{La scelta & La Commedia} [Racconti strani]

 

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(Immagine presa da internet)

Si ritrovo’, d’improvviso, su quella strada. Era deserta. Solo il Niente tutto intorno. Stava camminando su di una striscia d’asfalto talmente lunga che non se ne vedeva la fine. Bianco a perdita d’occhio. Bianco asettico, di vuoto. Di desolazione. D’assenza. Non sapeva nemmeno lui da quanto tempo fosse in marcia. Poteva essere li’ da un minuto, da un’ora o forse era su quella strada da un anno. Non si sentiva ne’ stanco, ne’ affamato. Era come se lo avessero strappato da qualche luogo ed avesse ripreso solo in quel momento consapevolezza di se. Ma non sapeva da dove venisse. Non aveva ricordi di cio’ che era stato ( se mai qualcosa ci fosse stato prima di quel momento). Non sapeva dove stesse andando. Ma in quel momento , una voce gli disse “siediti” ed una sedia apparve.

 

***

“Figlio mio, ti ho strappato dal luogo in cui eri per portarti  qui, dove non esiste nessuno ieri, perche’ e’ tempo della tua scelta. Prendi questa scatola, ci troverai dentro due cassette, guardale con attenzione e quando avrai finito, torneremo a parlarci”.

Una vecchia Televisione a tubo catodico con un mangianastri incorporato, d’improvviso, stava la’ sospesa a mezz’aria, come appoggiata su di un pensile invisibile. Anche una scatola di cartone,d’improvviso stava la’, tra le sue mani. Lui l’apri’ e trovo’ effettivamente due cassette. Prese la prima, la inseri’ nel Tv e sullo schermo bianco e nero comparve una scritta: {Atto1}.

***

{Atto1}

Lui (si’, era lui). O quantomento il riflesso di se stesso. Lui era li’ in Tv e camminava. C’erano case e auto tutto attorno. Era in una citta’ ( si’, era una citta’).

Lui camminava tra le case e tra le auto di quella citta’ che scorreva placida. Una donna. (Si’, era una donna). Gli camminava accanto. Era bella, aveva i capelli ramati, crespi. Non aveva trucco sul viso. Proseguiva al suo fianco composta, ritirata in se stessa. Lui sapeva (sentiva) che c’era un legame tra loro.

‘Dobbiamo sbrigarci. l’appuntamento in clinica e’ alle 11,00 in punto’ Disse lei.

Cosi’ accelerarono il passo.

‘Non possiamo ignorare di nuovo il bollettino, lo sai? L’esenzione la si puo’ ottenere solo due volte di fila e questa sarebbe la terza” incalzo’ Lei, Beatrice (Si’ Lei si chiamava cosi’).

***

‘Voi siete i coniugi Warren?’ domando’ con una vocina stridula la segretaria alla reception.

Senza nemmeno attendere una risposta, brutale, scansiono’ il chip d’identificazione nella retina di Beatrice e subito dopo anche quella di Lui.

Un Bip confermo’ l’identita’ della coppia.

‘Il dottor Spencer vi sta aspettando, Siete GIA’ in ritardo!’ li rimprovero’ severa la donnina indicando loro l’orologio appeso alla parete che segnava le 11.05.

Entrarono nello studio del dottor Spencer e Beatrice, dopo aver stretto la mano a quell’uomo, quasi come fosse un rituale a cui era solita attenersi, senza imbarazzo, si levo’ i vestiti, rimanendo completamente nuda. Si sedette sul lettino da ostretrica. Le gambe poggiate sui braccioli, divaricate. Messa cosi’ era bellissima penso’ lui. In quella un moto di gelosia gli parti’ dal fondo dello stomaco quando realizzo’ che la compagna (perche’ si’, era la comapgna),  in quel momento stava oscenamente aperta e svestita di fronte ad un completo estraneo. Ma e’ un dottore, chiaramente non la osservera’ con malizia, ripete’ tra se e si calmo’.

‘Signor Warren prenda questa pillola e la mandi giu'” gli disse il medico.

Lui ubbidi’ e nemmeno sapeva perche’.

“Ora attendiamo faccia effetto…nel mentre dovrebbe  iniziare a levarsi i pantaloni”

“Mi scusi?”

