L'{inutile} affanno della mosca {che si crede} in trappola

sketch1528896115767.pngTalvolta ci comportiamo come mosche.

Intrappolati dietro una finestra con il desiderio di uscire, in preda al panico continuiamo a sbattere la testa contro il vetro e ci affanniamo sprecando un sacco di energie inutilmente… quando bastebbe calmarsi e fare un voletto all’indietro per rendersi conto che la soluzione era solo pochi centimetri più in là.

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Felicità {in crema}

Il Viaggio per contrastare il consumistico ideale di bellezza {tristemente} irraggiungibile

Talvolta mi specchio e fisicamente non mi piaccio. E’ così  che inizio a pensare alle cose che desiderei cambiare del mio aspetto se, come in una tra le più classiche favole disneiane, d’improvviso apparisse una fata madrina e mi desse la possibilità di modificare tre parti del mio corpo istantaneamente. Intatti, un solo desiderio (“fammi figa”)potrebbe non essere realmente efficace (e non perchè io sia un caso del tutto disperato, almeno così vorrei credere)

Del resto “essere figa”( in senso lato) che significa? È proprio questo il problema: il motivo per cui non potrei chiedere genericamente ad una fata di farmi semplicemente bella è che prima di tutto si dovrebbe stabilire bella “per chi?”, “per quando?”, “per dove?” (E bella “per quanto?”, perchè mica si può essere belli per sempre).

Partiamo, per esempio, dal presupposto che magari la fata possa avere in mente un canone estetico vecchio di cinquecento anni (perchè essendo fata potrebbe avere anche più di cinquecento anni) e se le chiedessi semplicemente: “rendimi figa” mi farebbe, magari, con le fattezze della Venere di Botticelli…ed in sostanza le avrei chiesto “fammi istantaneamente ingrassare almeno 7kg” (il che sarebbe pura follia, considerati i canoni estetici odierni). Ma ammettiamo pure che la fata, per modellarmi, prenda ad esempio canoni contemporanei, magari il bello per lei potrebbe non essere altrettanto bello per me. Del resto, mica possiamo dimenticarci che la fata è un essere non-umano i cui canoni estetici potrebbero non c’entrare niente con quelli di un comune essre umano. Pensa, infatti, a cosa accadrebbe se ad un extraterrestre verde con le branchie venisse chiesto di modellare la sua compagna ideale. Probabilmente la sua scelta ricadrebbe su due branchie perfette sotto una pelle di squame verodognole… il che poco si confa’ a quel genere di caratteri sessuali percepiti come appetibili (e quindi belli) per noi esseri umani (magari esclusi alcuni, le perversioni umane han forme strane). Ma mettiamo pure che la fata abbia in mente canoni estetici simili a quelli umani, anche tra uomini con canoni estetici (che ber brevità definiremo) “nella norma”, esistono consistenti “differenze soggettive”. Quindi, per questo, finiremmo o con me non realmente soddisfatta o ci ritroveremmo a riolvere il tutto con: fammi il naso di Tizia, le cambe di Caia, etc… e i desideri, solitamente, son sempre e solo tre. (E poi diciamoci la verità: modificate 3 cose poi ne verebbero in mente almeno altrettante e alla fine non si sarebbe soddisfatti per niente). Se fosse, però, una fata capace di leggere nel pensiero, potrebbe automaticamente sintonizzarsi con le mie preferenze per farmi esattamente come vorrei essere. Però, a quel punto sarei soddisfatta ma per quanto? Cinque minuti? Cinque ore? Cinque anni? Con il tempo invecchierei e tornerei a non piacermi o forse probabilmente anche prima di invecchiare saprei trovatmi altri difetti, altrove, perchè del resto quel che ti rende insoddisfatto di te, spesso e volentieri, non è realmente il tuo corpo: sei tu. Ed io penso che questo “tu estetico” (=capacità di piacersi fisicamente) certo, dipenda dalle attitudini personali ma che sia costantemente messo a dura prova, oggi più che mai. E con questo non voglio dire “se io talvolta non mi piaccio è colpa degli altri o della diabolica societa’” perchè in primis è colpa mia, della mia capacità di percepire, assimilare e reagire alle cose però, cosciente di ciò, vorrei condividere con voi una piccola presa di consapevolezza nata dalle precedenti riflessioni, perche’ in effetti viviamo in una societa’ che ha seriamente del diabolico!

