Traguardi {in}visibili

bolt-10-1605377_0x410.jpg*(molto) liberamente ispirato ad una storia vera*

-non ce la faccio più Tabot. Non ce la faccio. Per favore fermiamoci un momento…

-Rudo alzati, focalizza il motivo per il quale ci stiamo allenando. Tienilo fisso nella tua mente. Lo vedi? Dimmi lo vedi Rudo?

-Lo vedo Tabot, lo vedo. Ma mi bruciano così tanto le gambe…

-Okay allora facciamo 5 minuti di pausa.

-Tabot ma tu credi davvero che potremmo riuscirci?

-Certo che potreMo riuscirci. Ci alleniamo da tutta la vita. Ci alleniamo da quando siamo nati. Dimmi Rudo Tu non corri forse da tutta la vita?

-sì Tabot, è proprio vero… è tutta la vita che corro.

-Pensala in questi termini: immagina che quella sia la tua corsa finale. Immagina come se tutta la tua vita dovesse concentrarsi lungo la linea del traguardo. Immaggina che appena avrai valicato quel confine sarai Li.Be.ro….LIBERO Rudo. Capisci che vuol dire?

-sì Tabot, lo capisco.

-E sai perchè Rudo? Perchè se vinciamo questa gara, cambierà tutto. È questo quello che devi pensare.

-sì Tabot io ci credo. Dobbiamo farcela.

-Rudo ci sono due tipi di evenienze nella vita: quelle in cui non puoi fare niente e quelle in cui puoi fare tutto. Ora noi stiamo aspettando la convocazione e per questo non si può fare più niente. Quel che è fatto è fatto. Possiamo solo aspettare. Ma se veniamo convocati Rudo… se veniamo convocati! Ah! Non è per una gara qualunque qui in Camerun, non per una Gara in Africa… ma per i Com.mon.wealth Games… i Commonwealth Games capisci? Allora è lì che c’ è la nostra chance.. di poter fare tutto. Di poter DARE tutto. Per tagliare il NOSTRO traguardo.

-sì Tabot, il NOSTRO traguardo è l’unica cosa che conta ora. Dai mi sento pronto Tabot. Alziamoci e continuiamo gli allenamenti.

*proprio quella sera i due Atleti ricevettero una telefonata da parte di un membro della federazione dei Commonwealth Games che annunciava la convocazione ufficiale di entrambi ai Giochi sportivi del 2018*

‘Dal 4 al 16 Aprile sulla Gold Coast, tutto pagato dagli sponsor. Vi arriverà una mail con la reservation dei posti aereo. Uno chauffeur vi verrà a prendere in aeroporto e vi porterà direttamente allo Sport Village. Dovete solo preparare le valige..mi raccomando non più di 30kg e prendere l’aereo il 2 Aprile… ah e allenarvi duro, naturalmente” aveva detto loro il tizio al telefono ridacchiando. Allenarsi duro. Certo che si sarebbero allenati duro. Era tutta la vita che si allenavano duro.

