{I costi del} voler avere ragione a tutti i costi

Perche’ pensiamo di avere ragione

{anche quando abbiamo torto?}

Immagina per un momento di essere un soldato. Sei nel mezzo di una battaglia, non importa in che epoca, non importa per cosa tu stia combattendo, o contro chi, o perche’; nemmeno importa se tu sia effettivamente dalla parte “dei buoni o dei cattivi” (del resto la storia la scrivono i vincitori, no?). Tu sai di essere dalla parte della ragione ( che tu abbia ragione o no) ed inoltre, cio’ che e’ certo, e’ che l’adrenalina scorre potente in te e le tue reazioni sono istintive. Sei in balia di riflessi rudimentali e primitivi ed hai unico scopo: vincere! Per questo motivo DEVI: difenderti, autoconservarti e scofiggere il nemico (e non importa chi egli sia, ne’ per cosa combatta; cio’ che conta e’ che lui e’ dall’altra parte della barricata, per questo potrebbe farti soffrire e quindi … deve essere abbattuto!)

[Bene, ora che hai questa immagine in mente sei pronto per… accantonarla. Ma solo per un attimo (prometto che a breve ci ritorneremo). Ora permettimi di fare una piccola digressione].

Pensiamo allo spunto narrativo offerto dal film “Il sospetto” (2012, diretto da Thomas Vinterberg).

[Per chi non lo avesse visto:] Lucas, il protagonista di questa pellicola, e’ un uomo separato di mezza eta’ che vive e lavora come educatore nell’asilo nido in piccolo paesino (presumo in Danimarca). Nonostante sia timido ed impacciato viene ritratto come  un membro totalmente integrato nel proprio costrutto sociale. E’ stimato e ben visto da chiunque sino a che l’equilibrio si infrange e, d’improvviso, la sua esistenza e’ costretta a prendere una brusca (e terribile) svolta. Una bambina che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato ed una piccola delusione infantile daranno, infatti, vita ad una mistura dagli effetti dirompenti. Pochi ingredienti di una (innocente) bugia che da fiocco di neve si trasformera’ in valanga travolgeranno la placida esistenza di Lucas che, in men che non si dica, finira’ schiacciato entro la morsa di un'(ingiusta) accusa per pedofilia. 

La regia, accanto ad altri temi (che non affrontero’ in questa sede o facciamo notte), riesce a rendere perfettamente un concetto: quello di “ingiusta giustizia” e volubilita’ ( nonche’ volatilita’) della verita’*. 

Da qui lo spunto di riflessione: perche’ le persone attorno a Lucas si dichiaravano cosi’ convinte che lui fosse colpevole?

In questo caso non si trattava di una necessita’ di “trovare un capro espiatorio”, l’accusa della massa non e’ il mezzo per sfogare la propria frustrazione. Non vi era cattiveria ma, al contrario, le persone GENUIAMENTE credevano che lui fosse colpevole ed hanno pensato bene di infilarlo in una rete da cui gli fosse impossibile liberarsi, una rete di “colpevolezza sino a prova contraria” (ma rendendosi ciechi dinnanzi alle prove contrarie)…ma perche’?

[La psicologia congitiva ha la risposta!]

E’ accaduto a causa di un meccanismo cognitivo chiamato “ragionamento motivato”. Si tratta di una strategia mentale di cui spesso ci serviamo (inconsciamente) per ridurre la dissonanza cognitiva**. La tedenza della mente umana e’, infatti, quella di ancorarsi alle proprie credenze ( talvolta a dispetto anche delle evidenze) invece di riflettere razionalmente sull’accuratezza dei giudizi. Spesso e volentieri noi non ricerchiamo obiettivamente informazioni ma, al contrario, cerchiamo solo evidenze che confermino cio’ di cui siamo gia’ convinti. Il nostro cervello, infatti, ha la tendenza a convergere su giudizi che riducono al minimo la percezione d’emozioni negative per quesa ragione, nel tentativo di evitare il disagio psicologico, quando ci troviamo di fronte ad informazioni ed idee che non si accordano con le nostre credenze, si attiva dentro di noi una sorta di “modalita’ difensiva” che fa si’ che  tutte le informazioni che “ci danno torto” vengano percepite come nemici. Nemici che, poiche’ rischiano di farci soffrire, desideriamo solo eliminare o mettere a tacere.

Vi fa venire in mente qualcosa questo atteggiamento? Non e’ forse la strategia autoconservativa che contraddistingue il mindset del soldato che abbiamo immaginato all’inizio?

Forse ( mi auguro) a nessuno di voi sara’ capitato di trovarsi in una situazione grave come quella del protagonista di questo film, eppure tutti noi (a ben rifletterci) ci siamo idealmente trovati a combattere da entrambe le barricate. Siamo stati Lucas e siamo stati “gli altri”, siamo stati soldati nel torto e soldati nella ragione. Per quanto si dica che la verita’ sia “relativa al parlante”, non possiamo negare che talvolta vi siano state “evidenze” che abbiamo (volutamente o inconsciamente) ignorato, ne’ possiamo ignorare che tutti noi, ciascuno nel proprio piccolo, conduca spesso e volentieri una battaglia per la propria ragione (a tutti i costi), che ragione (obiettiva) vi sia o meno.

Ci comportiamo da soldati perche’ siamo attaccati alle nostre idee e cerchiamo di difenderle, e proprio come un soldato abbiamo in mente un solo obiettivo: eliminare la ragione dell’altro laddove la sua ragione entra in contrasto con la nostra.(”Se e’ dall’altra parte della barricata rischia di farmi soffrire, per questo io devo eliminarlo!”)***

[Un ruolo diverso]

 Ora facciamo un altro gioco, immaginate di rivestire panni diversi: quelli di uno Scout****. Il compito dello Scout, a differenza del soldato non e’ quello di attaccare o difendere, il suo compito e’ quello di Comprendere. Egli mappa il terreno, identifica ostacoli potenziali. Lo scout, ad esempio, e’ quello che pensa ad un’idea per attraversare il fiume, laddove non vi sono ponti e piu’ d’ogni altra cosa egli vuole conoscere cio’ che effettivamente c’e’ attorno nella maniera piu’ accurata possibile.

Sia il soldato che lo scout sono due ruoli necessari nell’esercito e noi possiamo pensare a questi due ruoli come a due differenti mindset, due differenti impostazioni mentali per affrontare i problemi, le liti, le discussioni.

Perche’ le persone agiscono da soldato? La risposta e’: per colpa delle emozioni. Il mindset da soldato  spinge emozionalmente  a difendersi, laddove la motivazione di chi riesce a relazionarsi con il mindset da scout punta alla verita’, punta al cercare di ritrarre la realta’ anche quando e’ sgradevole o non conveniente farlo, non per prevalere sull’altro a tutti i costi, ma per capire cosa c’e’ realmente li’.