Allora… il concetto di bellezza non solo è individualmente soggettivo ma prende forma plasmandosi su di stereotipi culturali e dipende da “dove e quando” si è cercata ( o si sta cercando) la bellezza; e questo è ormai assodato. Così pensando mi sono poi spinta un pò off-topic.. infatti, per quanto, in differenti tempi e culture, possa essere stato esaltato il concetto di “piacere estetico” penso che mai come ora si siano toccati i livelli odierni (livelli che oggi come oggi definirei non più d’ esaltazione, bensì) d’ESASPERAZIONE in materia di bellezza fisica. “Noi” dei paesi globalizzati siamo continuamente bombardati da messaggi che ci ricordano che dobbiamo essere magri, giovani, senza peli, senza cellulite, ( se siamo donne o con il six-pack se siamo uomini), con il viso riposato, etc… Questo accade ad ogni ora del giorno; ed indipendentemente da dove o cosa guardiamo… ci sono pubblicità praticamente ovunque! Radio, tv, banner pubblicitari su siti internet, manifesti sui palazzi, sugli autobus, sulla carta igienica! Quel che possiamo osservare solo facendo un giro di 360 gradi attorno al punto “noi stessi” in una qualunque piazza e che, oggi piu’ che mai: tutto ciò che ci circonda è stato studiato per vendere. Quindi: Per vendere un prodotto devi generare un bisogno; per generare un bisogno devi porre in essere l’esistenza di una carenza ed è allora e solo così, ossia generando negli indovidui la sensazione di vuoto che è possibile spingere all’acquisto: tu sei vuoto-comprando-riempi rai il tuo vuoto. L’equazione e’ semplice ed istintiva. La deduzione logica diventa stringente perchè il messaggio è costanemtnete il medesimo: tutti quelli che NON hanno questo sono infelici/ tu non hai questo/ tu sei infelice; invece tutti quelli che hanno comprato questo sono diventati felici (Quindi) se tu compri questo di necessità diventerai anche tu felice.

Infatti come fare per pubblicizzare una crema antirughe? Devi ricordare ad una donna che non è più giovane e devi lanciarle il messaggio che “giovane è bello” e quindi: ” vecchio e’ brutto”, essere giovani, rende belli, essere belli significa essere felici, quindi il contrario di tutto cio’ porta all’infelicita’. Lei si sentirà infelice perchè giovane non lo è più e penserà di poter acquistare “felicità spalmabile” a modici prezzi. Penserà inconsciamente che molte cose nella propria vita andranno meglio, verrà assalita dalla nostalgia dei lieti ricordi di gioventù, ravviserà solo quelli ed allora penserà inconsciamente che riuscirà ad essere felice se solo riuscirà a sembrare di nuovo giovane  come un tempo. (ma e’ una felicita’ che dura il tempo della successiva pubblicita’).

 Molti dei messaggi che ci bombardano quotidianamente sono fatti apposta per edificate in noi consapevolezze di carenze o difetti (che magari mai avremmo pensato di avere). Per questo ho asserito che la nostra societa’, che vive di sponsor pubblicitari, e’ diventata una trappola diabolica, perche’ molto di cio’ che ci circonda e’ stato ideato per farci sentire in sostanza…infelici e scontenti. Del resto, nessuno comprerebbe nulla se fosse pingue, felice e soddisfatto. Quindi come fare per vendere (finta) felicità in pillole? Metti luce sui vuoti, sulle carenze, esalta canoni irraggiungibili ricorda all’uomo quando infelice sia e vedrai che per illudersi di sentirsi meglio egli pagherà qualunque prezzo. E questo vale sia per la concezione della estetica che per tutto il resto.

