{Eliminare problema?}

Premi su “ok”

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Voi mi direte: “eh, magari fosse così facile!”. Sapete una cosa? Da un certo punto di vista facile lo è. In effetti, spesso e volentieri, è solo una questione di “scelta” e “volontà”( è uno scegliere di “voler potere”). Del resto due sono le alternative: o possiamo (e se possiamo dobbiamo solo volerlo) o non possiamo (e se nulla possiamo che senso ha preoccuparsi?). L’ansia che ci crea la necessità di risolvere un problema, se la razionalizziamo, non può che dileguarsi entro l’orizzone di consapevolezza di starsi struggendo per qualcosa che non ha soluzione. Perchè l’ansia altro non è che la sensazione fisica che segue ad una attivazione cerebrale legata ad un istinto di sopravvivenza antico (che ancora non si è del tutto aggiornato e percepisce ogni minima minaccia, come fosse una lotta per la vita). Scintille tra sinapsi che scatenano quell’atavico istinto di sopravvivenza  che fa aumentare adrenalina e cortisolo nel nostro sistema circolatorio e che ci spingono a percepirci braccati dai problemi(-predatori) solo per farci scattare rapidi verso la scelta “attacco o fuga”. Ma gli unici predatori di noi stessi, il più delle volte siamo noi. Il punto è che Se possiamo fare, dobbiamo fare; se non possiamo fare proprio nulla in nessun modo…non possiamo far altro che effetturare su di noi un lavoro di presa di consapevolezza, che ci spinga all’accettazione, alla presa d’atto, al fare “buon viso a cattivo gioco” nella ricerca dei pro. Poi ci sono casi in cui possiamo fare, potremmo fare, ma proprio non sappiamo come muoverci. Ecco in quel caso, secondo me, forse vale la pena fermarsi e lasciar fare al tempo.

Visto? Da questo punto di vista non sembra forse tutto facile tanto quanto sarebbe facile premere su “ok”?

{Ah ma quanto è bella la teoria!!!}

 

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Il Villaggio delle volpi basse. {Ed un indizio per imparare a crescere}

 

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“Se la volpe non arriva all’uva…dice che e’ acerba”
[Esopo]

 

{(In)felici & (in)completi}

Ho notato che tutti vogliono qualcosa, il punto e’: lottiamo realmente sino in fondo per ottenerla? L’ impressione e’ che sovente, al contrario, inventiamo scuse, tergiversiamo, scandagliamo tutti i contro… sino a che, ad un certo punto, fingiamo di esserci convinti di non averne realmente bisogno. Cosi’ creiamo un vita a meta’. Una vita fatta di ” non cambio canale, il telecomando e’ troppo lontano”, “la amo ma dovrei fare 2h di viaggio e non ho tempo”, “prendiamo la vecchia strada perche’ quella nuova chissa’ com’e’, poi ci perdiamo” e di situazioni alla ” eh ma si’, fa nulla! Tanto non era cosi’ importante!”.

In quanti si tirano realmente su le maniche per cambiare la propria situazione? (Per cambiar-si)? In quanti hanno realmente il coraggio di smuovere le acque? Il punto e’ che la via battuta e’ la piu’ comoda, sicura, quella che comporta minor dispendio energetico. Il punto e’ che il rischio comporta un sacrificio (che non sempre siamo disposti a compiere). Il punto e’ che l’acqua smossa diventa torbida e se non si vede il fondo anche una pozzanghera puo’ far “paura”. E cosi’ e’ ad ogni livello della nostra vita. Cosi’ e’ per le decisioni piccole, medie e grandi. Si inizia cosi’, quando non ti alzi dal divano per prendere il telecomando e cambiare canale, quando non fai quel viaggio, quando non ammetti che quel “qualcosa” era davvero importante. E finisce che vissero tutti (in)felici e (in)completi.

