{Giallo sul pianerottolo}

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Attenzione: questa storia NON e’ un’opera di pura fantasia, fatti e persone ivi contenuti sono realmente esistenti.

Era un caldo pomeriggio d’inizio estate quando sentii la prima volta quello strano rumore. Io abito al primo piano di una grossa palazzina. Rare a Perth, considerato che le soluzioni abitative piu’ comuni sono villini con giardino. Pero’, considerato che mi ritrovo spesso sola in casa, mi fa sentire piu’ protetta la consapevolezza di avere attorno gente. Anche quel pomerggio era solingo e sorseggiavo il mio caffe’, il quarto della giornata. Probabilmente stavo parlando con i miei gatti quando, d’improvviso, la conversazione viene interrotta da questo strano ticchettio. Thor (il gatto ginger) alza le orecchie mentre io resto stranita, la tazza sollevata a mezz’aria e fisso in direzione della porta. Siamo entrambi in allerta. Sif (la gatta nera), invece, va’ a fingersi invisibile. Lei fa cosi’, quando ha paura di qualcosa si ficca sotto il tavolino del soggiono e resta la’ immobile; convinta che nessuno, da quella roccaforte sicura, riuscira’ a vederla 15385515_10209798893281563_4713642847409335095_o. Peccato che il tavolo sia di vetro trasparente e che, ogni volta, lasci tutta la sua lunghissima coda per strada (che sia tutto meno che invisibile nessuno ha avuto, sino ad ora, il coraggio di rivelarglielo). Mi aspettavo fosse un rumore passeggero ma, al contrario, quel suono continua per diversi minuti. Ritmico ed insistente. Sembravano, come…  piccole e rapide scosse elettriche.  Era inutile girarci attorno. Non me lo stavo inventando. Non era il vento, non era un rumore del tipo “casa che scricchiola”. Era chiaramente qualcosa causato da qualcuno. Pero’ stava durando un po’ troppo, quindi non poteva essere frutto di un accidentale passaggio di qualche vicino. Il punto e’ che sembrava fisso fuori, esattamente all’altezza della mia porta d’ingresso ed era decisamente un rumore intenzionale. Riuscivo a sentire una presenza. La sentivo agitarsi e muoversi a meno di 2 metri da me. Solo la porta e le pareti a separarci. Percepivo il sibilo dell’aria, e il lieve fruscio prodotto dalla stoffa dei vestiti e di superfici che strusciano a contatto l’una contro l’altra e suole di scarpe che schicciolano sul pavimento. A tratti quasi sembrava grattasse sulla porta. Per giunta gli spostamenti d’aria davando l’impressione che la percuotesse. Eppure non era nemmeno giornata di pulizia dell scale, tanto piu’ che di solito la fanno al mattino. E poi, no… anche avessero cambiato giorni o orari… il rumore  lo riconoscerei, lo ricordo bene, e’ diverso. So quali sinfonie producono il mocio che sbatte sull’estremita’ inferiore della porta, i tonfi dei secchi o il rumorio di scope che strusciano per terra o il brusio di spry spruzzati. Quindi che accidenti era? Ero rigida ed immobile mentre tentavo di razionalizzare. Nel tentativo di categorizzare quel suono, in quel momento, mi ricordo di una conversazione avuta anni prima con qualcuno. Mi parlava delle tecniche che i ladri utilizzano per scassinare le serrature degli appartamenti e, tra le varie citate mi sovviene, che mi racconto’ di questo particolare trucchetto attraverso cui, con una specie di cacciavite dalla punta lunga e sottile infilato nella serratura, con un aggeggino elettrico, i malviventi danno delle piccole scosse per creare vibrazioni e fare in modo che i cilindri interni si smuovano; sino a che la serratura non scatta e la porta, finalmente, si apre. Non avevo di certo mai sentito quel suono ma se avessi dovuto immaginarlo, senza ombra di dubbio, me lo sarei figurato decisamente simile a quello che stavo avvertendo in quel momento. A quel punto ero proprio certa: c’era chiaramente qualcuno fuori dalla mia porta e quel qualcuno, con un certo margine di probabilita’, stava tentando di entrare in casa mia. Quel rumore di scosse era la prova. Altrimenti che altro avrebbe potuto essere? Come altro avrei potuto spiegarmi quel rumore continuo ed insistente? Okey, formulato quel pensiero stavo per entrare decisamente nel panico. Calma e respira. Cerca una soluzione. Fermati e pensa. Cosi’ faccio la mia prima mossa: accendo tutti i dispositivi elettronici della casa: radio, tv, youtube con il video di zumba, inizio a parlare da sola a voce alta (simulando una conversazione con qualcuno e facendo le doppie voci). “Se sente che c’e’ qualcuno in casa, se sente che non sono sola, scoraggiato se ne andra’”, penso. Eppure il ticchettio non cessa. Okey, il ladro e’ tenace ma niente panico. Nel vortice dei pensieri si fa avanti un’amara consapevolezza: e’ il caso di procurarsi un’arma. Un coltello? No…mi dovrei avvicinare troppo. Pergiunta la mia mira e’ pessima, non otterrei nessun effetto nemmeno se cercassi di lanciarglielo addosso. E poi nel timore di fargli realmente male finirei per non usarlo affatto, tanto piu’ che non sopporto la vista del sangue. Ci vuole un altro genere d’arma d’offesa, qualcosa che sembri minaccioso, che mi consenta si stare ad una distanza di sicurezza e che io possa impugnare senza che il mio avversario si tagli.  Poi la vedo, semplicemente perfetta, l’arma migliore che potessi immaginanre: la mazza da scopa. Come un ninja la afferro e la agito facendola roteare con il polso. Okey sembro proprio minacciosa. Sono carica, recettiva e con un’arma che non ho paura di usare. Cosi’ mi metto in agguato dietro la porta, con l’orecchio teso, brandendo il mio “bastone della morte”…ma poi, d’improvviso, tutto cessa. L’adrenalina mi cala, io tiro un sospiro di sollievo e torno al mio caffe’ (ormai freddo). Soddisfatta e convinta di aver sgominato il sedicente ladro con le mie strategie alla “arte della guerra for Dummies”. Avra’ avvertito l’aura del pericolo! Mi dico gonfiando il petto