Anche lo scout e’ spinto dalle emozioni istintive ma le orienta in maniera differente. Lo scout e’: curioso, prova piacere nello scoprire nuove informazioni. Ogni indizio e’ un pezzo di verita’ di qualcosa che prende forma come fosse un puzzle, un rebus che si prova piacere a risolvere, non un ostacolo da abbattere ad ogni costo. Lo scout si sente intrigato quando scopre qualcosa che contraddice le sue aspettive. E’ aperto a valori differenti e non pensa sia una debolezza se qualcuno gli fa cambiare idea, ma la flessibilita’ e l’apertura mentale sono la sua forza. Lo scout pensa “potrei avere sbagliato ma questo non significa che sono stupido”.

QUesto non significa “avere idee da voltabandiera” ma e’ un discorso relativo al modo in cui percepiamo le informazioni che non si accordano con le nostre credenze. Dovremmo sentirci fieri di aver riconosciuto un errore anziche’ vergognarci quando sentiamo di aver sbagliato riguardo a qualcosa, intrigati invece che difensivi quando incontriamo informazioni che contraddicono le nostre credenze. Comportarsi da scout puo’ fare la differenza perche’ puo’ significare riuscire a giudicare accuratamente, e giudicare accuratamente ci porta a prendere decisioni migliori. Laddove il soldato costruisce muri e barricate lo scout erige ponti, dove il soldato aggredisce e distrugge, lo scout cerca di comprendere e costruisce.

Ponetevi una domanda: quando mi confronto con qualcuno in cosa spero…spero di confermare le mie credenze o cerco di capire realmente come stanno le cose?


*Ad esempio: a nulla serviranno le evidenze che potrebbero attestare l’ innocenza del protagonista, cosi’ come a nulla serviranno le parole stesse della bambina che, ad un tratto, confessera’ persino di avere mentito ( e alla quale verra’ risposto che “e’ stato un grosso trauma che ha rimosso” non e’ che non e’ successo e’ che”non te lo ricordi”). L’intera cittadina e’, infatti, convinta di detenere la verita’ in pugno e qualunque indizio (persino quelli che potrebbero scagionarlo) diviene una prova  da rivoltare ed usare in suo sfavore per perorare la causa contro “Lucas il Pedofilo”

**si parla di “dissonanza cognitiva” quando un individio sperimenta un disagio psicologico nel momento in cui nella sua mente percepisce due rappresentazioni mentali come  contraddittorie tra loro( siano essere idee, giudizi, pensieri, emozioni, visioni del mondo). QUindi tendiamo incosnciamente ad arginare la dissonanza cognitiva mettendo in atto varie strategie. Un esempio e’ quello della “volpe e l’uva” di cui avevo parlato in un altro articolo (qui)

***Ad esempio: pensate ad una persona genuinamente attaccata al proprio partito politico: quando il suo team sbaglia va alla ricerca di motivazioni e giustificazioni per comprendere cio’ che c’e’ alla base dell’errore ( “siamo umani, tutti possiamo sbagliare!). Ma se “gli altri sbagliano”…. Fantastico! Hai visto che pippe? O pensa di stare leggendo un articolo in cui si approfondisce qualcosa di un po’ controverso ad esempio pensiamo ad un argomento come potrebbe essere “la fecondazione assistita”. Se tu sei contro la fecondazione assistita la ricerca vuole dimostrare che la fecondazion assistita e’ dannosa allora quell’articolo sara’ ben studiato e le motivazioni che adduce saranno valide e scientifiche. Qualora invece l’articolo riportasse uno studio in favore della fecondazione assistita sicuramente inizeresti apensare che sia mal disegnato, poco rappresentativo o addirittura falsato. Questo perche’ i nostri giudizi sono inconsciamente influenzati da “quale informazione vorremmo vincesse” ed il vero problema e’ che in tutto cio’ noi pensiamo “genuinamente”, nel senso che noi pensiamo realmente di essere oggettivi e non ci accorgiamo di stare travisando la verita’ e di stare deviando i nostri giudizi.

****Scout = termine anglosassone che nel contesto militare indica il ruolo di “soldato esploratore”.

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111 pensieri su “{I costi del} voler avere ragione a tutti i costi

  1. Quella frase “la storia la scrivono i vincitori” è un’inutile e becera retorica fatta da gente che è sempre stata dalla parte del torto. Hitler doveva vincere la guerra? Per dirne una ecco 😀
    In un confronto c’è sempre chi ne sa di più, rispetto a chi parla per sentito dire o per far entrare aria in bocca.
    Talvolta occorre essere umili e per evitare di fare figure di merda, meglio star zitti e ascoltare chi potrebbe avere preparazioni di un certo tipo.

    Una semplice psicologia di massa trova sempre chi ha ragione e chi no. In una guerra fra mafia e Stato, si spera che vincano poliziotti e militari ma di certo i mafiosi mica possono dire che la storia l’hanno scritta i vincitori…sono mafiosi, dunque nel torto assoluto 😀
    Le posizioni non sono tutte uguali.
    La Cultura, quella vera, insegna a pensare e formulare critiche ove c’è bisogno ma anche lì c’è sempre chi ne sa di più e chi di meno e purtroppo la moda di oggi è di dare più potere agli ignoranti. 😀

    Buon articolo comunque 😀

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    • Ho però paura che se la guerra l’avesse disgraziatamente vinta Hitler, nessuno, o quasi, avrebbe detto che era nel torto.
      Anche perché potevamo non esserci noi che ora sputiamo su Hitler e sulla mortifera ideologia che ha propugnato.

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      • Da una parte si ma è impossibile controllare tutti. Un margine di critica, seppur con tutti i rischi, ci sarebbe stata. Ho la fortuna di venire da famiglie partigiane e rivoluzionarie. Mio nonno poteva essere fascista e godere di privilegi ma essendo un bolscevico, preferì rischiare e lottare contro a quel tipo di politica. Gli esempi da fare sono quasi infiniti.

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      • Ovviamente, non lo nego questo, ma le proporzioni ideologiche ne risentono molto. Bisogna, in ogni caso, ringraziare sempre chi ci ha protetto e ha combattuto perché noi potessimo vivere.

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      • Eh beh per forza. Talvolta basta poco per incazzarsi sul serio e rovesciare un sistema. Chi ha vinto la Resistenza non dovrebbe essere chiamato vincitore ma liberatore, così si evitano inutili retoriche sulla storia. Un personaggio rivoluzionario di un passato remoto al nostro, Robespierre (che adoro) non va chiamato vincitore (anche se ha vinto le sue battaglie contro i monarchici) ma progressista e liberatore, per il semplice motivo che ha stroncato una dinastia di idioti (i Luigi) ed ha dato il via ad un primo abbozzo di Società Moderna. Quella frase retorica sulla storia è sinonimo di revisionismo, un qualcosa che va troppo di moda ultimamente.