{Come allungare le gambe prendendo atto della dissonanza cognitiva}

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[Ora lasciatemi condire il tutto con un pizzico “sistematizzante”]

Il mio approccio ai problemi e’: “se li conosci li eviti”… pertanto ora, se avete pazienza di leggermi un altro pochetto, seguitemi e vi portero’ in viaggio verso alcuni dei i nostri processi cognitivi parlandovi dei “bias” causati dai ragionamenti euristici.

In termini umani: la premessa di questa “verita” e’ che noi esseri umani, siamo solo “piu’ o meno” razionali. (O Meglio) Siamo meno razionali di quando crediamo. Mi spiego: per prendere decisioni credete che ci serviamo di sofisticati processi razionali, giusto?

No! Sbagliato! Quando dobbiamo effettuare una scelta, quando dobbiamo risolvere un problema, (inconsciamente) ci serviamo quasi sempre di “scorciatoie mentali”, ossia strategie “abbastanza soddisfacenti” per risolvere compiti complessi, e queste scorciatoie sono dette: “euristiche”. Ebbene si’, noi risolviamo i problemi in maniera “arronzata ed abbozzata”; siamo portatori NON di una “razionalita’ assoluta”, bensi’ di una razionalita’ che, al contrario e’  “limitata”. Essa si serve di pregiudizi che inclinano (talvolta) ingiustamente le nostre opinioni e rendono i nostri giudizi parziali. Infatti, seppure queste strategie risolutive “pigre”, “stereotipate” e “pregiurizievoli” si rivelano efficaci nella maggior parte dei casi, seppur quindi solitamente ci forniscono risposte  (“approssimativamente”) corrette, talvolta ci fanno incorrere in errori, in veri e propri tunnel mentali: i “bias”. Questi errori, spesso prevedibili, distorcono le nostre valutazioni e sicuramente possono far cambiare direzione ( se non addirittura verso) alle nostre decisioni facendoci fare talvolta scelte sbagliate. Per tornare al discorso di partenza: vorrei dirvi che la tendenza di cui parlo in questo post, “tipicamente umana”, e’ scatenata da una serie di concause da rintracciarsi proprio in questo nostro “pensiero euristico” che puo’ farci inciampare. Prima di tutto: spesso incorriamo in un vero e proprio errore mentale identificato come  “Bias del costo”( o della negativita’). E’ stato, infatti, osservato che, in fase valutativa le persone diventano inclini a sovrastimare le perdite che potrebbero subire, diventando di conseguenza (troppo) pavide nelle loro strategie di “problem solving”. In questo modo, accade che il valore degli eventuali costi viene sovrastimato ed il giudizio relativamente ai fatti subisce una distorsione. Il pensiero delle eventuali perdite, quindi, pesa piu’ della considerazione d’ottenere eventuali guadagni e, percependo il fattore rischio come sovrastimato, siamo portati il piu’ delle volte a decidere di non fare nulla piuttosto che “provarci”. Ma questa avversione dei costi non e’ una stima reale, bensi’ e’ iperbolica, esagerata e se ci fermassimo a riflettere con piu’ accuratezza potremmo scoprire che, in realta’, in alcune decisioni che abbiamo scartato (perche’ ci spaventano) vi sono piu’ pro’ di quanto credessimo [Per questo mai rischiamo, mai cambiamo strada]. Inoltre incorriamo in un altro Bias, quello dello status quo. Cioe’: poiche’ il cambiamento spaventa tendiamo sempre a protendere per quelle decisioni che, tra le altre, piu’ ci consentiranno di mantenere invariata la situazione in cui ci troviamo e mantenere quindi il nostro “status” cosi’ com’e’. Cosi’ questa convinzione, unitamente al bias di causa che ci porta a credere che tutto sara’ sempre peggio di quanto in realta’ poi non potrebbe rilevarsi, ci porta ad un’altra tendenza: quella di ancorarci ( euristica di ancoraggio) a quei soli elementi che confermano le nostre convinzioni, prendendo come validi e veri solo quei dati che ci confermano le nostra credenze, mentre indossiamo i paraocchi per tutto il resto ( anche laddove il resto -clamorosamete- ci smentirebbe). A seguito di questo processo di “ancoraggio” poi, nella nostra mente, si attiva anche un processo “giustificativo” che ci porta a focalizzarci ( talvolta solo) sui contro dell’oggetto che desideriamo, ma che non abbiamo potuto ottenere; e questo accade “proprio perche” non lo abbiamo potuto ottenere. Intatti, solo autoconvincendoci che “non era poi granche”, “che non era cosi’ importante” che e’ possibile sopportare quella “sofferenza” emotiva causata da quel nostro desiderio che e’ stato frustrato. Per questo, talvolta, incorriamo in processi di vera e propria “demonizzazione” dell’oggetto/soggetto di desiderio che ci e’ stato – o che ci siamo- negati. La nostra Volpe quindi vede l’uva acerba perche’ la sua razionalita’ limitata distorce il giudizio, e mal giudicando prendera’ la scelta sbagliata o errera’ nelle sue considerazioni. Quindi il messaggio e’: sappi che potresti stare distorcendo il tuo giudizio, perche’ la tua mente lavora in un dato modo. Stai attento alle impressioni che credi di avere e rivaluta, scandaglia meglio il problema e te stesso; e serviti dell’analisi, piuttosto che della sintesi, perche’ quelli che credi essere “processi razionali”, sono meno razionali di cio’ che credi e la tua razioalita’ puo’ portarti ad incorrere in errori “sciocchi e grossolani” (come la sovrastima, la sottostima o la demonizzazione).