Pensavo sarebbe finita li’, ma mi sbagliavo. Il giorno dopo, alla stessa ora… il ticchettio riprende. Che siano i ladri di ieri che stanno cercando di riprovarci? A quel punto sono confusa…Ma nel dubbio accendo di nuovo TV, radio e youtube con la makarena e riprendo la mia micidiale arma di difesa-offesa; ma sta volta continuo a bere il mio caffe’ comodamente seduta sul divano ( mentre i gatti ormai avevano gia’ assimilato quel nuovo rumore entro lo spettro dei rumori “no panic” e ronfavano della grossa). Resto in allerta nel tentativo di focalizzarmi sul rumore e cercare di analizzarlo ulteriormente, ma a quel punto non so piu’ che pensare. L’ipotesi ladro ormai stava perdendo credito. Se fosse stato qualcuno che voleva compiere un’effrazione o sarebbe dovuto scappare nonappena avesse avvertito che la casa era vuota o se, fosse stato effettivamente incurante all’idea di entrare in una casa non vuota ,avrebbe cercato piu’ insistenentemente di entrare irrompere gia’ ieri. Che senso avrebbe avuto mollar li’ ieri e tornare alla stessa, identica ora? Che avesse incrociato qualcuno e fosse dovuto scappare d’improvviso? Possibile. Ecco insomma, che fosse un ladro non era un’eventualita’ che potessi scartare quasi del tutto, ma ero quasi convinta che quella ipotesi iniziasse a diventare sempre piu’ improbabile. Poi di nuovo, come il giorno precedente, cosi’ come e’ iniziato, d’improvviso il rumore, cessa.

Terzo giorno, stessa ora. “tick” “tick” “tick”. Okey, non e’ un ladro. Quasi, quasi provo ad aprire la porta per spiare ( purtroppo non ho lo spioncino). Pero’… se e’ una persona poi sembro una pazza se apro la porta e caccio fuori solo la testa. Beh non piu’ pazzo di lui o lei, che diavolo sta facendo?! Ora mi vesto e fingo di andare a buttare la spazzatura. Pero’ non faccio in tempo a mettere le scarpe e cercare qualcosa da buttare che il rumore smette. Cosi’ con una scarpa si’ ed una no… apro rapida la porta per sorprenderlo andarsene ma… trovo il pianerottolo deserto. Nessuno all’orizzonte. Che diamine! Anche oggi non ho capito chi sei, cosa vuoi o cosa stai facendo. Ma domani non mi scappi!

Quarto giorno, si sta avvicinando l’ora X. Questa volta attendo seduta tutta dritta sulla punta del divano, gia’ vestita, con le scarpe ai piedi ed un cartone della pizza sulle ginocchia, la mia spazzatura “crea-occasione”. Appena il rumore iniziera’ mi fiondero’ fuori e lo cogliero’ sul fatto. Ero certa che quel giorno lo avrei preso. Quel giorno avrei capito tutto. Era il momnto della verita’! Passa mezz’ora…ma nulla succede. Nessun ticchettio. Apro la porta di qualche cm per spiare ma non c’e’ nessuno. Allora scoraggiata, levo le scarpe, appoggio il cartone della pizza in un angolo e mi faccio il caffe’. Forse non lo sentiro’ mai piu’. Peccato, ormai ero curiosa. Vabbe’…amen, lo infilero’ nella lista dei misteri irrisolti della mia vita.

