un terreno particolare: lo squilibrio della relazione. Si tratta di una piu’ o meno esplicita relazione schiavo-padrone. Lo stronzo per essere tale e’ stato investito della regale nomina di figura dominante. Per questo, poiche’ ha le aspirazioni del Re Sole, crede di potersi perettere di poter fare il bello ed il cattivo tempo( E ho scritto “e’ stato investito” e non ” si e’ arrogato il diritto” proprio per una ragione. Lui puo’ fare il “bello e cattivo tempo” ma quel potere siamo stati NOI a darglielo). Tralasciando il caso in cui siamo in quel genere di relazione in cui il masochista ha bisogno del suo sadico e il sadico ha bisogno del suo masochista ( la coppia perfetta), gli stronzi agiscono su di noi seguendo il principio: bastone/carota. Ed e’ proprio per via di questo meccanismo che nella relazione con uno stronzo si percepisce quella tipica sensazione di “tira e molla” che invece non esperiamo con gli oggetti. Lo stronzo ha la possibilita’ di concedersi/evitarci, facolta’ che (solitamente….a meno che non si stia parlando di calzini dopo un lavaggio o elastici per capelli) gli oggetti non possiedono.

Il meccanismo Bastone/carota a volte e’ conscio, a volte non lo e’. Secondo me esistono 3 MACROCATEGORIE DI STRONZI:

  1. In alcuni casi si tratta di una mirata seppur contorta strategia per tenere al cappio qualcuno che non si vorrebbe perdere. Solitamente ad adottare questa strategia e’ qualcuno che, in passato, ha subito le angherie di uno stronzo e non vuole piu’ passare da vittima. Quindi si tratta di una EX-vittima che ha compreso che lo stronzo ha le redini ed e’ convinta che, se lei e’ stronza riuscira’ ad amministrare meglio il rapporto. ( ogni riferimento a fatti persone realmente esistenti e’ puramente casuale, non e’ un riferimento biografico). Chiameremo questa tiologia di stronzo: STRONZO MODERATO ILLUMINATO. Esso agisce con consapevole studio (ma ha intento bonario).
  2. In altri casi non c’e’ metodo, ma si ha a che fare solo con una persona che e’ affetta da livelli piu’ o meno elevati di noncuranza nei nostri riguardi. Il livello di “stronzaggine” amenta man mano che decresce l’interesse nei nostri confronti, pertanto puo’ essere STRONZO a 3 differenti livell: alto, medio, basso, rispettivamente a seconda di “se si cura di noi” : poco, in maniera media o abbastanza. Definiamo questo tipo di stronzo: STRONZO INCURANTE-INCOSCIENTE. “Incosciente” perche’ tendenzialmente non e’ sua precisa volonta’ comportarsi da tale, semplicemente non gli frega nulla di comportarsi….
  3. Nei peggiori casi invece abbiamo a che fare con quello che viene comumente definito “vampiro emotivo”.  Ha la consapevolezza dello stronzo di tipo 1) (ma non e’ altrettanto bonario) pur seguendo il meccanismo da incurante dello stronzo di tipo 2). In definitva: e’ il peggio, del peggio che possa capitarvi. Chiameremo questa particolare tipologia con l’appellativo di: STRONZO INCURANTE ILLUMINATO.

Ho descritto le tipologie di Stronzi perche’, per tornare al nostro meccanismo Bastone/carota… ( e vi giuro che poi concludo… dovevo partire a scrivere una cosa breve e ha iniziato ad essere lunga…. e rischia di diventare lunghissima…mannaggia la mia logorrea…….) dicevo BASTONE E CAROTA possono essere usati in maniera conscia o inconscia. Ad esempio lo stronzo di tipo 1) se ne servira’ in maniera oculata per dirigere il vostro comportamento; mentre lo stronzo di tipo 2) se ne servira’ in maniera non arbitraria, semplicemente gli verra’ da fare cosi’ e basta.

[N.b. ovviamente non ho specificato ma Con Carota intendo i “comportamenti ricompensa”, con Bastone i “comportamenti evitanti” ( o se preferite: da stronzi)]

Accade che, per entrare piu’ nell’ottica Bastone/carota, riprendiamo di nuovo il discorso della volonta’ che avevamo fatto prima. La nostra volonta’ oltre ad avere 3 anni si comporta come farebbe un asino affamato. Dipingiamo ora due scenari:

a) Ambrogio e’ proprietario dell’asino Filippo ed ogni giorno riempie la mangiatoia del suo asino di arancionissime e succulentissime carote

b) Eustachio e’ proprietario dell’asino Geronimo e gli da’ un giorno  una bastonata, un giorno una carota ( che non e’ nemmeno granche’).

Accadra’ che L’asino FIlippo, che non ha idea di che cosa significhi prendere bastonare o soffrire la fame, alla lunga finira’ persino di stufarsi di mangiar carote.

Al contrario l’asino Geronimo abituato a prendere bastonate, quando il suo proprietario Eustachio, di buon umore, gli porge una carota, quella cosetta un po’ rinsecchita, ad un asino affamato e tremolante sembrera’ la cosa piu’ dolce e succulenta che ci sia.