        Scusa il commentone ma credo che mi capisci. Non è nemmeno il mio blog dunque non voglio rubare spazi a nessuno 🤣🤣🤣😁😙

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      • Dici sempre quella dell’articolo. Io l’ho interpretata nel modo che ti ho detto, quello distopico, ma non so cosa pensasse Judith davvero. Anche se visti gli altri articoli non credo volesse fare del revisionismo.

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      • Nono non la bollo di revisionismo. Ho solo fatto esempi. La J ha sempre avuto la mia stima.
        Quella frase in particolare, può portare a discorsi pericolosi…tutto qua. Non condanno nessuno ci mancherebbe 😂😂😂😂

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      • Decontestualizzata può essere pronunciata da chiunque, anche dalla peggiore feccia dei nostri tempi, è vero.
        Ma per fortuna abbiamo un contesto in cui muoverci!
        (Mi prendo la responsabilità di definire feccia chi, ancora oggi, porta avanti determinate “idee”).

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    • Buongiorno Ade. Indubbiamente nel momento in cui ci si confronta con qualcuno e’ difficile che ci si trovi in una situazione di totale equilibrio del sapere. Talvolta una delle due parti e’ piu’ informata ma non parlo unicamente di cultura generale, di storia, matematica, geometrica o via discorrendo…magari si e’ semplicemente piu’ informati su se stessi, sui propri sentimenti e sulle proprie ragioni. Per quel che riguarda la frase “la storia la scrivono i vincitori” io non l’ho mai intesa con accezione negativa, piu’ che altro e’ una constatazione oggettiva di qualcosa che non e’ possibile negare sia cosi’ ( e sia stato cosi’). Del resto la verita’ non e’ una sola ed ognuno esprime la propria porzione di verita’. Se Hitler avesse vinto la guerra noi avremmo avuto un’altra prospettiva sulla seconda guerra mondiale, saremmo cresciuti con un frame mentale differente e magari vivremmo entro un sistema di valori ribaltato. Noi abbiamo vinto la guerra e noi abbiamo tramandato il nostro sistema di valori e la versione della storia che ” ha vinto” e’ la nostra laddove la verita’ oggettiva abbraccia in realta’ tutti i punti di vista contemporaneamente ( nostri e loro). E bada bene non sto parlando di “giustizia o ingiustizia”, parlo di accuratezza nella descrizione della realta’.

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  2. non penso niente giuro…svuoto la mente e ascolto, anche le cazzate più clamorose…poi riassumo e i miei neuroni si comportano come un programma che cerca eventuali punti di contatto per un riconoscimento facciale, ad esempio. Ecco, infine traggo le conclusioni, e ammetto , se è il caso, che il mio pensiero era cavolata autentica. ma non lo caccio, lo conservo nel solito armadio, non si sa mai. buondì J.

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    • Io un tempo ero piu’ battagliera, mi piaceva aver ragione a tutti i costi. Poi ho compreso che la discussione non e’ una guerra, perche’ vincere la guerra in quel modo era una pratica sterile e fine a se stessa. Piuttosto un atteggiamento di apertura verso l’opinione dell’altro e’ qualcosa che arricchisce. Del resto significa aprirsi a nuove ipotesi ed accettare nuove informazioni da valutare laddove chi si chiude resta anche arroccato anche nella propria “ignoranza” ( nel senso che ignora qualunque altra opinione o nozione che non sia abbia gia’)

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    • Poiché il cannocchiale, su cui stava il mio vecchio blog, tante volte non funziona, incollo qui un vecchio post, che tanto è corto:
      La finestra della nostra cucina dava sul giardino di R., dove si trovava anche il garage. Un giorno mio padre, che era alla finestra, ha visto R. mettere la macchina in garage. Lo ha notato, e poi ricordato, perché ha fatto una manovra molto stupida, e l’ha poi dovuta correggere diverse volte. TRE giorni dopo è venuto a sapere che DIECI giorni prima R. aveva avuto un infarto, e da allora si trovava all’ospedale: quello che aveva visto era in realtà M., un altro vicino, al quale la moglie di R., che non guidava, aveva chiesto il favore di mettere dentro la macchina; poiché la manovra era strettissima e M. non l’aveva mai fatta, aveva commesso quell’errore che mio padre aveva notato e che l’aveva costretto poi alle successive correzioni. Ma vedendo qualcuno che, nel giardino di R., metteva la macchina di R. nel garage di R., aveva dato per scontato che non potesse trattarsi altro che di R. E, sconcertato da questo episodio, si è ritrovato a riflettere: «Pensa un po’: se avessi dovuto testimoniare in tribunale, metti per un caso di omicidio, io avrei giurato che quel giorno a quell’ora lui era lì, perché l’avevo visto coi miei occhi. Avrei potuto mandare in galera un innocente. O mandare libero un assassino». È solo in occasione di episodi del genere che ci si ritrova a riflettere sulla possibilità che una testimonianza oculare non sia sempre attendibile. E faremmo bene, invece, a pensarci più spesso. E a coltivare più spesso la preziosissima pianta del dubbio.

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      • Assolutamente Concorde! Come dicevo in risposta a questo stesso commento…ogni testimonanzia e’ volubilissima perche’ la mente e la memoria su cui qualunque personale testimonianza si reggono sono volubili. I ricordi sono condizionabili a posteriori. Tutto cio’ che siamo convinti di ricordare in realta’ e’ solo cio’ che crediamo di ricordare ( e ricordiamo cio’ che ora ricordiamo anche in relazione alle esperienze che abbiamo fatto ins eguito a quella memoria. Esperienze che necessariamente quel ricordo lo modificano facendoci credere che icio’ che crediamo di ricordare siano “fatti” ed evidenze” che abbiamo realmente esperito ( anche laddove, invece, la realta’ oggettiva si presentava in maniera differente). Avevo letto uno studio che parlava della possibilita’, attraverso qualche sessione di condizionamento, di indurre un individuo adulto a ricordare di aver commesso un omicidio in adolescenza. E non si parla certo di fantascienza ma ti puro condizionamento ( ed autocondizionamento)

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    • Ho letto alcuni articoli che parlavano dell'”attendibilita’ delle testimonianze” che ti giuro erano da far venire i capelli bianchi. Tra soglia dell’attenzione limitata e memoria iperduttile ti rendi conto che potrebbero indurti a pensare di aver visto cose non hai realmente mai visto ( e di aver fatto cose che non hai mai fatto). Il condizionamento ( e l’autocondizionamento) sono strumenti potentissimi (e pericolosissimi). Per il resto diciamocelo “avere ragione sull’altro” e’ bello. Ti da quella scarica che ti fa pensare ” aaah ecco, vedi?”. Un tempo io volevo aver ragione a tutti i costi, i dibattiti per me erano guerre, poi crescendo e maturando ho capito che un dibattito e’ solo il luogo in cui puoi mettere un ponte tra la tua opinione e quella dell’altro. E laddove non e’ possibile farlo ( perche’ non sempre e’ possibile farlo) e’ quantomeno un luogo in cui puoi confrontarti con le idee di altri ( magari anche solo per ritrovarti piu’ convinto delle tue).

