{What if …you were the last one on the earth?}

Non vi e’ mai occorso di pensare: cosa farei se fossi l’ultimo essere umano sulla faccia della terra?

Da buona misantropa quale sono (lo ammetto), talvolta dopo aver avuto una pessima giornata a contatto con pessimi esempi d’umanita’, ho immaginato questa eventualita’… seppur l’ho fatto con una certa qual leggerezza d’animo… sino a che non mi e’ capitato tra le grinfie “Bokeh”.
download (1)Si tratta di un film poetico e malinconico, opera sci-fi d’esordio dei registi Andrew Sullivan e Geoffrey Orthwein, che racconta le vicende di una giovane coppia americana in vacanza nella suggestiva Islanda.

bokehNei primi fotogrammi  Jenai (Maika Monroe) e Riley (Matt O’Leary) vengono ritratti come una coppia di turisti assolutamente ordinaria. Una caratterizzazione a mio avviso volutamente ricercata perche’ l’implicito messaggio e’ che “non c’e’ nulla di singolare in loro” dal momento che “potrebbero essere chiunque”. Potremmo essere (o potremmo essere stati) noi, per questo e’ semplice, sin da subito, rispecchiarvisi ed entrare in sintonia con i due protagonisti. Osservandoli si percepisce quella frizzante atmosfera che emana un classico amore giovane in una situazione di svago quale potrebbe essere una “meritata vacanza”. Un amore giovane ma non per questo immaturo. E’ evidente che tra i due ci sia un solido legame, intimo e consapevole, destinato a durare. Sullo sfondo di splendidi paesaggi naturali esplorano curiosi l’ambiente. L’islanda e’ un luogo in cui la civilta’, ha edificato citta’ a misura umana, che tra comfort e abbondanti risorse si fondono perfettamente con la natura generosa di vegetazione, di  fauna e di ambientazioni mozzafiato. Vediamo i due giovani che si godono rilassanti bagni nelle caratteristiche pozze d’aqua calda islandesi, che passeggiano sfilando tra cascate, flora rigogliosa e splendidi skyline; che ridono, scherzano e fanno l’amore; perdendo tempo solo per catturare quanti piu’ attimi possibili tra quelli che quell’esperienza regala loro dentro l’obiettivo di una vecchia fotocamera. Ryley e’, infatti, un appassionato di fotografia e Jenai, ovviamente, e’ il soggetto preminentemente ritratto nella maggioir parte dei suoi scatti. La fotografia che congela l’attimo per serbarlo, eterno, immortale ed immutato e’ un elemento fondamentale che, infatti, sara’ il filo conduttore dell’intera pellicola.

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L’equilibrio del film, pero’, si infrange in fretta e la vacanza si trasforma in un incubo, quando, uscendo dall’albergo una mattina, i due giovani si rendono conto che la citta’ e’  inspiegabilmente divenuta silenziosa e vuota. Basta loro poco per comprendere che qualcosa non va’. L’istinto di sopravvivenza immediatamente si attiva alla ricerca di spiegazioni per cercare di chiarifare l’orribile mistero: “Dove sono finiti tutti?”.

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Le prime fasi sono d’incredulita’ e stordimento. Uno sgomento tentativo di razionalizzazione che cerca di trovare una logicita’ ad un situazione del tutto irreale che prende sempre piu’ corpo. Un incubo che diventa quanto piu’ reale soprattutto quando Riley e Jenai accedendo alla rete internet ancora funzionante hanno MV5BMGUyNjMzOTktZWU3MC00ODU4LTk1ZDgtMjliOGFkNjQ3NDU0XkEyXkFqcGdeQXVyMTkxNjUyNQ@@._V1_UX477_CR0,0,477,268_AL_l’intuizione che non solo gli abitanti di quella cittadina si siano dileguati nel nulla ma che sia la razza umana nella sua totalita’ ad essere sparita. Un presentimento che acquista sempre piu’ in fretta consistenza divenendo amara e atroce consapevolezza che ci porta ad empatizzare con i protagonisti e, al loro fianco, non possiamo non essere spinti a domandarci: “come e’ possibile che l’umanita’ intera sia sia dileguata in una sola notte?”. detail_wide_image Ben presto, pero’, e’ chiaro che nonostante il dubbio e le domande relative a cosa possa essere accaduto restino, inevitabilemnte, sullo sfondo dell’intera pellicola, l’attenzione dei registi non sia rivolta a sedare la nostra curiosita’ relativamente alla “causa”. Non e’ questo lo scopo del film, bensi’ l’attenzione dello spettatore vuole essere focalizzata sull”effetto”. Il film sembra annotare i risultati  di una specie di sadico esperimento sociale, la cui domanda fondamentale non e’ “come e’ potuto succedere?” ma piuttosto “come un essere umano normale reagirebbe ad una situazione del tutto anormale come quella?”;  da qui, suppongo, il titolo del film “Bokeh”.

