{Eliminare problema?}

Premi su “ok”

20180110_111017

Voi mi direte: “eh, magari fosse così facile!”. Sapete una cosa? Da un certo punto di vista facile lo è. In effetti, spesso e volentieri, è solo una questione di “scelta” e “volontà”( è uno scegliere di “voler potere”). Del resto due sono le alternative: o possiamo (e se possiamo dobbiamo solo volerlo) o non possiamo (e se nulla possiamo che senso ha preoccuparsi?). L’ansia che ci crea la necessità di risolvere un problema, se la razionalizziamo, non può che dileguarsi entro l’orizzone di consapevolezza di starsi struggendo per qualcosa che non ha soluzione. Perchè l’ansia altro non è che la sensazione fisica che segue ad una attivazione cerebrale legata ad un istinto di sopravvivenza antico (che ancora non si è del tutto aggiornato e percepisce ogni minima minaccia, come fosse una lotta per la vita). Scintille tra sinapsi che scatenano quell’atavico istinto di sopravvivenza  che fa aumentare adrenalina e cortisolo nel nostro sistema circolatorio e che ci spingono a percepirci braccati dai problemi(-predatori) solo per farci scattare rapidi verso la scelta “attacco o fuga”. Ma gli unici predatori di noi stessi, il più delle volte siamo noi. Il punto è che Se possiamo fare, dobbiamo fare; se non possiamo fare proprio nulla in nessun modo…non possiamo far altro che effetturare su di noi un lavoro di presa di consapevolezza, che ci spinga all’accettazione, alla presa d’atto, al fare “buon viso a cattivo gioco” nella ricerca dei pro. Poi ci sono casi in cui possiamo fare, potremmo fare, ma proprio non sappiamo come muoverci. Ecco in quel caso, secondo me, forse vale la pena fermarsi e lasciar fare al tempo.

Visto? Da questo punto di vista non sembra forse tutto facile tanto quanto sarebbe facile premere su “ok”?

{Ah ma quanto è bella la teoria!!!}

 

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54 pensieri su “{Eliminare problema?}

  1. Ho letto un libro tempo fa che mi ha fatto riflettere su molte cose facendomi cambiare delle convinzioni che si sono rivelate errate sul funzionamento della nostra mente. Bene…magari ti stupirà ma quella decisione tu la prenderai o non la prenderai in base ad una programmazione del tuo subconscio che interverrà molto prima lasciandoti credere che tu abbia deciso ma in realtà non avrai deciso nulla! Non so se sono riuscito a spiegarti ma nel caso ti consiglio quella lettura!

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      • Tè grazie madame e senza limone che li rovina!😂Credevo che a te ne avevo parlato comunque è “In incognito” di David Eagleman. È un neuro scienziato e in questo libro spiega in modo che pure io sono riuscito a capire i meccanismi comportamentali della mente.

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    • uh detta cosi’ mi pare interessante…Ricordi il titolo? Alla fine e’ un po’ come il discorso: “se sei indeciso prendi una moneta per fare testa o croce, non tanto per cio’ che uscira’ ma perche’ quando avrai lanciato la moneta e sara’ in aria, saprai quale delle due opzioni speri che esca”

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      • Si, l’ho anche scritto in risposta alla nostra amica quasiquarantenne comunque è “In incognito” di David Eagleman!
        E comunque sulla moneta se la lancio io ho anche da contemplare che caschi dritta o finisca in un tombino o che mentre è in aria passi una gazza ladra e se la pigli…e queste ultime ipotesi sono, nel mio caso molto più probabili! 😀 😀 😀

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      • ahahahahahaha ecco e magari era anche l’ultima moneta che avevi cosi’ se stai morendo di sete e vuoi comprare una bottiglietta d’acqua devi cambiere il 50 ( e ti danno il resto in pezzi da 5 e monetine)

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  2. Sono d’accordo sulla consapevolezza. Il percorso che dobbiamo fare è proprio arrivare a questo. Se siamo in grado di valutare le nostre forze e le nostre capacità, possiamo affrontare un problema, non è detto che si possa risolvere…ma almeno provare a circoscriverlo…o ad accettarlo. Ecco consapevolezza e accettazione!

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    • SI’ hai colto pienamente quello che cercavo di comunicare. Talvolta riuscire a razionalizzare il problema, non serve a risolverlo pero’ serve a circoscriverlo e circoscriverlo ti aiuta non solo a dargli il lgiusto peso ma e’ anche l’inizio, il primo passo verso la soluzione ( o l’accettazione)

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  3. Cit.: “Se il problema ha una soluzione, preoccuparsene è inutile, alla fine il problema sarà risolto. Se il problema non ha soluzione, non c’è motivo di preoccuparsi, perché non può essere risolto.” Pensiero zen.
    Osservazione personale: nessuno avrebbe più motivo per lamentarsi. Pensiero zen: impraticabile dal genere umano.

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  4. Cercando di non preoccuparmi dei miei problemi, mi è venuta l’ansia pensando che forse i problemi, di cui mi occupo da molto tempo, potrebbero sentirsi emarginati e cadere in depressione, peggiorando sensibilmente rispetto a quanto siano già ora.
    E quindi mi sto preoccupando di non preoccuparmi, per quanto possibile almeno.