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  3. Diciamo che semplicemente riassumerei così. I pregiudizi, fondati o meno che siano, plasmano tutto. Anche la possibile risoluzione o il divellere lo stesso. Il primo giudizio guida, il resto è solo un’interpretazione e lavorazione del suo.

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  4. Bell’articolo, tra l’altro non conoscevo il film e dovrò vederlo. La domanda che poni è: “quando ti confronti con qualcuno tu cosa speri? Di confermare le tue credenze o lo fai al fine di vedere il mondo cosi’ com’e’?” ed è una bella domanda. Personalmente cerco di capire quello che succede, ed anche di assumere il punto di vista dell’interlocutore o di chi fa un ragionamento avverso (o diverso); ma faccio molta fatica a liberarmi di alcune convinzioni che ogni evidenza negherebbero, e preferisco evitare le discussioni su certi punti. Mi tengo la mia ragione, insomma, anche se ho torto. Ad esempio nessuno riuscirà a convincermi che il mondo attuale sia migliore di quello del mio secolo, nonostante tutto.

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    • Buongiorno Caro uomo di marmo. Penso sia impossibile liberarsi di alcune convinzioni profonde che abbiamo, perche’ sono nostre, perche’ le sentiamo nel profondo e perche’ ci caratterizzano, pero’ perche’ dovremmo liberarcene? Del resto una discussione puo’ mettere i ponti tra la nostra opinione e quella di un altro, certo…ma questo non significa che debba denaturarci! Del resto anche per cio’ che riguarda apertura e comprensione dell’altro suppongo che cosi’ come un atteggiamento di chiusura totale sia da considerarsi controproducente allo stesso modo l’eccessiva apertura puo’ spingere a “farsi condizionare” oltremodo dall’opinione dell’altro ( e cosi’ dalle opinioni di qualunque altra persona con cui ti capita di confrontarti). Del resto come in ogni cosa ” il troppo stroppia”, comprendere le ragioni dell’altro non significa annullare le proprie ma solo “tenerle in considerazione”. Qundi sulla scia del tuo esempio tu hai il tuo bagaglio esperenziale e la tua propria personale percezione del mondo e tutto cio’ ti ha portato a giungere a quella conclusione che e’ tua personale perche’ tu la SENTI. Se argomentassi con qualcuno che cercasse di convicerti delle SUE ragioni, potrebbero anche essere ragioni ragioni valide, ma sarebbero ragioni valide per lui ( non per te). Del resto si tratterebbe delle sue ragioni. Ognuno e’ portatore della propria personale verita’ ed io penso che ci siano tante verita’ tanti quanti sono gli individui.

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  5. Il film non l’ho visto ma cercherò di vederlo.La storia comunque è simile a tante altre in cui alla fine si è deciso di trovare un colpevole e questi alla fine è stato giudicato prima dall’opinione pubblica e poi dalla ingiusta giustizia.E mi vengono in mente i casi di Sacco e Vanzetti o quello per altro simile di Girolimoni. C’è solo da augurarsi di non trovarsi mai in una situazione del genere…
    Sul resto concordo e ringrazio di essere strano visto che, si, difendo le mie idee e posizioni ma, sono sempre pronto a riconoscere di avere avuto torto…magari rosico ma se ho torto lo ammetto! Nel mio atteggiamento di sicuro oltre la curiosità mi aiuta molto una impostazione da ex informatico che, di fronte ad un problema è abituato a valutare ogni aspetto ed ogni possibilità, immaginado anche quelle apparentemente impossibili! Questo nella vita mi porta seppure a non soffermarmi alle apparenza e soprattutto a non dare mai giudizi immediati su fatti di cronaca…Ecco…il giustizialismo non lo sopporto…

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    • L’atteggiamento che tu descrivi io l’ho imparato da poco. Prima puntavo alla ragione ad ogni costo. Non ho mai potuto fare a meno di vivere ogni discussione come fosse un incontro di scherma in cui ogni buona argomentazione che riuscivo a proporre era una stoccata ben inflitta ai danni dell’avversario ( del quale non ascoltavo realmente e a mente aperta le motivazioni, piu’ che altro mi concentravo su come poterlo abbattere a suon di retorica). Diciamo che lentamente poi, tra scapaccioni ed esami di coscienza ho capito che una discussione non e’ una guerra ma che puo’ essere motivo di confronto e dunque mi concentro nel rapportarmi all’altro in maniera differente ( ci sto ancora lavorando eh…e magari talvolta cedo..del resto e’ una consapevolezza per me relativamente recente quindi sto cercando di perfezionare…). Diciamo che per il resto, anche quando ( e se) raggiungero’ mai la piena padronanza del mezzo..penso che messa nelle condizioni di dover riconoscere di aver avuto torto mi risulterebbe impossibile ( quantomeno) non rosicare, pero’ perGiove..penso sia normale! Del resto e’ ipocrita non ammettere che “avere ragione” e’ bello…La differenza sta nel non ricercare la propria ragione a tutti i costi, nel non nessere sordo alle argomentazioni e ragioni dell’altro a tutti i costi… e questo e’ cio’ su cui e’ possibile lavorare, secondo me. Rosicare e’ umano, accanirsi nel tentativo di aver ragione e’ diabolico.