Rudo era il più grande di 7 fratelli. Nato a Buea. La sua famiglia non navigava di certo nell’oro, anzi. Prima che potesse arrivare a compensare il suo scarso acume con un briciolo di cultura i genitori gli fecero lasciare la scuola. Per aiutarli a sfamare tutte le bocche che avevano messo al mondo, non appena poterono lo mandarono a vendere gli arachidi. Non che fosse colpa loro, non c’era scelta. Ogni mattina da prima che iniziassero a spuntargi i peli, aveva imparato a trasportarsi un buon 40kg di Arachidi di corsa su un carretto tremolante sù sino alla collina e da là giù fino alla piazza del mercato. Già aveva gambe e spalle forti quando per caso incontrò Tabot. Tabot aveva 17 anni all’epoca mentre Rudo 18. Tabot era uno di quei ragazzini fortunati che aveva potuto terminare gli studi e prendere il diploma ma non era abbastanza ricco nemmeno lui per andare avanti. Ma Tabot era svelto, sia di mente che di Gambe. Era cresciuto a pane e Bolt. Forse se fosse nato nella parte giusta del pianeta sarebbe diventato un ingegnere o un astronauta… o presidente degli stati uniti, così gli diceva sua madre mentre mescolava il pentolone pieno di sangah. Però il sogno di Tabot era diventare un atleta olimpico. Aveva sentito tante storie di atleti scappati dalla povertà grazie al proprip talento sportivo e se non poteva studiare, poteva correre. Contagiò anche Rudo con le sue “stupide diavolerie da perditempo” (così le chiamava la mamma di Rudo). Tabot prese Rudo sotto la propria ala e gli insegnò tutti i segreti del mestiere. Iniziarono ad allenarsi insieme. A 17 anni e mezzo Tabot aveva iniziato a lavorare seriamente anche lui. Non più lavoretti qua e là dopo scuola. A tempo pieno faceva gli impianti elettrici con il padre Uzoma. Ma continuò a correre. Entrambi continuarono gli allenamenti e da lì iniziarono a partecipare alle medesime competizioni ma non c’era competizione tra loro. La vittoria di uno era la felicità dell’altro. Sì sembra una cosa melensa me era davvero così, non è forse questo il senso dell’amicizia? Ovviamente all’inizio era poca roba, tutte garette locali ma arrivavano a piazzarsi sempre tra i primi 3. C’era indibbiamente del talento da atleti che scorreva loro nelle vene. Attitudine naturale che si mescolò con il duro lavoro. In pista e nel cuore erano due velocisti. E poi arrivarono le prime gare di spessore, le vittorie nazionali e dopo quelle gli sponsor e i primi guadagni che fecero per la prima volta la felicità dei genitori di Rudo. “Abbiamo sempre creduto in te” gli dissero dopo aver arraffato la busta con i soldi vinti ad una gara. Era troppo complesso per loro cercare di essere fieri dell’uomo che era diventato il figlio ma almeno riuscivano ad esserlo in qualche modo del suo denaro, e a Rudo andava bene anche così. O meglio non riusciva pienamente a cogliere la differenza. Poi la notizia della possibile convocazione per i giochi sulla Gold Coast ed avevano buone chances entrambi. I genitori di Tabot erano fieri davvero, forse lo sarebbero stati anche se il figlio avesse passato tutta la vita solo a fare impianti elettrici. Comunque anche se ne avessero convocato solo uno, l’altro si sarebbe spacciato per il coach e avrebbe trovato il modo di imbarcarsi… iniziava da lì l’ideazione del piano… d’allenamento. Ed ora eccoli là sulle ali del vento Tabot e Rudo in volo verso il Queensland. Ora riesci a vederli? Si riposano perchè sanno che quello è uno di quegli eventi della vita in cui non si può fare niente ma si stanno preparando per fare tutto. E sarà allora che inizierà la loro corsa e saranno così veloci che non li vedrai più.

Ora sono arrivati allo sport village. È la cosa più lussuosa che abbiano mai visto, il clima è perfetto, la gente sorride. È proprio la terra delle opportunità.

Signori i campi di allenamento sono sul retro dell’hotel. Vi aspettiamo domani nell’ufficio che si trova al blocco B per l’iscrizione alle gare, per il mometo benvenuti e buona notte” gli dice il Sir. attempato alla reception.

Poi Rudo e Tabot arrivano in camera ma non disfano le valige. L’ora è tarda e tutto è buio.

-Ti senti pronto Tabot?

-Mi sento nato pronto Rudo, non sono mai stato così pronto.

Spengono la luce ed iniziano a sperare che quella notte non vi sia troppo silenzio.

***

Rudo e tabot hanno ora iniziato la loro corsa, sono concentrati ma hanno il cuore in gola. Si sono allenati per essere veloci (ma non per dire addio a tutto ciò che conoscevano). Ogni fibra del loro corpo punta ora verso il traguardo.