“Signor Warren, so che non e’ piacevole. Non lo e’ per nessuno, glielo garantisco. E’ la prima volta per lei qui e lo capisco. Ma come ben sa e come e’ stato stabilito all’ atto della vostra nascita, lei e sua moglie siete individui geneticamente affini ed attualmente siete nel range d’eta’ giusta per poter far parte del programma. Mi creda e’ davvero un grande onore. E si sa purtroppo per riceve grandi onori si devono sopportare pesanti oneri, signor Warren. Si deve fare… e si deve fare ORA. Come spiegato nell’opuscolo riteniamo che “il vecchio medoto” sia piu’ adeguato. La nostra clinica si occupa di guidarvi in questo evento che, lo so, di per se, non e’ piacevole. Se preferisce possiamo anetestitazzarla ed usare l’approccio secondario che, come si puo’ evincere dai termini di contratto, e’ piu’ invasivo”.

“Senti, vuoi farci finire nel contenimento come i Jonson? Dobbiamo fare questa cosa, vedrai che dopo sara’ bellissimo” Disse Beatrice.

Lui non capiva. Qualcosa gli sfuggiva. Per amore della moglie lascio’ che il dottore manipolasse quell’innaturale ed incontrollabile erezione che, per via sel farmaco assunto, contro ogni volonta’ si era imposta tra le sue gambe. Era come se il suo corpo e la sua mente avessero smesso di comunicare tra loro. Poco a poco inizio’ a sentire il formicolio dell’orgasmo farsi strada tra frustrazione  e vergogna; sino a che, dopo l’ultimo colpo, non eiaculo’ tutta la sua amarezza in un contenitore di plastica. Aveva la nausea, si sentiva svuotato e violato, ma il peggio lo provo’ quando il dottore, con mano esperta e rapida, servendosi di una pipetta, inseri’ e spremette il suo seme tra labbra della sua compagna che, dal canto suo, osservo’ il dottore infilarsi tra le sue cosce restando impassibile. Era Svirilizzato, avvilito e confuso ma, quantomeno, libero di rivestirsi.

“Ecco fatto, Signora Warren, domani faccia questo test” disse porgendole una scatolina mentre lei si rivestiva “e se ancora non risulta positivo ci rivediamo domani alla stessa ora. Io ritengo che nel giro di qualche giorno al massimo, comunque, dovremmo ottenere il risultato sperato”.

“grazie Dottor Spencer”

“Signora mi chiami pure Virgilio”

 

Cosi’ i Signori Warren uscirono dalla clinica “Ripopolamento”. Lui voleva prendere la mano di Beatrice, abbracciarla. Aveva bisogno di sentire il contatto fisico, il corpo caldo di lei. Cosi’, istintivamente, la affero’ per un braccio cingendola a se.

“ma cosa accidenti stai facendo? Sei impazzito?” Beatrice lo scanso’ con un misto di paura ed incredulita’ nello sguardo.

“io non capisco, se dobbiamo fare un figlio, perche’ non possiamo semplicemente…perche’ tutto quel…perche’?”

“caro, sono le pratiche necessarie, non vedo come altro si potrebbe fare se non cosi’…”

Ed i due continuano a camminare freddi l’uno accanto all’altra.

[Era la citta’ Aurea.  Soppressi gli istinti e la sessualita’ ottima ed ineccepibile scorreva l’esistenza degli uomini. Non c’erano Eros ne’ Thanatos al comando, ma Razionalita’ efficiente e perfetta. Legami che non avevano bisogno di contatto fisico ma che cosi’ bastavano a se stessi. Restavano puri ed incorrotti, scervi da gelosie, passioni e bassi istinti. L’ “amore” era un ottimo razionale. Irreprensibile scelta basata sul solo incastro mentale il cui fine era la concordia e l’armonia esistenziale. La coppia non era forma socialmente perfetta ma un’opzione, una delle tante. La gente era felice perche’ nient’altro conosceva e di null’altro aveva bisogno. Ognuno era un ingranaggio necessario ma non sufficiente, indispensabile ma sostituibile, impeccabilente collocato. I piu’ nascevano perlopiu’ per lavorare e pagare le bollette. Alcuni venivano scelti come riproduttori per scongiurare l’estinzione e, come disse il dottore: per tutti era un onere ed un onore ( ma i piaceri erano altri).  Alcuni pero’ sapevano anche stupirsi del blu del cielo, del sapore del cibo, dell’ affascinante equilibrio della natura.Non esistevano uomini o donne, solo individui].

La cassetta numero 1 termino’.

***

QUella cassetta non spiegava proprio nulla. Nel vuoto del silenzio, lui rimase solo con i suoi interrogativi. QUindi dove si trovava? Da dove veniva? Perche’ era li? Di chi era quella voce di prima? Tra cosa avrebbe dovuto scegliere? Era da solo li’ o c’erano altri come lui? Beatrice era vera o era frutto della sua immaginazione? Erano ricordi quelli che aveva visto? Non lo sapeva. Non sapeva niente.