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    • SIno a che non iniziano a sgomitare e a farti venire l’ansia, non sviluppare ansie preventive. Alla fine e’ anche possibile che dopo un po’ quei problemi si dimentichino di essere tali o che il tempo li risolva da se’ ( o che tu stessa evolvendoti come persona, o mutando naturalemtne la situazione, in seguito riesca con piu’ facilita’ a trovare soluzione a qualcosa che prima di sembrava un vicolo cieco)

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    • ahahahaahaha hai assolutamente, irrimediabilmente, incontrovertibilmente ragione. Penso che non avresti potuto trovare un esempio piu’ azzeccato. Anche perche’ caso voglia che io effettivamente abbia fatto, in passato, 6 anni di artimarziali e l’unica volta in cui mi sarebbero potute essere utili mi sono ritrovata paralizzata e tremolanete come un coniglio spaurito (e miero classificata ai nazionali nelle gare ti tecnica…bella roba proprio!)

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      • Sì, però. Sicuramente ricorderai che la prima cosa che si impara è a NON reagire. Le rapine che finiscono male, ci finiscono esattamente per questo: se io sono a due metri da te con una pistola in mano e tu la pistola non ce l’hai, non c’è assolutamente niente che tu possa fare per impedirmi di rapinarti; se poi succede che io mi vengo a trovare alla distanza giusta, allora puoi bloccarmi con una presa, o farmi volare via la pistola con un calcio velocissimo e preciso alla mano. Se questo non succede, tu te ne stai ferma e buona, mi consegni i soldi, il cellulare, e il braccialettino che ti ha regalato la nonna per la cresima, e porti a casa la pelle: tutto questo perché hai imparato a controllare le tue reazioni. La seconda cosa non si impara, ma viene da sola dopo non dico sei, ma anche solo un anno di arti marziali: l’averle imparate rende quasi sempre non necessario il loro utilizzo, perché tu cambi postura, cambi modo di camminare, cambi tutti quegli infiniti micro-messaggi, chiamiamoli così, che il tuo panettiere sicuramente non riconosce, ma che il rapinatore, lo scippatore, lo stupratore che vuole portare a termine l’impresa con meno rischi possibile, è perfettamente in grado di individuare, e si sceglie un altro obiettivo.

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      • ah si’ sul discorso del ” se rapinata non reagire” concordo pienamente. Piu che altro credo che tu possa fare tutta la preparazione teorica che vuoi ma nulla ti rendera’ mai efficiente quanto potrebbe fare anche una sola sessione di pratica. La teoria e’ quel luogo dell’esperimento, dell’esercizio “sicuro”, e’ un andare in bicicletta con le rotelle. Ma la vertigine, il terrore di cadere , la reazione emotiva d’impatto del fare un giro senza…ecco, penso sia tutta diversa. Non c’e’ teoria che sappia fartela sperimentare. Puoi leggere “cosa si prova”, puoi sentire altri che lo raccontano ma il tuo sara’ sempre e solo come un meccanismo a cui manca il motore. Cosi’ puoi fare arti marziali teoriche per 1 o per 20’anni, ma se non hai mai fatto conciliare questa “teoria” con l’adrenalina di un combattimento…a nulla puo’ fare la tua tecnica di fronte al terrore paralizzante di prederle ( o a mali estremi: di stare rischiando la tua vita). Nel mio caso sarebbe stata una situazione in cui avrei proprio dovuto reagire, non si trattava di dover cedere un celluare, di scegliere tra la “borsa o la vita”, perche’ avrei scelto la borsa e tutte le borse che ho a casa senza nemmeno doverci pensare. Ero inattiva ma non avrei dovuto affatto esserlo, mi sono ritrovata passivamente incredula, come se la mia mente andasse a rallentatore nel tentativo di metabolizzare cosa stesse succedendo. Credo che in questi casi piu’ d’ogni altra cosa sia l’istinto ( Il mio non so perche’ non si e’ attivato, cercavo di razionalizzare, cercavo di comprendere le ragioni, tra un “sta succedendo davvero?” “non staro’ forse equivocando?” ho detto un garbato “: “non e’ il caso” – e solo il caso mi ha salvata, ne io da sola ne’, BADA BENE, nessun passante). Quanto ai micromessagi, non so forse hai ragione, l’atteggiamento di una persona puo’ fare la differenza pero’, talvolta, e’ un semplice e solo trovarsi nel luogo sbagliato nel momento sbagliato. Per esempio se (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti e’ puramente casuale) sei alta un metro e mezzo e possente come un giunco puoi avere anche l’atteggiamento di Van Damme ma a poco serivra’ perche’ hai stampato in faccia un enorme: “facile preda”. A volte solo l’istinto di sa dare risposta.

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      • Il fatto è che anche per il rapinatore fare le scelte giuste è questione di sopravvivenza, e l’istinto (che lui DEVE avere, se no si sarebbe fatto beccare al primo furto di caramelle) si affina con l’esperienza: tu puoi essere alta un metro e mezzo o anche meno, lui sarà sempre in grado di capire se sei in grado di difenderti o no. Ovviamente il discorso non vale con il drogato in crisi d’astinenza o con la gang, ma col singolo aggressore lucido sì. Io comunque ho la fortuna che non perdo mai la testa e la lucidità, la cosa del “oddio adesso cosa faccio” non mi è mai capitata, non quando le ruote mi sono finite su una lastra di ghiaccio, non quando stavo per annegare, non quando ho fatto una congestione, non quando si è tentato di ammazzarmi. Eccetera (è un eccetera piuttosto lungo, quindi te lo risparmio).

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      • Ecco io, invece, ho scoperto che sono piu’ il personaggio che (per fare un esempio) nei film horror, vede il maniaco omicida che si avventa addosso con il coltellazccio e lo guarda immobile ( nemmeno urlante)… penso solo di dover essere grata di non essere nella giungla in balia dei predatori perche’ temo che non sarei arrivata a 10’anni…

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