Passano diversi giorni e ormai la faccenda del ticchettio sarebbe finita nel dimenticatoio, senonche’ un pomeriggio tornando a casa dal lavoro, mentre percorro la rampa di scale lo sento di nuovo. Eccolo! E’ prorpio lui!!! Quasi non ci credo, non ci speravo piu’! Man mano che mi avvicino alla mia porta d’ingresso il suono si fa sempre piu’ nitido, ho il cuore in gola e sento l’adrenalina che mi circola nelle vene. Pero’ mi ricordo del discorso del ladro scassinatore e del lieve margine di rischio che quella situazione potrebbe comportare…allora vorrei avere il mio bastone della morte con me; cosi’ d’istinto stringo la borsa con il portatile al petto, e’ l’unica arma che ho, meglio un portatile rotto che una proprietaria di portatile morta. Impaziente faccio le scale due alla volta.  Tum, tum (il mio cuore) Tick, tick ( le scossette). Corro incontro al mio destino, tra i Tum e i Tick che diventano sempre piu’ incalzanti. Impavida, agguerrita, pronta a tutto. Questa volta non mi sfuggirai. Con un balzo faccio l’ultimo scalino. Giro l’angolo e…mi mi cascano le braccia….

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…quando mi rendo conto che si trattava proprio di un giallo sul pianerottolo.

Fu cosi’che scoprii che il mio vicino di casa asiatico (preusmo cinese), come hobby, passa dai 5 ai 10 minuti a pomeriggio sul pianerottolo a sventolare una racchetta elettrica in aria nel tentativo di uccidere le zanzare.  Fu cosi’ che il mistero venne svelato e da allora io continuo a vivere (sentendomi stupida) e felice.

{the end}

 

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76 pensieri su “{Giallo sul pianerottolo}

  1. Finalmente, nel titolo del post e del giallo, l’ammissione della realtà e non della finzione narrativa. Questa la prima considerazione leggendo il titolo. La lettura completa del post a più tardi o quanto prima.

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  2. Comunicazione in tempo reale: tra un attimo vado a fare il terzo tempo della rasatura della mia barba che è così distribuita:prima passata dall’alto verso il basso;seconda passata di contropelo; terzo passata di lato a destra e a sinistra. Il giallo vuole essere letto. Ho già rifatto il cambio delle lenzuola del letto. E più tardi esco per andare al supermercato e poi una passeggiata con caffè. Il tuo giallo è sempre più impellente: mi tallona. E ciò è un buona base di per fare per scrivere.

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  3. Eh, ho finito di radermi. Intanto la signora sul pianerottolo mi ha detto che dopo pranzo posso andare da lei per praticare iniezioni antinfluenzale alla madre e al figlio. Sempre in tema di profilassi e malattie, al mio cane, uno spitz è stata diagnosticata l’epilessia. E su questo l’latra mattina ho iniziato a scrivere qualcosa per farne un post. Ah, ho messo a posto a che delle cose(materiali tra cui pennelli stucchi e colori per verniciare in giro per casa) che stavano da un po’ di tempo lì, precisamente durante l’estate, in attesa di essere riutilizzati.

    Buon esercizio per allenarsi nella scrittura partendo dalle minuzie quotidiane.

    Ciao bella italo-australiana circondata da falene, ragnetti e investigazioni dal colore giallo. E forse anche noir che lì in questi noir c’è una tensione tirata al massimo.

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      • Ti capisco, a me una volta è successa una cosa molto simile. Sentivo delle botte regolari e ravvicinate provenire dal giardino proprio sotto la finestra di camera mia. Sembrava che qualcuno con un martello o altro stesse cercando di fare un buco e crearsi un passaggio. Solo dopo, con l’aiuto del mio compagno di allora, ho scoperto che si trattava di piccolissime esplosioni di gas nel vano della caldaia…una roba che il mio cervello proprio non poteva immaginare neanche lontanamente…Dopo ci ho riso sopra, ma sul momento ero alquanto terrorizzata. Non so se conosci Leone Il Cane Fifone…io sono uguale ^_^

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      • Ahahahaah si’ ! Ho ben presente! XD Allora siamo abbastanza simili… io solitamente sto in allerta nemmeno fosi un gatto. Se sento rumori improvvisi sobbalzo come farebbe un gatto…

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  4. Una bella storia che ci riporta agli anni ’50, nel periodo del “pericolo giallo”!
    Io comunque il tuo gatto nero proprio non riesco a vederlo, ne parli ma non lo vedo. Neanche il gatto gingeroso ad essere onesto sono riuscito a vederlo, ma di lui non ne hai parlato come un maestro del nascondino.

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  5. Praticamente hai avuto sul tuo pianerottolo un incrocio tra Dart Fener e Toshiro Mifune, il lato oscuro di un samurai contro le zanzare. Sì, l’Australia deve essere un posto davvero affascinante LOL

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    • Si’ decisamente l’ho e’…… i tipi umani bizzarri sono racchiusi tutti qui ( forse continua ad avere la sua funzione detentiva… ci espatriano i matti)

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  6. e dopo essermi spulciata una ventina di post (strisciando in terra dalle risate😂🙌🏻-ma il bello è che forse tu eri seria doppiamenteMITO🙌🏻) sei ufficialmente la mia blogger preferita delle 04.27 di domenica😍🔝👏🏻💙

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  7. Ahahahah 😂😂😂
    Stupenda. La storia, com’è scritta, i disegni, tutto anche il giallo.
    Credo che sia stata tu a trasformare questa strana storiella in magnifica, ma penso sia anche la tua personalità che mi stuzzica molto. Brava, buona giornata my jedi

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