Per terminare questo discorso:

Alla fine e’ tutto un discorso di frustrazioni e ricompense. Siamo abituati a dare per scontato e ad aspettarci sempre di piu’ da chi ci da e spesso ci comportiamo come l’asino FIlippo. Ma quando iniziamo ad avere a che fare con uno Stronzo  come il fattore Eustachio cosa accade?

In virtu’ del meccanismo: volonta’/desiderio siamo spinti come se fosse una calamita verso di lui, e proprio perche’ non riusciamo mai totalmente ad avere perseveriamo nel tentativo di poterlo afferrare e, in piu’ finiamo in una spirale mentale per cui quando ci “da qualcosa” in virtu’ del fatto che solitamente ci da bastonate, questo qualcosa ci gratifica cosi’ tanto che riusciamo per quel momento a giustificare tutte le volte in cui “non ci da” e quando “non ci da” giustifichiamo, troviamo scuse ed espedienti appellandoci a quando ci ha dato. Lo stronzo ci spinge a desiderare di piu’ e quando, raramente, ci da qualcosa  finiamo per apprezzarla maggiormente rispetto alla situazione in cui continuamente questo qualcosa aci viene continuamente dato.

Ne consegue che le gratifiche dello stronzo, poiche’ discontinue, creano un’ alternanza Desiderio-ricompensa che ci tiene sempre sull’attenti. In virtu’ del fatto che le gratifiche non arrivano sempre, accade che quando arrivano, le percepiamo maggiormente gratificanti di quanto le percepiremmo se venissimo costantmente gratificati. La gratifica costante crea innoi un situazione di “piattume emotivo”. Questa ultima situazione porta alla noia e al “dare per scontato”, laddove lo stronzo, non lo possiamo dare per scontato mai in quanto continuamente da’ e nega le sue attenzioni.

 

{In quale ruolo vi sentite? Io li ho rivestiti un po’ tutti e 4. Prima sono stata Geronimo, poi Filippo, infine mi sono trasformata in Eustachio ma poi ho capito che era meglio agire come Ambrogio… Adesso sono esattamente al centro… un po’ tutti e un po’ nessuno}

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50 pensieri su “A qualcuno piace Str@#*

      • eh si ci si deve passare… e ci siamo mi sa ( chi piu’ chi meno ) passati tutti. Ci si scotta e poi ( se tutto va bene) si impara ad evitare…… ( sempre se tutto va bene….)

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      • Sono rimasta fregata più da chi usava l’arma del pietismo per farmi sentire colpevole di qualcosa inesistente. Gli stronzi cattivi li ho sempre lanciati dopo la prima azione manifesta, anche se ero infatuata a morte. Le angherie subite durante l’adolescenza hanno sviluppato in me un forte senso di ribellione.

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      • Si’ quelli sono i peggiori. Perche’ ti fanno abbassare la guardia e quando ti sei scoperta di colpiscono. O altrimenti ti tengono ancorata facendo leva sul senso di colpa. Uno stronzo “cattivo” ha il pro di essere immediatamente riconoscibile e non ti fai lo scrupolo… se sia il caso di combatterlo o meno. Mentre il primo caso resta sempre ambiguo e tu non sai se devi cacciarlo a calci dalla tua vita o sentirti in colpa….Hai ragione.

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      • Beh è mica una consapevolezza da nulla… mi avessero fatto la stessa domanda 1 anno fa forse avrei saputo cosa volevo.. non cosa volevo essere

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      • Purtroppo (o per fortuna, boh…) ogni interazione sociale è sempre diversa l’una dall’altra, quindi l’esperienza conta fino a un certo punto: bisogna ogni volta ricominciare da capo, con nuove variabili e nuove costanti; una seccatura infinita…

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      • Anche io prediligo la qualità alla quantità e, spesso e volentieri, preferisco addirittura la solitudine (in versione solitarietà).
        Però ho anche assaporato l’intenso piacere dell’amore, quindi tutto il resto (amicizia e solitarietà comprese) hanno perso molto valore, tanto da lasciarmi praticamente indifferente.
        Schopenhauer diceva che la felicità non esiste e che, al limite, ogni essere umano dovrebbe cercare almeno di non provare dolore; il vero dolore, però, è quando senti la mancanza di qualcosa che sai che esiste, ma che è ormai diventata irraggiungibile.

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      • Io non credo granchè nell’amicizia. Ma credo che vi possano essere atti(mi) di solidarietà tra uomini. E credo fermamente nell’amore. Ogni amore è un amore a sè. E a volte ci sono amori talmente devastanti che passati loro pensiamo che non potremo mai più amare così. Ma la vita ti stupisce sempre. “È morto l'(amo)RE lunga vita al(l’amo)RE”! Per quanto riguarda la frase dk shopenhauer da te citata.. preferisco appellarmi a quella del pendolo. In cui parla quantomeno di “brevi attimo di gioia”

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      • Penso che l’amicizia esista ma, personalmente, non riesco veramente a darle tutto questo valore; il più delle volte, poi, nasce solo dalla noia e/o dall’incapacità di trovare stimoli propri.
        L’amore, invece, mi manca e nemmeno poco.

