{Francesco va di Fretta}

Francesco e’ un signore anziano, avra’ circa 80’anni. Veste con camicie a quadri, sempre stropicciate. Un paio di bretelle rosse gli tengono agganciati addosso pantaloni che solitamente sono  di almeno 2 taglie piu’ grandi del dovuto. Nonostante l’eta’ ha lo sguardo vispo (anche se un po’ malinconico) e il passo svelto e pimpante. Direi che piu’ che camminare talvolta sembri proprio saltellare. Molti lo hanno incrociato almeno una volta ma tutti lo ricordano come “il-vecchio-che-ascolta-sempre-la-musica”. A memoria, infatti, nessuno lo ha mai visto separato dal piccolo mangiacassette che tiene sempre agganciato alla tasca dei pantaloni. Ogni santo giorno, con le cuffiette infilate nelle orecchie probabilmente macina a piedi km su km per le stradine di questa vecchia citta’ di periferia. Nessuno, pero’, sa esattamente dove vada. Quel che e’ certo e’ che con Francesco e’ sempre un appuntamento fisso. Incurante del caldo, del freddo o della pioggia, passeggia perso in un mondo tutto suo e se osservi bene ti accordi che sembra quasi vedere strane meraviglie ad ogni angolo. Eppure la strada che percorre e’ sempre la stessa, da tanti e tanti anni, dicono. Chissa’ cosa vede. Chissa’ cosa ascolta. Chissa’ dove va’. Me lo sono domandata spesso. Molti in citta’ pensano che gli manchi qualche rotella; e quelli che non lo credono mezzo matto non possono evitare di ritenerlo quantomeno uno sconsiderato perche’ spesso, immerso nei suoi pensieri, accade che si dimentichi dei pericoli del mondo e quindi capita che all’improvviso si tuffi in strada senza guardare ne’ a destra, ne’ a sinistra. Tante volte ha rischiato di fare una brutta fine sotto qualche macchina. Anche perche’ non solo non controlla mai la strada ma neppure sente il rumore delle automobili per via della musica troppo alta. Per fortuna che qui le strade sono strette e gli automobilisti, di solito, vanno piano!

C’e’ anche una ferrovia in questa piccola citta’. I binari dividono la parte a Nord ( quella del centro storico), dalla parte Sud (quella piu’ periferica, piena di palazzi nuovi e supermercati). Due treni passano una volta all’ora, a distanza di 20 minuti l’uno dall’altro. Mentre uno va’, l’altro viene. Ogni volta che uno dei due attraversa la citta’ per arrivare in stazione, per almeno 15 minuti il passaggio a livello blocca qualunque transito. Non c’e’ un sottopassaggio ne’ un cavalcavia, quindi quando le sbarre si abbassano la citta’ rimane bloccata. Il traffico si  paralizza e congestiona  e tu, se ti trovi su un lato e devi andare dall’altro, che sia su gambe o su ruote, puoi solo aspettare. Certo, a meno che tu non abbia premura…perche’ se sei a piedi e sei rapido puoi sempre passare sotto le sbarre, infischiandotene del divieto e del semaforo rosso. Non si potrebbe, ma quelli che hanno molta fretta lo fanno.