“Dove sei? Fatti vedere!” Urlo’.

Silenzio.

“Fatti almeno sentire! Ti prego spiegami! Dove sono? Qual e’ il senso di tutto questo? Dove mi trovo? Perche’ vuoi che veda queste stupide cassette?”

Silenzio.

***

Le cose erano cosi’ e non altrimenti. Non aveva nessun’altra opzione: non poteva che andare avanti se non per quella via: cosi’ inseri’ la seconda cassetta nel mangianastri del Tv e, come la prima volta, lo schermo si accese e comparve una scritta: {Atto2}

***

{Atto2}

DI nuovo Lui nello schermo.  Non piu’ una citta’ ma giacigli e capanne fatte da mattoni di fango e legno tutto attorno. C’e’ una coppia tra gli arbusti, gemono stretti uno all’altra. Una dozzina di bambini corre loro accanto. I fanciulli per un istnate li notano ma poi , incuranti, tirano dritti continuando il loro gioco. Una donna sta camminando nella sua direzione. E’ Beatrice. I suoi occhi sono diversi, brillano di una luce strana.

“Ehi tu! Non ti ho mai visto da queste parti…” Lei gli si avvicina.

(Gli e’ vicina piu’ di quanto lui si aspettasse) Gli passa una mano sul petto, lo squadra, gli gira attorno.

” Sei nuovo” sibila con voce sensuale mentre gli annusa il collo.

Il fiato di lei gli fa salire un tiepido brivido dal fondo della colonna vertebrale. Beatrice lo prende per mano e lo porta sul alto della strada. Lo guarda, gli si accovaccia in grembo. Lui sente le natiche della donna premere sul suo membro che non s’attarda a reagire a quel contatto. Lui si sente elettrizzato. Sente il sangue affluirgli tra le gambe e la sua mente si offusca. Senza nessun preambolo, lei gli slaccia i pantaloni, divarica le gambe e sollevando la gonna lo fa scivolare dentro di se. Lei e’ calda, accogliente. E’ una sensazione incomparabile. Dimena i fianchi poggiando le mani sulle spalle di lui, mentre lui la tiene per la vita. Lei spinge sino a che inclinando la testa all’indietro non esplode. Una volta, poi una seconda seguendo il medesimo rituale. Le si dipinge un’espressione che sembra di dolore sul viso, reclina il capo e lui la sente contrarsi mentre lei gli affonda le unghie nelle carni. Poi ad un tratto, incontenibile, dilaga anche l’orgasmo di lui che riempie Beatrice, per un istante ebbra e saiza. Lui si sente appagato, rilassato. E’ molto meglio questo mondo, pensa Lui guardandola. Si appoggiano l’uno all’altra per un breve istante, con il fiato corto. Lui vorrebbe abbracciarla, cosi’ si allunga per baciarle le labbra e stringerla

” Ma che diamine fai” gli urla lei mentre si ritrae. Beatrice si alza, lo scavalca, lasciandolo la’ seduto ed incredulo. Lo sperma le cola tra le cosce e lei con le mani lo spalma per ripulirsi, poi si asciuga le mani nella maglia e senza nemmeno voltarsi se ne va.

“E tu chi diavolo sei? Cosa ci fai qui?” Un uomo lo osserva dall’alto mentre Lui e’ ancora seduto tra i cespugli con i pantaloni slacciati.

“Ti sei accoppiato con una delle mie femmine?” gli si avvicina, si china, gli annusa i genitali e senza nemmeno aspettare una risposta gli assesta un colpo in pieno viso.

Lui sviene. E resta li’ totalmente solo.

[Era la citta’ Oscura il cui equilibrio volubile seguiva la legge del “piu’ forte”. C’erano branchi di uomini e donne. Matriarche o PAtriarchi al comando. Si trattatava sovente di Maschi o femmine fisicamente predominanti o mentalmente carismatici capaci di attirare attorno a se cerchie di partner sessuali. Ma gli equilibri erano fragili e nessun potere durevole. Ogni giorno gli uomini si muovevano guerra tra loro. Eppure sotto il comando dell’istinto e delle passioni la gente trascorreva un’esistenza felice (e felicemente lasciva) . Del resto nient’altro conoscevano e men che meno di altro avevano bisogno. Non esistevano lungimiranza, premeditazione o calcolo nei rapporti, solo impulsi e riflessi che nessuno mai si poneva il problema di controllare. L’amore era trasporto, eccitazione ed impeto della durata d’un orgasmo. Raggiungeva il suo picco e si eclissava per rinascere ogni volta. Regno di guerre e sofferenze ma qui più che in ogni posto anche di profondi gaudi e soddisfazioni. Tra loro si odiavano ed amavano con immenso trasporto. Eppure l’esistenza d’ognuno nel suo complesso era solitaria perche’ nessuno s’interessava mai realmente a nessun altro, ciascuno non poteva far altro che bastare solo a se stesso].