Allora, consapevole di cio’ sapete che vi dico? Io voglio accettare di non essere perfetta, voglio accettare di invecchiare, voglio accettare il difetto come mia personale particolarità e la ruga come esperienza. Voglio concepire l’invecchiamento come un privilegio e non una condanna. Voglio accettare ed accettarmi ed Ogni volta che mi verra’ la tentazione di comprare qualche boiata inutile per illudermi di sentirmi ” bella e felice”, prendero’ l’equivalente della somma che avrei SPRECATO se mi fossi fatta deviare dalla tentazione, e, chissenefrega se resterò brutta e cattiva, la ficchero’ in un barattolo e dalla fine con quei soldi ci faro’ un bel viaggio, che e’ sicuramente meglio di tutte le creme antirughe ed anticellulite del mondo perchè su un aereo per Bali chi ci pensa alle rughe?

 

 

BABY TALK {Trottolino Amoroso Dudu-dadada’}

…ci chiederemo come mai
il mondo…. sa tutto di noi…
Magari ti chiamerò:
” Trottolino Amoroso, Dudu dadadà”
Ed il tuo nome sarà
il nome di ogni città.
Di un gattino annaffiato
che miagolerà…

{Vattene Amore- Minghi/Mietta}

Vi sara’ capitato almeno una volta nella vita di trovarvi di fronte una coppia di adulti ( o ad essere voi stessi nei confronti del vostro partner) preda di deliri iperglicemici. Con l’ espressione ” delirii iperglicemici” faccio riferimento a due atteggiamenti in particolare: riferirsi al partner utilizzando i piu’ stravaganti nomingnoli affettuosi (dal tenore zuccherino di un mashmallow glassato con del caramello e ricoperto con una abbondante spolverata di zucchero a velo) ed esprimersi utilizzando “vocette” da cartone animato della Warner Bros.

Ebbene sappiate che se e’ successo anche a voi di essere spettatore, preda (o vittima) di questi momenti Super-SugarSugar non solo (come potete immaginare) non siete soli ma….la psicologia è pronta a spiegarvi perchè! Si tratta di un fenomeno che in psicologia viene definito “Baby Talk”, un atteggiamento che, come alcuni studi dimostrano, pare essere comune a (quasi) tutte le coppie innamorate.

[Ho incrociato per caso un articolo in cui si citava il baby talk e, sentendomi chiamata in causa, mi sono incuriosita ed ho fatto qualche piccola ricerca che qui vi riassumo in maniera moooolto blanda. Infatti, non so voi, ma io quando ho letto che hanno pensato di sottoporre questo fenomeno alla lente d’ingrandimento sistematizzante della psicologia, ho quasi tirato un sospiro di sollievo all’idea che non solo, come mi era capitato di verificare io stessa in maniera diretta o indiretta, fosse una prassi del tutto comune in una coppia, ma che alcuni avessero persino pensato di condurre degli esperimenti al fine di poter dare a questa attitudine una spiegazione un pochino piu’ soddisfacente rispetto al “mi sono rincogl*** del tutto” ( perdonate il francesismo ma qualunque altro sinonimo non sarebbe stato in grado di rendere l’idea particolare che volevo esprimere..)Comunque tornando a noi….]

Questo modo “infantilizzante” di rivolgersi al proprio partner ha una sorta di propria dignita’ ( per quanto difficile possa essere pensarlo) ma soprattutto ha una genesi ben precisa: esso, infatti, da ciò che si è osservato, viene utilizzato dalle madri di tutto il mondo e pare proprio essersi sviluppato in origine per favorire l’acquisizione del linguaggio nei bambini. Ma non solo! Questo e’ a trecentosessanta gradi un atteggiamento affettuoso attraverso cui una madre esprime e rinsalda il legame d’amore con il proprio pargoletto.

Gli studiosi non potendo non notare l’affinita’ tra i due atteggiamenti hanno pensato in seguito che qualcosa di analogo a cio’ che accade in un rapporto madre-figlio, accadesse anche tra adulti innamorati che si relazinano tra loro con vocine ebeti e nomignoli da giocattoli Hasbro (vedi immagini per esempi).