“Bokeh” e’ un termine del gergo fotografico che starebbe ad indicare un effetto fotografico  ( a mio avviso gradevolissimo), ottenuto grazie ad una particolare regolazione dell’obiettivo. Apertura del diaframma e distanza di messa a fuoco, infatti, sono due parametri sui quali il fotografo puo’ influire per manipolare la profondità di campo dell’immagine. Scegliendo (solitamente) un rapporto focale basso, si minimizza la profondità di campo ottenendo un piacevole effetto “sfocato” dello sfondo che permette di far risaltare maggiormente il soggetto principale. main-qimg-def8324b2bba21a8f8328898430cdf94

Il termine Bokeh derivato dal vocabolo giapponese “boke” (暈け o ボケ), significa, infatti, “sfocatura” oppure …”confusione mentale”. Questo e’ senzadubbio, a mio avviso, un titolo davvero azzeccato, non solo per il concetto relativo alla “confusione mentale” che prende piede nei protagonisti messi di fronte ad inspiegabili sparizioni; ma soprattutto perche’ lo scopo del film e’ quello di mantenere la soglia d’attenzione dello spettatore focalizzata su i due soggetti protagonisti ( del resto gli unici due ad apparire in tutta l’ora e 32min di film) sulle loro reazioni, sulle sfumature psicologiche; seguendoli in tutte le fasi della loro personale evoluzione, su di uno sfondo che e’ descritto in una maniera volutamente sfocata ed evanescente.

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Per quanto sia una pellicola con diversi limiti, ho amato la crudezza e il verismo con cui i registi dipingono a pennellate dalle tonalita’ fredde tutta l’evoluzione dei due giovani.  Riley e Jenai nei primi istanti non possono che ritrovarsi nel panico, entro i limiti di una situazione che causa loro disorientamento. Si ritrovano abbandonati in un contesto che esula dalla normalita’ e corre il rischio di rompere gli argini delle loro menti. Come reagirann superate le prime fasi di stordimento ritrovandosi soli con l’amore della loro vita in una citta’ perfetta, piena di risorse? Trasformeranno il mondo nel loro nuovo Eden o il paradiso li chiudera’ nella gabbia della follia?

 

E voi, come pensate che reagireste se vi trovaste in una analoga situazione?

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30 pensieri su “{What if …you were the last one on the earth?}

  1. Innanzitutto mi piacciono molto le fotografie di questo film. Non so se andrò a vederlo perché mi sembra un pò angosciante, che dici? Cosa farei? Cercherei di mettermi in contatto con qualcun altro, magari spostandomi… certo che in Islanda c’è poco da sfogliar verze… tra l’altro dopo poco morirei di fame perché non sono assolutamente capace di fare niente di agricolo-allevatorio. Ripopolare la terra? Questo potrebbe essere un bel compito, ma anche ammettendo che l’altra parte della coppia sia fertile (dando per scontato che questa parte lo sia, tutto da dimostrare ormai) ci vorrebbe un bel pò di tempo. E niente, vista l’inutilità degli sforzi mi sbronzerei. Tante volte.

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    • L’ambientazione è Bellissima.. non è uno dei film migliori che abbia mai visto però è molto particolare mi è piaciuto molto il fatto che come ho detto non si concentra sulla causa ma sull’effetto e questo lo rende differente da tutti gli altri film che mi è capitato di vedere che propongono scenari simili

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    • Sarebbe sicuramente una situazione angosciante. Forse dopo il primo momento di stordinento per ub pò si apprezzerebbe la quiete però alla lunga si finirebbe per impazzire. Magari sì cercare la compagnia di un animale sarebbe un buon modo per tenere la mente occupata e lenire la solitudine

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    • La sensazione deve essere davvero strana. Una delle cose che piu’ mi e’ piaciuta di questo e’ stato il modo in cui hanno descritto il momento del “tentativo di razionalizzare” un evento del tutto irrazionale

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    • Si’ questo e’ vero. Alla fine penso che anche la persona che ami ti verrebbe anoia perche’ non hai la possibilita’ di confrontarti e non hai altre possibilita’ di scelta. Alla fine amarsi non e’ non avere scelta ma scegliersi ogni giorno. Magari staresti con quella persona tutta la vita ma nel momento in cui diventa una imposizione senza scelta forse la si vive con una consapevolezza mentale differente. Perche’ la motivazione invece di essere interna e’ esterna perche’ imposta.

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      • Si dai, sai che noia!! Non avrebbe senso. Dopo un anno (forse anche meno) avresti già voglia di estinguerti!! 😂😂😂
        Poi considera la convivenza forzata con una donna che ti dirà sempre ciò che devi fare, anche se siete gli ultimi sulla terra, e che pretenderà di avere sempre ragione!! 😂😂😂
        E i giorni rossi?? Noooooooo!! 😔🔫

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  2. Mi sembra interessante questo film.
    Io credo che, in una situazione del genere, una volta accettata la scomparsa delle persone che mi sono care, proverei a passare il tempo facendo ciò che mi piace. Sempre che siano rimaste tutte le strutture esistenti.
    Questo per un po’ di tempo, poi potrebbe venire la voglia di seguire l’umanità.

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