-Ci siamo quasi Rudo, lo vedi il momento del tutto?

Due ombre sfrecciano silenziose….con la valigia sulle spalle, coperte nella notte. Hanno tanti sogni in testa e sono finalmente arrivati nella terra delle opportunità, non torneranno più indietro. Passano davanti alla reception non visti, scavalcano il cancello ed iniziano a correre liberi verso il LORO traguardo.

Li vedete ora?

Sapete, non tutti i sogni hanno la forma che ci si aspetta ed io lo so che questo forse non era quel che vi aspettavate voi. Mi domando però se invece i sogni di Tabot e Rudo sono poi stati come loro se li aspettavano…

Li avete visti correre? Si sono allenati così tanto per arrivare a quel punto.. essere così veloci per diventare invisibili. Io non lo so se i loro sogni si siano realizzati davvero ma quel che è certo è che da allora nessuno li ha più visti.

L’abbraccio {del seprente}

{Huston abbiamo un problema}

-Salve dottore, scusi se la chiamo a quest’ora ma sono davvero disperata, spero che lei possa aiutarmi…

-Signora, si calmi. Innanzitutto mi spieghi qual è il problema.

-Sono 4 settimane che Huston non mangia. Ho provato di tutto ma niente…

-Huston sarebbe il suo cane?

-No, è il mio Boa.

-Ah un Boa… guardi non sono specializzato in animali esotici ma vedrò di fare del mio meglio. Le fisso un appuntamento per domani in studio e diamo un’occhiata al suo Huston, okay?

[Il giorno dopo]

Ah eccola signora! Ammetto che oggi ero proprio impaziente di incontrare lei e Huston. Sa i boa o in generale i serpenti non sono animali da compagnia così comuni! Pensi che esercito da 8 anni e in tutta la carriera me ne saranno capitati 4 al massimo.

Eh dottore, l’ignoranza! Le persone preferiscono i gatti o i cani perchè dicono siano più affettuosi. Ma non è vero. Huston con me è affettuosissimo. E poi è intelligente sa! Io credo proprio che abbia persino capito come si chiami! Pensi che talvolta lo chiamo per nome e si gira!

Signora… questo pare molto grazioso…ma è improbabile, i serpenti sono privi della membrana uditiva. Percepiscono le vibrazioni tramite terminazioni nervose che passano dalla mandibola a.. sì be diciamo l’orecchio…ma in realtà sono parzialmente sordi. Ed in ogni caso visto il livello di sviluppo del cervello di un reptilia è improbabile che Huston sia sufficientemente evoluto da avere consapevolezza di se o del proprio nome.

Oh no, no dottore… lei si sbaglia, è prevenuto! Lo dice perchè non ci ha mai convissuto…ma mi creda.. io parlo così perchè ho visto quel che ho visto. Un conto è studiare un animale sui libri e vederlo così dieci minuti in ambulatorio… ma viverli è tutta un’altra storia…

Okay signora, è come dice lei…ma si ricordi solo che sono animali che hanno una natura particolare…agiscono secondo una logica interna differente rispetto a quella che può essere tipica dei mammiferi che ad esempio sono soliti accudire la prole…quindi spesso è semplice attribuire loro stati che in realtà non gli sono propri…comunque dai….diamo un’occhiata al nostro Huston!

*la signora tira fuori da uno scatolone di cartone un Boa Constrictor di almeno 4metri*

-accidenti. Me lo ero figurato più piccolo… quanti anni ha?

-Ha 13 anni e mezzo.

-Beh i boa in cattività vivono sino a 20-30’anni. Quindi data l’inappetenza possiamo escludere tutte le complicazioni legate alla vecchiaia..il suo è senza dubbio maturo ma non ancora anziano. Ha avuto altri problemi d’alimentazione o complicazioni d’altro genere prima d’ora?