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Le varie equipe di psicologi hanno così concluso ( ed in effetti, intuitivamente, ci arriverebbe anche una melanzana) che due adulti parlando in questo modo cercano di dimostrarsi reciprocamente cura, protezione e vicinanza. La costante sarebbe ( ed anche in questo caso ci voleva proprio l’intuito da melanzana): la volonta’ di dimostrare amore, affinità e attaccamento.

(Poi alcuni psicologi hanno cercato di rimarcare la volonta’ tra due partner di rivivere sulla pelle l’uno dell’altro il primo personale rapporto d’amore con un altro essere umano: quello con la propria madre. Cooomunque…).

Tra gli articoli che ho letto sul baby talk devo dire di aver personalmente ritenuto tra le teorie piu’ interessanti quelle in cui si parlava di baby Talk come (quello che io definirei) una specie di linguaggio tra parentesi. Mi spiego meglio: il baby talk pare essere in grado di trasportare l’adulto in un “mondo” in cui egli possa sentirsi in grado di esprimersi senza costrizioni, serietà, compostezza e tutto quel genere di restrizioni a cui gli adulti sono continuamente sottoposti. I soggetti di un rapporto a due servendosi del proprio personale linguaggio di coppia costruiscono, intatti, un una sorta di “gioco di ruolo” che aiuterebbe loro non solo a dimostrarsi reciproco affetto ma contruibuirebbe persino a lenire lo stress dando modo all’adulto di “prendersi un break” dalla realta’. Delimitano un ambito emozionale condiviso, originale e unico i due adulti alle prese con il baby talk, struttirano un linguaggio criptato e si ritagliano uno spazio mentale con l’altro che diviene il luogo in cui possono sentirsi di nuovo se stessi e liberi dalle convenzioni sociali imposte della normale conversazione umana. Le relazioni sentimentali, infatti, possono considerarsi come mini-sottoculture autonome, rafforzate da rituali come soprannomi e altri linguaggi personali che esprimono affiatamento, cura, reciproco interesse e soprattutto estrema complicita’.

Gli appellativi sciocchi ed i nomignoli sono dunque un mezzo d’evasione e possono considerarsi veri e propri attestati d’amore. Alcuni psicologi ritengono che essi siano persino un sintomo che aiuta a riconoscere il buono stato di una relazione( anche se, come e’ ovvio che sia, il baby talk non basta di certo a se stesso: è sufficiente ma non necessario e se, per alcune coppie è necessario non è comunque di per se sufficiente) .

Quindi, in definitiva, non sentitevi idioti se vi innamorate ed iniziate ad esprimervi come la brutta copia ottenuta dall’incrocio di porky pig ibridato con Tonio Cartonio, e’ solo una prassi comune, istintiva, evolutivamente determinata, in grado di aiutare l’individuo a mantenere in salute il proprio equilibrio mentale, tipica di tutte le coppie. Poichè, come abbiamo detto, il baby talk è il mezzo attraverso cui l’essere umano esprime amore ed instaura un clima giocoso e rilassato con la persona amata…la mia domanda di verifica è la seguente: c’e’, in effetti, qualcosa di piu’ spaventoso di quando il vostro partner vi chiama utilizzando per intero il vostro nome di battesimo?!

Con le Matrioske oggi vi presento una piccola collezione di alcuni tra i piu’ comuni “nomignoli zuccherosi” utilizzati nel mondo.

L’ abbecedario del diabete

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{Self}esteem

Allora, oggi parleremo di una nota dolente ( almeno per me): l’autostima.