***

“Ora è tempo del terzo atto” disse la voce

***

{Atto3}

Una donna, sdraiata sulla schiena, nel letto di una sala parto spinge con tutte le sue forze. SPinge fuori di se una nova vita. Butta fuori una nuova creatura dandola in pasto al modo, lasciandola nella fauci di un destino che probabilmente la guardera’ muta, lasciandola preda del dolore e delle scelte ( spesso sbagliate, estreme, imprecise). Lasciandola abbandonata e smarrita a recitare un ruolo, mentre vaga per una via( non sempre dritta), sospesa tra ragione e follia, cuore e mente.

Si risveglia e nasce tra le grida, nel caos, nel sangue, stanco ed affamato e tra le lacrime della madre un piccolo essere. E’ un maschietto, grinzoso e sporco di muco. L’ostetrica lo pulisce, lo soppesa, lo misura. Lo avvolge in una coperta azzurra e lo restituisce per la prima volta alle braccia della madre.

“Lui e’ Dante” dice lei piena d’orgoglio e tra i singhiozzi, mentre stringe la mano del compagno in quella piccola stanza d’ospedale con delle stelle disegnate sulle pareti.

[Da qui inizia il tuo viaggio, da qui inizia la tua scelta (e la tua commedia)]

{E da dove parte tutto questo tutto se non da una selva oscura?}

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

31 pensieri su “{La scelta & La Commedia} [Racconti strani]

    • Grazie mille *__* questo racconto è nato da un dibattito nato su un discorso “per assurdo”.. “se per assurdo ti dicessero scegli tra amore senza sesso” o “sesso senza amore”…ma poi il discorso è degenerato xD

      Piace a 1 persona

      • Hai ragione ci sono delle similitudini! Comunque mi è piaciuto molto quel tema (quanto le hai dato?) Scusami se commento qua ma sono dal cellulare ma di là mi chiede mille dati o non mi fa commentare.

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      • Non mi ricordo. Sicuramente dieci, ma potrebbe essere che abbia aggiunto qualche +: in casi eccezionali lo facevo, e ogni più valeva un punto, per cui quando facevo la media questi voti li contavo come 11, 12 o 13. Poi facevo anche il contrario: lì i voti esistenti vanno dal 5 al 10, non è che gli altri non si possano dare: proprio non esistono, alla stessa maniera in cui nel nostro sistema non esiste il 15 o il -3. Per cui se in un test di grammatica superi il 50% prendi 5, se superi il 20% prendi 5, se superi lo 0% prendi 5. Cosa che io ritengo profondamente ingiusta e anche immorale, oltre a rappresentare un disincentivo: se tu mi superi il 15% delle difficoltà e prendi 5 e poi studi e studi e studi e arrivi al 45% e prendi lo stesso voto, dici ma chi diavolo me lo fa fare di farmi il mazzo? E quindi davo 5-, 5- -, 5- – -, e ogni meno era un voto in meno. I ragazzi lo sapevano ed erano d’accordo, e ogni volta che il voto aveva un meno in meno, sapevano di avere fatto un buon progresso e avevano quindi la prova che valeva la pena di impegnarsi.
        Tornando al tema, notevole anche come abbia le idee chiare sui rapporti fra donne e uomini, a 13 anni.

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  1. Alla fine sembra che la nostra via evolutiva non sia andata troppo male. La cassetta numero due e’ interessante, un popolo accogliente se non ci si allarga troppo. Come modo di salutarsi e’ amichevole, anche se ricorda un po’ gli approcci di quelle scimmie dal naso rosso, comunque rispettabili. Io ho assistito ad una uscita dalla selva e sono ancora incredulo. Era pure colpa mia, poi, o almeno così si dice. Questa e’ una tripla matrioska! Ma ci sono altre cassette?

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    • Ahahah con “era colpa mia” mi hai stesa. Comunque per il momento le cassette le ho terminate.. ma poi chissà. Io penso che preferirei il mondo due comunque.. ha diversi contro, è vero.. ma almeno è intenso!

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