-No dottore, guardi sino ad un mese fa mangiava tranquillamente. Io una volta ogni 2 giorni passavo dal negozio d’ animali e gli prendevo una cavia fresca. Sa non ha mai accettato di mangiare i surrogati il mio piccolo Huston. Solo prede vive. E non ha idea di Quanto mi costi… ma vale ogni centesimo, sa? Poi ormai è diventato uno di famiglia. Si è proprio affezionato a me. Ed io beh…io penso che ormai dopo 13’anni insieme non riuscirei più a dormire senza sentirlo accanto…siamo praticamente in simbiosi

-Aspetti un secondo…forse ho capito male….intende dire che dorme con il serpente? Non lo tiene nel terraio?

-Ma che è pazzo? No, no.. Huston è abituato a girare libero per casa da quando è piccolo. Poi non so aveva forse 5 anni più o meno e… una notte è venuto nel letto con me, mi si è arrotolato addosso e da allora abbiamo iniziato a dormire insieme. Doveva vedere come era dolce… mi si arrotolava attorno, mi abbracciava… e così è diventata un’abitudine per entrambi.

-Signorina.. io non vorrei sembrarle brutale. Non vorrei proprio essere io a dirglielo… ma penso di aver capito come mai il suo boa ha smesso di nutrirsi. Innanzitutto deve sapere, come ho cercato di spiegarle poc’anzi, che nei rettili e negli anfibi mancano tutti quei comportamenti legati al “prendersi cura dell’altro”, non è un discorso di “cattiveria” ma di struttura cereblare e differenti meccanirmi evolutivi. Tutto qua. Se ad esempio lei vede un sauro che lecca un altro sauro, da mammifero empatico quale è magari magari crederà di poter attribuire all’animale un “sentimento” d’affetto… laddove in realtà per un sauro il leccare è sinonimo di testare lo status riproduttivo del potenziale partner. Questo per dire… che quelli di Huston non sono esattamente abbracci come vorrebbe intenderli lei. Io le chiamarei piuttosto “prove”. È un comportamento tipico della categoria constriptor. Sono infatti 8 anni e mezzo…. che Huston segretamente la sta misurando e credo proprio che da circa un mesetto il suo Boa si sia reso conto di essere sufficientemente grande per… insomma… per prepararsi al grande banchetto… in cui lei secondo le intenzioni di Huston dovrebbe diventare la portata principale.

[Dottore mi aiuti, il serpente non {MI} mangia]

{Morale: puoi provare a cambiare le cose, ma non puoi cambiare la natura delle cose}

Racconto {Gelato sulle panchine di Roma}

Martina va di fretta (anche se e’ il suo giorno libero). Le promesse d’impiego stampate a lettere sgargianti sul volantino del corso di laurea che aveva scelto anni prima sono ormai un lontano ricordo. La sua realta’ da stagista neolaureata le comunica ad ogni angolo che nessun 110 e lode sarebbe stato, almeno per i successivi 4 anni, sufficiente per stabilire alcun tipo di proporzionalita’ tra l’impegno profuso e ricompensa lavorativa. Ma del resto, avrebbe forse avuto alternative? No, non sentiva di averne. E quindi, come recitava l’immagine raffigurante un pesce impresso sul poster che i colleghi piu’ anziani, molto gentilmente, le avevano appeso dietro la scrivania il suo secondo giorno in ufficio: “Zitta e Nuota”. Loro le avevano regalato quel poster ridendo, anche se gia’ allora le era sembrata ( e, poi scopri’, non a torto) un’attestazione di nonnismo bella e buona. La vita lavorativa era decisamente dura! Ma soprattutto poi era davvero quella la strada che desiderava percorrere?