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      • Hai ragione!😂😂😂
        No dai scherzi a parte credo sia normale e son cose che impariamo a gestire piano piano.Sono stato anche io così e si, ci provavo gusto a mettere lo l’altro ma poi mi rendevo anche conto (a volte capitava!) che avevo detto una cazzate oppure che in fondo l’altro non aveva detto cose sbagliate e allora a posteriori mi mettevo nei suoi panni! Poi oh…ancora oggi se ho ragione al 100% non sento ragioni ma…ecco…in questo caso me ne fotto di avercela a tutti i costi e dopo uno, due, tre tentativi lascio perdere e amen mi dico che ho solo trovato un altro idiota! Ma ripeto…ciò avviene solo se sono sicuro al 100% …sai…tipo terra piatta…ecc ecc!😈

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    • Si ti capisco benissimo. Diciamo che per quanto io cerchi di controllare fondamentalmente se sono nel pieno della discussione talvolta la vivo proprio come una “necessita’ di avere ragione per partito preso”. Poi magari quando i passano i 5 minuti d’adrenalina ci rifletto e torno sui miei passi e penso in maniera piu’ approfondita a cio’ che l’altro mi stava cercando di comunicare e alle sue ragioni. ( E poi c’e’ tutto un processo che necessita il “mettere da parte l’orgoglio” per dire ” beh avevi ragione… che non e’ mica indifferente! )

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  6. Leggo Mads Mikkelsen nell’anteprima -> Click immediato *_* xD
    A parte ciò, bellissimo il Sospetto… da fare arrabbiare!
    Hai ragione… per troppi è così difficile dire “hai ragione”! Oddio che gioco di parole xD
    Che poi a volte a chi è così ti vien voglia di non darla mai anche quando ce l’ha… ma cerco sempre di farlo se è il caso…
    Però quanto rallenta l’umanità questo fenomeno X__X

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    • SI’ esattamente. Io lo avevo iniziato forse un annetto fa avevo visto i primi 15 minuti ma…soffrivo troppo. MI dispiaceva troppo per il protagonista cosi’ lo mollai li’. Poi in questo periodo mi e’ stato consigliato da te, mi e’ stato consigliato da altri…insomma ovuque mi girassi mi saltava fuori questo titolo cosi’ alla fine mi sono armata di fazzoletti, una scorta di qualcosa di dolce da mangiare, il coragio a due mani e l’ho iniziato per la seconda volta ( questa volta sono riuscita anche a finirlo!). Devo dire che hai detto proprio bene…fa proprio arrabbiare anche se e’ bellisimo. Pero’ non penso lo rivedro’ mai piu’…ho sofferto troppo!

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      • Proprio così!! L’ho visto alcuni anni fa, con le stesse tue reazioni, poi dopo aver visto Hannibal ho fatto una maratona di Mads Mikkelsen, ma nel rivedere il Sospetto, come ti dicevo, dopo poco ho dovuto smettere, mi faceva stare male! ;_;
        Mi diverte pensare che il suo Hannibal sia il seguito vendicativo di Lucas 😛
        Sempre con lui ti consiglio Royal Affair, dove recita insieme ad Alicia Vikander… bellissimo!! *__*

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    • Ah ecco dove l’avevo visto! Perche’ come e’ attore e’ abbastanza famoso. Appena l’ho visto ho pensato di averlo certamente visto altrove! Io ho una pessima pessima memoria con volti e nomi…ahime’. Comunque l’attore protagonista e’ stato proprio bravo, bravo, bravo. Grazie per il consiglio, davvero un bel film!

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      • Ciao! Come va? ❤
        Sì, lo adoro *_* è davvero bravo, ci sono rimasta quando l'ho visto nei panni di Hannibal Lecter… un personaggio opposto a questo, e sempre credibile al 100%!
        Oltre ad Hannibal, ti consiglio anche "Royal Affair" dove recita con Alicia Vikander, bellissimo film! *_*

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    • Certo, tu hai ragione. In un contesto di guerra reale sarebbe un po’ controproducente raccogliere le margherite mentre qualcuno ti punta un fucile addosso. Pero’ la differenza sta nel fatto che una discussione non e’ una guerra. E’ proprio concepire la discussione come una guerra “per la vita” che non ti fa rendere conto che alla base di ogni discusisone o lite vi possono essere incomprensioni, ragioni ( e verita’ ) contrastanti oltre che puri e semplici interessi non concordi. Se dalla volonta’ di “annullamento” dell’altro data dal concepire la discussione come “guerra”, si riuscisse (ipoteticamente parlando) a passare ad una comprensione dell’altro parlando di discussione in termini di “confronto”, forse ci faremmo intossicare un po’ di meno dalle opinioni contrastanti, riusciremmo non solo ad accettarle ma addirittura ad apprezzarle perche’ sarebbero un mezzo per aprirci di piu’ alla conoscenza… delle cose, delle ragioni dell’altro etc..

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    • Tutte quelle che erano necessarie, con eccessi annessi certo. Rimane lo stesso un grande uomo politico. I servi della monarchia non sono innocenti (i ricconi ed i signori). Gli errori furono di vedere nemici anche nelle fila repubblicane, per poi finire anche lui giustiziato ma la storia è complessa.

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      • Due-trecentomila morti tutti necessari per il trionfo della giustizia? Tutti servi della monarchia? Tutti colpevoli? Tutti così spaventosamente e palesemente colpevoli da poter essere condannati in pochi minuti? L’unica vera giustizia che vedo è che sulla forca ci sia finito anche lui. Fra incorruttibili e corrotti non ho molti dubbi su chi sia più micidiale per il genere umano (anche Hitler, a modo suo, era incorruttibile).

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      • Paragoni senza senso. I fascisti (ed i nazisti) erano di una corruzione senza limiti. Robespierre era un liberale. Analizzare la storia, con i pareri necessari, è complesso. Tutto qua.

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      • La Storia è una, le interpretazioni sono tante quante le ideologie. Nel caso specifico, io ho parlato di Hitler e Robespierre, tu di fascisti e nazisti, vale a dire che – giusto per restare in tema con il post – hai totalmente cambiato i termini della questione allo scopo di dimostrare che tu hai ragione e io torto.
        È stato un piacere anche per me.

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      • Hitler rispecchiava la corruzione nel suo sistema, ho solo scritto in maniere semplici.
        Non mi interessa la ragione ma Robespierre non era palesemente contro la libertà ed i suoi metodi vanno contestualizzati nonostante gli eccessi ma siamo nel 1700. Hitler era uno dei tanti cani da guardia di banchieri e signori, contesto diverso e impossibile da contestualizzare.

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      • Vedo che siamo su posizioni così radicalmente (ideologicamente) lontane (Hitler era incorruttibile nel perseguire i suoi obiettivi tanto quanto Robespierre: per me è un dato di fatto incontestabile, per te evidentemente no, appunto per ragioni ideologiche) che sinceramente non credo abbia molto senso proseguire questo scambio.

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      • Hitler era corrotto su tanti fronti. Obiettivi diversi, impossibile fare paragoni. Non sono liberale anche se ho ammirazione per i Giacobini (per esser preciso).
        Vabbè, stammi bene!!!

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      • Rispondo a tono da quando son piccolo, non preoccuparti. Conoscere significa anche raccontare e spiegare, per confrontarsi.