Io  da diversi mesi prendo il treno delle 4.45, il che significa che arrivo in paese ogni giorno non prima delle 5.30. COsi’ ho scoperto che anche Francesco ogni giorno passa da quelle parti per quell’ora, perche’ ogni volta passando, lo vedo dal finestrino mentre il treno in frenata passa rapido (ma non troppo) davanti al passaggio a livello. Ogni volta volta e’ la, lo scorgo vicino alla sbarra abbassata. Francesco sbatte i piedi impaziente e si molleggia ascoltando chissa’ che melodia. E’ li senza esserci davvero. Senza esserci del tutto. Anche oggi mi aspetto di vederlo con quelle bretelle rosse a sorreggergli i pantaloni larghi e la camicia a quadri piena di pieghe. Sorrido pensando a quell’immagine. Pero’, in effetti, il treno e’ un po’ in ritardo e Francesco e’ sempre puntuale. Sara’ certamete gia’ passato. Oggi sono mancata al nostro appuntamento, scusa Francesco. Il treno si avvicina alla stazione ma prima di incrociare il passaggio a livello oggi si ferma. Strano. Molti iniziano a borbottare, alcuni impazienti fissano insistentemente l’orologio come se cosi’ facendo il tempo potesse scorrere piu’ in fretta. Nessuno dice nulla, nessuno Ci dice nulla…cosi’ io e i miei compagni di vagone ci scambiamo sguardi carichi di interrogativi che suonano anche un po’ come “maledette ferrovie inaffidabili”. Effettivamente i ritardi ormai sono all’ordine del giorno, specialmente in questa tratta. Il malcontento ha quasi ceduto il passo alla rassegnata abitudine. Poi d’un tratto il controllore, affannato irrompe nel vagone, si scusa, con la chiave apre le porte e ci invita a scendere la’. “Percorrete la strada lungo i binari perche’ il treno non ripartira’ per almeno un’altra ora. Stanno facendo delle indagini”, dice mentre si volatilizza. Lo vediamo planare piu’ avanti per passare l’informazione al vagone successivo e poi sparisce rapido come e’ arrivato.  Indagini? Un’ora? Mah. Soliti misteri delleferrovie! Comunque sono solo 3 minuti a piedi per arrivare in stazione, meglio cosi’ che aspettare. Metre passo lancio un’occhio alla stazione e vedo che fermo piu’ avanti c’e’ un altro treno. Deve essere un problema alla linea, quel treno sarebbe dovuto passare almeno 40 min fa! Arrivo all’altezza del passaggio a livello, attraverso i binari e d’improvviso mi accorgo che sto camminando mettendo i piedi su di una strana macchia scura, ricoperta di polvere bianca, sembra borotalco. Strano. Non comprendo di che si tratti sino a che poco piu’ in la’, nell’erba non scorgo un piccolo mangiacassette. Rotto. All’improvviso collego tutto. Il treno, Il ritardo, la macchia, il mangiacassette, Francesco. Il mangiacassette rotto. Francesco e il mangiacassette rotto. Lui non se ne sarebbe mai separato. Un cupo presagio mi si incolla addosso ma il traffico scorre  tranquillo. Purtroppo avevo intuito quel che poi avrebbe riportato il gazzettino locale la mattina seguente. Francesco quel giorno era uscito prima del solito. Chissa’ dove dovesse andare… ma era certo che fosse molto di fretta, che le sbarre fossero abbassate e che lui come tutti quelli che sono molto di fretta avesse deciso di passare lo stesso…ma la musica nelle orecchie troppo alta, lui troppo distratto o forse troppo lento, il treno troppo veloce.  Non lo avrei mai rivisto. Mai piu’.

 Pero’ l’ho immaginato ascoltare questa:

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51 pensieri su “ {Francesco va di Fretta}

      • Però una cosa è certa: ho imparato a non passare mai sotto le sbarre, mai con il semaforo rosso… talvolta mi prendono in giro per il mio iper-senso civico.. ma se avessero visto quel che ho visto io sono certa che tutti farebbero altrettanto.. L’anno dopo sulla medesima tratta ma il paesino prima accadde di nuovo.. ma questa volta era un ragazzo di 20’anni.Tutti pensano, quando fanno queste cose (come anche usare il cellulare mentre si guida) “a me non capiterà mai”, “sono attento” …ma non è così… l’attenzione è limitata e gli incidenti per loro natura sono rapidi (e inaspettati)

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  1. che storia triste. Però hai descritto un paesaggio di arretratezza che mi sembrava di vedere la mia sicilia e non sicuramente l’australia, perchè dell’australia stavi parlando vero?
    PS ma a che ora ti alza???? :O

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  2. Una volta arriva il treno, salgo, ma non parte. Passano dieci minuti, ne passano venti, poi arriva, passando di carrozza in carrozza, il capotreno, che dice che siamo fermi perché alla stazione successiva c’è stato un investimento e bisogna aspettare l’ufficiale giudiziario, potrebbero volerci anche tre ore. E la ragazza di fronte a me sbotta: “Tutte e me, cazzo, ogni volta la stessa storia!” Faccio un salto sul sedile, la guardo allibita: c’è un cadavere maciullato sui binari e il guaio sarebbe capitato a te?! Più calmo e controllato di me, un altro ragazzo le chiede: “Intendi dire che ogni volta che prendi il treno c’è un investimento?” “Eh sì!”. Poi si è saputo che era una badante ukraina, e che non era stato un incidente.
    Tutte a quella povera ragazza costretta ad annoiarsi tre ore in treno, la peggiore disgrazia mai vista sulla terra. Il cinismo di certa gente a volte lascia davvero senza parole.

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    • Capisco benissimo che intendi. Io sono una persona molto tranquilla, eccetto quando mi scattano i 5 minuti. Una volta ho quasi litigato con una tizia in treno per una cosa del genere… talvolta le persone si dimenticano di possedere una sensibilità (ammesso che la abbiano…)

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  3. Bellissimo racconto, commovente, quei piccoli incontri quotidiani che diamo per scontati e d’un tratto perdiamo, ci lasciano sempre un vuoto, un senso di aver scambiato troppo poco… almeno questa è la sensazione che lasciano a me… ciao Judith!

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