Io e la mia austostima, da che ho memoria siamo, senza ombra di dubbio, impegnate in un rapporto complicato ed altalentante. Diciamo che sono migliorata negli anni, anche parecchio oserei dire. Ho capito che, l’autostima, durante il corso della vita puo’ prendere differenti forme, spesso e volentieri puo’ subire grossi colpi e cascarci letteralmente sotto le scarpe ma sapete questo che significa? Che e’ duttile. Il rovescio della medaglia, ci deve portare a realizzare che allora…tanto quanto la si puo’ distruggere, la si puo’ anche ricostruire! ( Certo, si sa: distruggere e’ piu’ semplice che ricostruire ma essendo che le Fate Madrine che trasformano zucche in carrozze, ahinoi non esistono, ci tocca rimboccarci le maniche e lavorare su noi stessi). Per questo Autostima e’ un prodotto che, laddove carente, puo’ essere oggetto di un DIY (Do It By Yourself) indirizzato a riedificare laddove il mondo ha distrutto. Quindi che dire di questo bizzarro essere? Va maneggiato con cautela perchè è delicato. Poco non serve a granchè e “troppo stroppia”. Infatti, non sempre e’ quella cosa che, come cantava Dario Baldan Bembo ( ma per l’amicizia) “piu’ ce n’e’ meglio e'” ( che poi, a mio avviso questa frase non e’ verosimile ne’ rappresentativa nemmeno se siamo in tema amicizia…ma tant’e’…). Troppa austima, come è risaputo, causa “spocchia”, arroganza e superbia. Comportamenti d’overconfidence spesso scatenano atteggiamenti autoreferenziali, narcisistied ottusi, tipici di chi il bagno di umiltà lo ha trovato occupato Ma se troppa è troppo, un solo pizzico basta? Ecco che magari possiamo focalizzarci proprio su quel pizzico per edificare e rafforzare q.b., penso io.

Partendo dalle fondamenta del problema, credo che vi siano due step fondamentali per ri-costruire l’autostima di chi la ha a colabrodo (e ri-costruirsi). Prima di tutto:

  1. SMETTILA DI FARE CONFRONTI tra te e gli altri. Ognuno ha percorso la propria strada, assecondando i propri talenti, perseguendo i propri obiettivi personali in conseguenza ai quali ha operato delle precise scelte che lo hanno condotto esattamente dove e’. La verita’ e’ che anche l’altra persona ha rinunciato a qualcosa e percepisce delle carenze nella propria esistenza, ma questo e’ piu’ difficile da percepire in virtu’ dell’effetto ” erba del vicino” ( che e’ proverbialmente “semrpe piu’ verde).
  2. (A proposito di talenti) Una celebre citazione attribuita Albert Einstein recita:

    Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.

    Pertando il secondo step consiste nell’ INDIVIDUARE IL TUO SPECIFICO TALENTO e COLTIVARLO. Ognuno di noi ne possiede uno, piu’ o meno nascosto. Non importa quanto “socialmente riconosciuto sia”. Vi sono talenti “inutili” per cio’ che socialmente viene riconosciuto utile. (Laddove all’interno della societa’ Utilita’ viene associata a: capacita’ di ricavare profitto – monetario). Ma un talento puo’ anche essere utile unicamente per noi, che importa se ” non ci ricaviamo un soldo”, ricavare del “benessere personale” influisce e influenza ogni altro aspetto della nostra esistenza, e di riflesso una persona che si relaziona in maniera pro-positiva al mondo, alle persone, al lavoro, raccoglie anche indirettamente, piu’ profitti di passivi atteggiamenti nichilistici, perche’ “se nulla fai, nulla ottieni” e se guardi il mondo attraverso lenti scure tutto ti sembrera’ piu’ buio per forza di cose. Quindi: cerca di focalizzarti su cio’ che ti riesce bene, su cio’ che ti piace fare, che questo sia: scrivere enciclopedie sulle banane, leggere elenchi telefonici senza sbadigliare, acchiappare farfalle con i lobi delle orecchie, contare le pecore recitando la tabellina del 7 al contrario, soffiare nelle canne di bambu’ mentre sei appeso al soffitto, insomma…QUALUNQUE COSA esso sia…ecco, quello e’ il tuo dono e non è inutile. Non è inutile, se non è inutile PER TE. Non è inutile sintanto che tu non ti convinci che sia così. Pertanti hai come dovere verso te stesso l’imparare a padroneggialo e farlo tuo. Perche’ e’ propio a partire dai nostri talenti che dobbiamo imparare ad edificare noi stessi. La nostra autostima nasce solo da noi.

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