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      • Io purtroppo sono giunta alla conclusione che l’amicizia in un modo o nell’altro sia sempre una questione “di comodo”… esiste “a fatti suoi”. COn gli anni ho imparato a scartare uno ad uno amici e sentimenti d’amicizia e alla fine mi e’ rimasto l’amore. A quello credo ancora…

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      • Però intanto hai provato, sentito, visto, toccato, esperito. Anche se l’amore dura un attimo se lo vivi con la totalità della tua presenza vale tutto.. anche il dolore che potrà causare dopo

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  1. Come per gli alimenti ci rendiamo conto che tutti più o meno sono contaminati in percentuali più o meno alte sopra o molto sotto la soglia di tollerabilità da inquinanti cosi per la stronzaggine umana. o egoismo. Possiamo vivere con la psicosi di avvelenamento, sbattercene o se proprio si é sensibili diversificare….

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    • SI’ penso tu abbia ragione. Il generico “essere stronzi” ha radici IO-centriche. Lo stronzo e’ fondamentalmente un ego-ista che prende in considerazione solo d unicamente i propri interessi e i propri bisogni… detto questo non posso che affermare che ognuno di noi e’ necessariamente ego-riferito e pertanto ( da un punto differente del nostro io) un potenziale stronzo. Esattamente cosa intendi per Diversificare? Intrattenersi con una persona, consci del fatto che potrebbe mostrare una natura stronza e quindi nella consapevolezza che appena questa verra’ fuori ( perche’ certamente verra’ fuori prima o poi), Quando avvera’ sara’ il caso di abbandonare la nave?

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  2. Che forte! XD
    Io sono sempre stata un po’ vittima, ora cerco di tutelarmi un po’, quindi al massimo a volte posso essere di tipo 1. Di tipi 3 ne ho conosciuto uno e da allora proprio sto alla larga… e di tipi 2 ne sono abbastanza circondata xD questa purezza che fa alterare 😅😂
    Ho poi notato questa tremenda legge, simile al discorso dell’asinello: se sei sempre gentile, hai fatto il tuo, e se mezza volta non lo sei, guai. Se non sei mai gentile, “eh, è fatto così poverino” e alla prima mezza cosa gentile che fai, sei un santo. WHY? 😒😑

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    • Verissimo.. come se non notassero mai quel che fai… sino a che non smetti di farlo. Credo che sia perchè la gente si aspetta tanto e continuamente da chi continuamente da.. mentre non si aspetta nulla da chi non da niente. Così le rare volte cje chi non dà, dà non si può che urlare al miracolo!

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  3. Ho messo mi piace, perché il post è molto carino e ben articolato come tutti quelli che ho letto fin ora. Però mica mi ha convinto tanto….io penso che se uno nasce tondo non può morire quadrato, nel bene o nel male, Credo poco nella redenzione e sul bastone e la carota penso che sì, siano un buon metodo educativo (ad esempio con i figli funziona alla grande), però ogni tanto qualche bel calcio in culo forse ottiene maggiori successi (ad esempio, anche con i figli!)

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    • Intendi dire che secondo te uno che è stronzo resta tale per tutta la vita? Ed uno che è fesso non potrà mai essere stronzo? Diciamo che da un punto di vista generale concordo con te. Cioè se prendiamo una persona che caratterialmente è incurante o poco empatica avrà più probabilità di agire da stronza. Quel che voglio intendere io è che a prescindere dal carattere talvolta quello dello stronzo più che una caratteristica persona è quasi un ruolo che prende forma e che si indossa a seconda della situazione o dell’altro attore relazionale… ad esempio. Tu sei tu. Normale nè stronzo nè fesso. Ci sono due donne una a cui piaci molto, che non ti piace. Una che ti piace ma che ti fa penare. Tu ovviamente hai occhi per la seconda. La prima cercherà di attirare la tua attenzione in tutti i modi e spesso tu, poichè avrai tutte le tue energie rivolte altrove (e poichè la soglia dell’attenzione e cognitivamente limitata) finirà anche non volendo potresti agire agli occhi della donna a cui piaci, ma che a te non piace.. come uno stronzo. Pur non essendolo di base. Ovviamente questo è solo un esempio per spiegare il concetto di “ruolo da stronzo”. “Essere percepiti come stronzi” (il che comporta o che la persona per un insieme di cose agli occhi di un’altra si è comportata da tale, o che lo è di base , e questo sì certo non lo cambi). Ad esempio io so di essermi conportara da stronza in diverse occasioni per “incuranza o disattenzione”.. ma di base non potrei definirmi una stronza… (spero)

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      • Sì, messa così concordo con te. L’essere stronzi e l’essere percepiti come tali è ovviamente molto diverso. Quello che volevo dire è che se uno lo è difficilmente smetterà di esserlo e se si comporta in un certo modo con qualcuno, difficilmente con un altro si comporterà diversamente

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      • Sì sì su questo comcordo con te, certe attitudini caratteriali sono ineliminabili.. al massimo si possono smussare vagamente… ma è molto raro. Se la base è quella c’è, in effetti, poco da fare..

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