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      • Faccia a faccia avrei dovuto rimandare perché con una vertebra fresca di frattura e una spalla fracassata (e molti decenni sulle spalle) non sono ancora in grado di fare a cazzotti (hai presente quelle belle scazzottate toste, liberatorie…)

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      • Pratico sport marziali, non tocco nessuno ed ho menato un bel po’ di gente. Non per ste cazzate ovviamente.
        Rispondo a tono su tutto; i miei successi sono anche frutto di questo.

        Direi che possiamo chiuderla qua. 😎😎😉

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    • Grazie mille Ale. Si’ il film e’ molto, molto bello. Anche se a me ha fatto molto soffrire a dire il vero…cioe’ ti scatena dentro un turbinio di emozioni…. belloma….NONLORIVEDRO’MAIPIU’.

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  7. Ho visto questo film, sotto suggerimento di Sara Vasi! Davvero bello, e alla fine termina con Lucas nel bosco e qualcuno che, a distanza di anni, stava per spararlo, come a significare che nonostante alla fine si sia capito che rivestiva lui i panni del pedofilo, ormai rimase comunque il pregiudizio.
    Penso che spesso sia anche questo il motivo per cui siamo convinti di avere ragione, rivanghiamo il passato e crediamo che una persona ormai “agisce in quel modo”, non crediamo cioè che possa migliorare.
    Altro motivo per cui crediamo sempre di avere ragione, penso sia perché non ascoltiamo realmente! Ma mettiamo avanti il nostro ego, altre volte l’orgoglio e, come hai detto anche tu, la vergogna… perché ammettere di stare sbagliando, non è proprio da tutti!

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    • Le persone che lo credevano colpevole, per quanto sia stato scagionato per quanto non vi fossero prove contro di lui , continueranno fondamentalmente a vivere con il “sospetto” che lui sia pedofilo. Ancorati a quella convinzione con le unghie e con i denti ( come dicevo in un altro post si tratta purtroppo di un meccanismo mentale chiamato “bias”, un errore comune ed involontario). Un finale da brividi, agrodolce… fa male apprendere che il suo riscatto e’ parziale. Pero’ allo stesso tempo ci rendiamo conto di quanto, fondamentlamente queste dinamiche mentali siano vere perche’ possiamo renderci conto che le stesse cose in tanti ambiti capitano anche a noi. Anche a me lo ha consigliato sara! Questo e Mr Noboby ( entrambibellissimi!)

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  8. C’è un esercizio semplice, che faccio spesso… guardarmi intorno e non focalizzarmi sulle cose ma sulle loro ombre, come fossero all’inverso queste le originali e gli oggetti una loro proiezione: è utilissimo per costringere la mente a sbloccare almeno momentaneamente certi suoi meccanismi automatici!

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    • E’ una cosa che non ho mai provato e’ pensato di poter fare ma so benissimo che il cervello e’ una macchina che va allenata…e possiamo insegnare il pesiero laterale e possiamo insegnare ad abbattere molti altri ostacoli che ci constringono dietro la parzialita’ di giudizio( che non potremo, ovviamente, sopprimere mai del tutto…ma che possiamo almeno provare a circuire). Mi pare proprio un bell’esercizio mentale da fare anche se e’ meno semplice di quel che sembra credo.

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      • Pensa, è forse uno dei nostri organi principali eppure il cervello è la parte che trascuriamo di più in assoluto, di cui non abbiamo mai cura… forse perchè si parla di pensiero, una cosa così apparentemente intangibile…

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  9. Ciò di cui parli è una rarità. Chi discute cerca di affermare la propria ragione sull’altro. Io sono colpevole, lo ammetto, anche se mi sforzo di comprendere le motivazioni altrui e cerco di portare tutto sempre sul piano delle argomentazioni piuttosto che sull’emotività, sulle illazioni eccetera. Anche in quei casi, però, il mio comportamento è dettato dalla volontà di aver ragione. A tutti i costi.

    Mi trovo spesso a dare giudizi diversi, edulcorati o ipercritici, a seconda dell’oggetto a cui mi riferisco. Se c’è una catena psicologica che mi lega alla questione, allora cerco di accampare scuse, e spesso riesco a trovarne di convincenti. Per fortuna me ne rendo conto e cerco di aggiustare il tiro. Comunque, mi spaventa che, con un po’ di volontà, tutto (o quasi) sia facilmente ribaltabile.

    Sono meccanismi ineludibili. Non del tutto negativi, secondo me, perché le argomentazioni alla lunga hanno la meglio sulle convinzioni e, quando ci si spinge a fondo nelle discussioni, capita che entrambe le parti finiscano col famoso tarlo, anche se non lo ammettono. Ma per arrivare a quel punto ci vogliono scambi faccia a faccia, mentre su Internet ci si accontenta di spargere bile qua e là per sentirsi confortati…

    (Ah, ottimo articolo! Non ho visto il film di cui parli, ma sembra interessante. Mi ricorda un altro film, The Woodsman, che tratta lo stesso argomento e che ho apprezzato).

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    • Buongiorno Palombaro.
      Ah tu non sai come ti capisco! Molti miei articoli rappresentano la teoria idea di una pratica che cerco ( talvolta senza reali risultati concreti) di mettere a punto. Hai perfettamente ragione: e’ una rarita’, specialmente perche’ e’ parecchio difficile come hai detto anche tu non farsi trascinare dalla componente emotiva; un aspetto questo che e’ in grado di offuscare ogni giudizio e di distorcere persino fatti evidenti. Anche io sono come te e prima piu’ che mai puntavo sempre e solo alla ragione, da estorcere a qualunque mezzo, anche con “l’inganno”, nel senso che laddove rischiavo di essere smentita cercavo di spiazzare l’avversario con la retorica ( butto cenere negli occhi su cosi’ non egli non vede cio’ che mi fa comodo che si dimentichi ci sia e porto l’argomento verso spiagge che conosco per prendermi la ragione che e’ mia). Con gli anni ho compreso che questo atteggiamento era controproducente, perche’ “prendersi la ragione” in questo modo a che ti serve? Magari alimenti il tuo ego per 3 secondi e poi? Ho capito che l’apertura sta alla base della crescita personale e l’apertura passa anche dalla discussione che non deve essere concepita come una guerra bensi’ come un confronto. E si’ per ilr esto tu hai ragione, mi rendo conto che seppure questa sia la teoria e’ parecchio piu’ difficile ottenere buoni risultati sul piano pratico ( ma si puo’ sempre cercare di lavorare su se stessi e migliorarsi gradualmente, aggiustare il tiro). E concordo pienamente anche sul discorso che alla fine a prescindere da come si affronti una discussione, anche se ci siamo battuti per la nostra ragione a tutti i costi, le ragioni dell’altro talvolta ci arrivano davvero e ci riflettiamo a posteriori ( talvolta arrivando a riconsiderare le nostre precedenti posizioni. E a quel punto poi se scatta l’orgoglio si arriva a pensare ” che quello la’ aveva ragione me lo portero’ nella tomba con me”, oppure si puo’ pensare…”okey, va bene, ora ad orecchie basse vado da lui e gli confesso che alla fin della fiera, forsemagari, non e’ che era propriodeltutto in torto…………………………………….”. Poi hai tirato in ballo un argomento molto molto interessante, una bella sfaccettatura su cui riflettero’: il discorso “diverbi su internet” vs ” diverbi faccia a faccia”. Sto pensando che le persone che interagiscono sui social in virtu’ del contesto che garantisce “protezione” ed anonimato talvolta “spersonalizzano” l’altro che viene concepito “utente” piu’ che persona a tuttotondo e talvolta piu’ che un voler discutere realmente per “avere ragione” o “per confrontarsi” la discussione nasce proprio come valvola di sfogo per la propria frustazione ed in quel caso DEVE ( dal punto di vista di chi necessita’ di questo genere di “terapia”) essere considerata come una guerra per poter fare effetto. Ma penso che di questa cosa se ne potrebbe parlare a lungo… dovrei farci un post!