Quanto alla sua vita sentimentale? Non ne parliamo nemmeno! Quella di duro non aveva piu’ nulla, era piuttosto insipida, inconsistente, una banderuola che fluttuava tra le contingenze, insomma: un totale disastro. Con Mattia quasi non ci litigava nemmeno piu’. Farci l’amore poi…meglio evitarlo, quando possibile. Il vedersi era diventata piu’ che altro un’ abitudine. La loro non era piu’ una relazione era un buco nero, un concentrato di routine allo stato puro che aveva risucchiato via ogni entusiasmo nello stare isieme. Una storia ridotta ad una sequenza di abitudini che si ripetevano sempre uguali a se stesse (e dalle quali nessuno dei due, per un motivo o per l’altro, aveva forza, voglia o coraggio di staccarsi). Ma, forse, dopo 10 anni insieme e’ cosi’ che dovrebbe essere…pensava Martina. Forse questa e’ la differnza tra “amore” ed “innamoramento”. La differenza tra il fuoco che brucia e la cenere che resta, la normale evoluzione di un rapporto, si’ deve essere cosi’. Questo, almeno era cio’ che ripeteva a se stessa e alle sue amiche, quasi a volrsene convincere.

Per arrivare prima all’ ufficio postale, quella mattina Martina si ricorda che puo’ tagliare per il parco. Quel parco lo conosceva bene ….un tempo, quando aveva ancora le energie per uscire con gli amici, ah che bei momenti! Mentre sospira si guarda attorno. Ed e’ allora che il suo sguardo si posa su di un maglioncino lilla appoggiato su due spalle rotonde. E’ una signora anziana. E’ sola. I pochi capelli, candini e spettinati sembrano lunghi. Li ha raccolti sulla nuca a formare un piccolo nido e lei sembra un pulcino appollaiato sulla panchina.

*Gli sguardi delle due donne si incrociano e sul viso della signora si dipinge un sorriso*

-Ehi giovince’ che c’hai n’attimo?

-Signora sono davvero di fretta…ma mi dica!

-che me lo piji un gelato da 2 euri tutto nocciola che non ja faccio a cammina’?

Martina osserva il braccio teso della signora che le porge 5 euro, si morde il labbro inferiore un po’ spazientita ma poi nota la mano tremolante della donna e la pelle macchiata, segnata dal tempo, le dita nodose strette attorno alla banconota le sembrano d’un tratto cosi’ delicate che pensa che le si potrebbero spezzare sotto il peso della carta. In quella sente il cuore che le si stringe per la pena e allora si lascia andare ad un sorriso piu’ dolce.

-Si’ va bene dai. Coppetta va bene?

– Si’ pe’ favore si voi pijalo pure pe’ te. Te lo offre nonna.

-Eh mia nonna, non c’e’ piu’.

-quanti anni aveva?

-94 ma alla fine che ci si puo’ fare…Penso che la sua vita se la sia fatta…

– Sa io ho gia’ 87’anni pero’ penso che se non fosse pe’ ste gambe… e pensi abbia fatto na vita felice?

-Sa che non ci avevo mai pensato? Non lo so, forse si’. Ma non del tutto… alla fine nessuno e’ mai del tutto felice, no? E” tutto un compromesso…

-Nun so. Pe’ me uno o e’ felice o nun lo e’. Se non sei felice cagni.

-Ha nipoti?

-Si’ Due. Uno sta fori, a Londra. E l’altro m’ha detto “nonna mettite wazzappe sur telefono cosi’ te manno le foto e se vedemo”

-Ah sta lontano pure lui?!

-Nsomma…io sto alla Scala A, lui alla C. Mejo veni’ diretto n’te pare? E’ mejio n’a foto d’a crostata o na’ crostata vera? Ma lo capiranno eh. Lei e’ sposata signori’?

-No e non ho nemmeno intenzione…

-Manco io me so sposata.

– E si e’ pentita o ne e’ felice?

– Felice. Felice perche’ a che serve sposasse se non ci si ama? Io non me so sposata na so stata (e so) amata ancora. Tanto. Ma da un uomo solo eh. Io e lui avemo girato er mondo co du lire, pure coi bimbi piccoli. Non c’e’ stato un giorno che non mi ha dato almeno un bacio. E’ l’omo della mia vita.