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      • Dalle mie parti si dice “la ragione si dà ai fessi”! Comunque, hai perfettamente ragione sul processo di spersonalizzazione che mettono in atto gli utenti dei social. Non è un caso che si navighi in un mare di insulti che, nella realtà, nessuno oserebbe vomitare così facilmente (prendi, ad esempio, i tanti “troia”, “puttana” ecc. che abbondano su FB). Ci sarebbe davvero da parlarne per un po’… dovresti proprio farci un post 😛

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      • Ah sì tra chatroom o altri social talvolta si leggono cose da drizzarti i peli. In un primo momento pensavo “middio questa persona è chiaramente uno squilibrato, sarà così nella vita reale”…poi entro breve ho realizzato che lo squilibrato…è nelle teste delle persone (apparentemente) “normali”(per quanto comunque nessuno di noi sia realmente normale..) che camminano tra noi. C’è sempre stato ma la differenza è che ora ha trovato sfogo. Fondamentalmente mi fa rabbribidire pensare che potrebbe essere il mio vicino di casa, il fruttivendolo, un amico. Un leone da tastiera che attacca feroce e lancia pietre solo perchè sa che potrà nascondere le mani.

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      • Già, e dalla mia esperienza posso assicurarti che il 99% delle persone è capace di trasformarsi nel bilioso da tastiera, quando qualcuno preme i tasti giusti. Chiunque, per loro, può trasformarsi nel mostro inumano; è facile, quando non si ha un viso davanti con cui empatizzare. Quando si tratta di opinioni scomode, impopolari, politicamente scorrette eccetera, il lancio delle pietre assurge al rango di sport nazionale. È anche un meccanismo di difesa, poiché le persone non riescono ad accettare la verità e la realtà delle cose. La spersonalizzazione diventa un patetico scudo dietro il quale rifugiarsi: se chi parla è un mostro, ciò che dice non può che essere un verso…

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  10. Sarà che mi è accaduto molte volte di essere considerato “colpevole oltre ogni ragionevole dubbio (anche senza alcuna prova e di lampante innocenza) [Non per i motivi di Lucas] che posso dire con fierezza di non essermi mai schierato con gli “altri”…difficile, visto che il “Lucas” ero quasi sempre io. Per me vale il detto “Innocente sino a prova contraria”.
    P.S. più che il mindset del soldato lo definirei più il mindset del gregge…dietro c’è sempre qualcuno che “spinge”.

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    • Io dalla mia devo dire che non so se fosse in virtu’ del mio aspetto rassicurante ma al contrario ho sempre dovuto, paradossalmente, “fare unosforzo” per far riconoscere una colpa come mia in casi in cui, ingiustamente (era mia) ma veniva addossata, per qualche motivo ad altri. Come quando a scuola l’insegnante si metteva ad urlare contro il tuo compagno di banco perche’ sentiva parlottare nella vostra direzione ma a parlare in realta’ eri stato tu. Quindi devo dire che ho sperimentato l’accusa indirettamente, e da una posizione ” privilegiata” ( relativamente) perche’ fondamentalmente mi ritrovavo a scagionare il malcapitato ammettendo la mia colpa, ed era un po’ come doversi buttare da soli nel fuoco, ma era la cosa giusta. ” Prof. Ero io a Parlare”. Ma la cosa buffa e’ che talvolta scorgevo quasi delusione. Come se fossero rammaricati del non aver potuto cogliere l’occasione di strigliare quella persona particolare, perche’ chissa’ forse prendersela con me in quel momento non dava loro alcuna soddisfazione, forse il punto era proprio prendersela con quella persona li’, proprio lei e “il parlare” in quel momento era solo un pretesto colto al volo. Certo questo non e’ il caso particolare di questo film. Qui non ho colto una volonta’ “malevola” di accanirsi, piuttosto un enorme istinto protettivo che ha prevalicato la causa ( la ricerca della verita’). Il discorso del gregge penso sia correttissimo pero’ quella secondo me e’ un’ulteriore dinamica che si sovrappone al comportamento “da soldato” del singolo individuo. Quando le persone stanno in gruppo la volonta’ individuale cessa di essere tale ed obbediscono ad una volonta’ collettiva, extraindividuale. Che fa deviare opinioni e non solo…anche la considerazione di cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, ahinoi!

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    • Esatto, lo penso anche io. Il meraviglioso mondo delle teorie mentali ( e della iper-stima di se, cosa non del tutto inutile ma che talvolta non ci fa vedere chiaramente il punto della questione..)

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  11. da un punto di vista filosofico non esistono verità certe, quindi nessuno può, potrebbe, pretendere la ragione a prescindere.
    Perdonami ma l’esempio del militare è inappropriato, il soldato esegue ordini senza porsi amletici dubbi sul giusto/sbagliato.
    Da sempre il popolo, le comunità, hanno bisogno di un colpevole “sciacqua istituzioni”, le elucubrazioni psicologiche sono state partorite successivamente per metterci una pezza. Non esiste in natura un animale assetato di giustizialismo come l’essere umano.