-Siete insieme da tanto?

– Tutta una vita. Io ero ragazzetta più piccola di te. L’ ho scelto tra tanti sa. Sapesse in quanti me facevano a corte! Poi a quell’epoca te sposavi co un attimo… ma io avevo scelto lui, co eravamo scelti.

-Insolito che abbiate avuto figli senza sposarvi a quei tempi.

-uh insolito? Sapesse signori’ quante me ne ha dette mi madre! E tutte e male lingue c’ho affrontato!

-Come vi siete conosciuti?

-io facevo a sarta e lui era sordato. Io cucivo le giacche pe l’esercito. Lui veniva tutti i giorni alla bottega. Pè vedere come andava la cucitura delle giacche… diceva. Non l’ho mai creduto! Ma Era gentile, era diverso. Subito l’ho capito. Me so innammorata co due appuntamenti. “Io te amo ma non te sposo”mi ha detto. Pe quei tempi era rivoluzionario eh. Pe me poi era n’rischio. Pero’ sa che c’e’? Che c’aveva l’occhi boni ed io quanno m’ha detto così l’ho creduto. Sa perchè? Perchè Mi aiutava ad amare me stessa. A essere me. Io pe questo me so fidata. Che se fosse durata 3 giorni sarei stata felice lo stesso perche’ ero cosi’ contenta. A 87’anni signori’ io so ancora amata. Perche’ l’amore vero nun more manco se mori te ma soprattutto so felice de a vita c’ho fatto. Lui oggi dopo 50’anni sta ancora con me…io lo sento che ce sta, me lo sento proprio. Delle volte e’ come se mi abbraccia. È morto da poco sa. Ma nun m’ha lasciata sola. L’omo mio il giorno che e’ andato al creatore ha detto che se sentiva stanco, che non ja faceva piu’ co’ l’ossiggeno. Ma era il core che non ja faceva piu’. Eh ce credo! Se lo semo consumato! Le litigate se sprecavano! Ma quanto s’amavamo….M’ha chiesto si ero felice. Poi non ha piu’ parlato e ho visto il viso che cambiava e L’ho capito che me stava a lascia’. Je l’ho detto mentre je accarezzavo la mano “se sei stanco vai. Tanto te raggiungo presto. inseparabili come semo. E Je’ ho detto che si’ ero felice, tanto”. Lui a quer punto m’ha fatto un sorriso. Sa signorì era proprio quel soriso che me faceva n’nammora’ tutti i giorni. Cosi’ e’ morto, sorridendome. Una vita gajarda pero’ a nostra . So stata felice davvero. E io so felice ancora sa? Nonostante tutto. Perche’ ne a vita o sei felice o non lo sei. E se non sei felice cagni. E te sei felice?

*tratto da una storia vera capitata a Martina*

{Appuntamento all’angolo}

《E dimmi come era lui?》

《Ah lui… lui aveva un neo bellissimo al lato destro della bocca. Era nascosto sotto la barba. Sai, in realtà in pochi sapevano lo avesse. Era una specie di segreto. Io lo baciavo sempre in quel punto e lui socchiudeva gli occhi e faceva un sorrisone! Larghissimo! Sollevava il mento e serrava le labbra. I lati della bocca si tendevano all’insù e gli si formava una fossetta sulla guancia. Solo da un lato. Io lo guardavo e aveva l’espressione così beata! Se qualcuno mi avesse chiesto “Dove, nel mondo, ti senti più felice?” Io, te lo giuro, senza nemmeno pensarci un secondo avrei risposto su quel suo neo!”.

Che poi sai…credo di poter dire che quello fosse il nostro punto d’incontro preferito.

Dopo una mattinata distanti, ogni pomeriggio avevamo appuntamento fisso all’angolo destro {delle sue labbra}》