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    • Buongiorno Tads, sul punto primo concordo in pieno. La “verita’” fondamentalmente non e’ accessibile, ma vi possono essere tante verita’ tante quante sono gli individui che se ne fanno portatori ( pur nella consapevolezza che esse saranno sempre e solo verita’ solo relative e parziali). Per il resto ogni nostra conoscenza, certezza e cognizione e’ sempre in bilico tra il rimanere cio’ che e’ o ribaltarsi del tutto e dispiegarsi nel suo contrario. Per quanto riguarda l’esempio del militare la penso diversamente. Mi spiego, da un lato tu ovviamente hai ragione se si considera l’essere “in toto” un soldato. Ma se la si considera cosi’, allora si puo’ obiettare che cosi’ come il soldato ubbidisce solo ad ordini e l’esempio non calza allora questa allegoria e’ poco rappresentativa anche per il fatto che lo Scout l’ho descritto come “colui che ricerca l’accuratezza della verita”, laddove lo scout stesso fa deviare i propri giudizi a partire da precognizioni che la verita’ la possono distorcere, per quanto “aperto possa essere”. Quello che intendo indicare appellandomi a queste due figure non e’ una raffigurazione dell’ “essere umano (soldato) in toto” ma piuttosto parlo di quelle specifiche abilita’ ( astraendole dal resto) che, due figure differenti, sviluppano per poter fare bene cio’ che fanno. Quindi nel caso del soldato la risposta istintiva-immediata “proteggiti ed uccidi” ( e quando sei in trincea…e’ vero che sei li’ sotto comando di qualcuno ma e’ anche vero che poi e’ l’istinto di sopravvivenza tuo personale che fa la differenza tra il rimetterci le penne o no a prescindere da qualunque ordine); mentre nel caso dello Scout “ricerca cio’ che c’e”. Ovviamente in ambito militare entrambi questi ruoli sono ineliminalibi, non e’ un discorso su come si dovrebbe condurre realmente una guerra. Piuttosto e’ un esercizio mentale per chi, erroneamente scambia le discussioni come una guerra da affrontare come farebbe un soldato (comandato dal tenente colonnello cevello). Quindi intendevo dire che possiamo prelevare ed astrarre da queste due posizioni uno specifico mind-set, un’attitudine “professionale”, diciamo, che ci possa aiutare a comprendere le discussioni in maniera differente ( soprattutto laddove un dibattito viene concepito come “una guerra” in cui l’opinione dell’altro e’ un’avversario da eliminare- a priori; senza tenere in considerazione che una discussione non e’ una guerra bensi’ puo’ essere un confronto). Concordo sul discorso della necessita’ che il popolo ha da sempre di cercare un untore-o-capro-espiatorio, pero’ io non userei mai l’espressione “metterci una pezza” perche’ cosi’ sembra che la psicologia fornisca giustificazioni laddove il suo compito originario e’ quello di dare libero accesso alle spiegazioni dei come e perche’, nudi e crudi. Che poi ci si possa servire della spiegazione psicologica per metterci una pezza poi quello si’, certamente hai ragione.

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      • Buongiorno, Judith,
        è la filosofia a dare libero accesso ai perché e ai per come nudi e crudi, spesso disconoscendo il concetto di verità, non la psicologia. Quest’ultima ha la funzione di individuare vuoti e suggerire come riempirli (demolizione, sgombro della macerie e ricostruzione, ma in sociologia si procede per rattoppi, passami i termini basici), alias metterci una pezza. Lungi da me creare polemiche ma la metafora del soldato la vedo inappropriata, ovviamente trattasi di opinione personale. Non vi è figura al mondo meno autonoma di un militare, nell’azione e nel pensiero, a un soldato che procede all’assalto diretto non è nemmeno consentito di pensare alla propria salvaguardia. Chi ha il dovere di spargere morte, pur rischiando la vita, deve necessariamente avere l’alibi della alienazione decisionale, è un problema di coscienza e di equilibri interiori. Quando esistevano le fucilazioni, un fucile in dotazione al plotone di esecuzione veniva caricato a salve, una pratica salva-coscienza. Per questo e altro trovo fuori sincro la metafora del soldato.

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      • Assolutamente. I come e i perchè vedono i propri natali con gli ionici e la ricerca dell’aletheia nasce e muore dentro la filosofia. Io amo la filosofia e le riconosco tutti i meriti che possiede quindi non potremmo essere più d’accordo! Ma io presupponevo i “come e i perchè” del modo in cui lavora la mente, non intendevo fare un discorso filosofico su cosa sia la verità. Più semplicemente parlavo proprio dei meccanismi mentali dell’essere umano,che nel mio discorso erano riferiti all’ ambito di pertinenza della psicologia. La psicologia, secondo me, non riempie solo vuoti (poi dipende da cosa tu intendi con riempire i vuoti, perchè magari stiamo intendendo diversamente questa frase) ma studia anche i processi dei come e dei perchè ed individua costanti. Attualmente con la psicologia conigitiva stiamo facendo passi da giganti e con la tecnica della neuroimmagine molti “come e perchè” hanno acquisito maggior senso al punto da poter parlare di una vera e propria “sistematizzazione” (che finalmente da piena dignità alla psicologia, l’ennesima disciplina delle scienze sociali che come la filosofia e sociologia sono state considerate reiette da alcuni). Del resto la mente è ciò che il cervello fa. I tuoi commenti mi fanno super piacere. Piuttosto che un “concordo” che resta sterile mi piace mille volte di più asvoltare agromentazioni contrastanti, la polemica è l’anima del dibattito e dello scambio di idee. Capisco che intendi e ti do ragione sul discorso della “spersonalizzazione” dell’individuo e sulla necessità di “estranearsi da se” per crearsi in alibi mentale. Non essendo mai stata in guerra ovviamente io posso solo fare speculazioni su cosa possa pensare o non pensare un soldato (e su questo non ci piove) ma per tornare alla mia allegoria non mi sento pienamente contraddetta, piuttosto trovando verietiero quelche stai dicendo penso piuttosto che il tuo discorso possa completare il mio, che gli si sovrapponga perchè evidenzia un aspetto decisamente più ampio del fenomeno laddove io però faccio riferimento solo ad una tendenza-istinto (ed unicamente a quella) e mi fermo solo a quella. Poi ovviamente se mi dici un esempio o calza al 100% in tutti i suoi aspetti o non regge, allora okey.. ma io non intendevo valutare l’aspetto “essere soldati” a 360° ma, come ho detto solo alla tendenza istintiva “attacca e distruggi” (norma d’azione del soldato -con motivazione intra o extra individuale-) e “esplora e risolvi dello scout. Ahahaha e per la cosa delle salve sì decisamente salva-coscienza xD

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      • dialogare con te è un piacere, tuttavia vivo nella ferrea convinzione che non schioderai dal tuo arrocco e io continuerò, sorridendo imperterrito, a non condividere la metafora del soldato. Giusto per conoscerci meglio, ho una certa parentela con la filosofia e la psicologia. Negli ultimi anni saranno emerse nuove intuizioni e novelli indirizzi interpretativi ma non credo cambieranno mai i punti cardini, né della filosofia né della psicologia, una scienza antica e una scienza moderna che hanno qualcosa in comune ma difficilmente individuabile.
        ti auguro buon week end

        alla prox

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