Ora ne sappiamo uno zic in piu’ relativaente a “dove sbagliamo” e “perche'”? Forse. Sappiamo che e’ una cosa che accade a tutti e sappiamo che e’ normale che accada e direi che e’ un primo grande passo perche’ “per risolvere un problema bisogna prima iniziare a prenderlo in considerazione”. Quel che e’ certo e’ che non esistono soluzioni preconfezionate, applicabili a priori a qualunque problema, cosi’ come non esiste nulla che non necessiti prima di tutto di un atto di “pura volonta’”.  Queste informazioni non risolveranno a prescindere il problema dei nostri momenti di “decadimento”, “inazione”, “sovrastima delle perdite”, ne risolveranno la nostra tendenza alla “demonizazzione” di cio’ che avremmo voluto, ma ora che sapete cosa accade, ora che sapete perche’ accade, potete tenere in considerazione che nella vostra mente accade, senza che ve ne accorgiate, un vero e proprio processo di distorsione delle stime…e questo puo’ essere  un elemento in piu’ per puntare a far accadere cio’ che volete che vi accada anziche’ lamentarvi che nulla mai accada. Forse e’ la volta buona che capiremo come incamminarci verso quella strada che ci aiuti a fare scelte che ci rendano (un po’ piu’) “felici e completi” ( senza in- ).

 

…e se Mariangela non si innamora di Eustachio che fa? Trova un altro piu’ bello…

Buon giorno esimi colleghi, nonche’ carissimi compagni di (s)venture! Che voi siate Appassionati della vita o semplici Cittadini di questa (talvolta nebulosa) esistenza…oggi vorrei presentare un piccolo excursus per approfondire meglio (mi auspico, se sara’ possibile, con il vostro aiuto) uno degli argomenti che ho tirato in ballo (ve lo concedo…un po’ di sfuggita) nel post in cui ho presentato il triplice dialogo tra me e me{&me}.

Se ben ricordate, mollemente adagiate sui comodi divanetti della sala(-mentale) dei “pensieri schizofrenici”, in quel post, io e le mie altre 2 Me abbiamo disquisito di: amicizia. Ritengo, pero’, decisamente interessante l’annosa questione che s’e’ sollevata in alcuni dei commenti che son seguiti. Faccio riferimento alla faccenda:

PUO’ ESISTE… REALMENTE l’amicizia tra un uomo ed una donna?

[N.B. Ho sentito l’esigenza di mettere quel REALMENTE in caps perche’ non posso celare l’unico punto di vista che mi e’ sinceramente concesso d’avere: il mio. Percio’ ammetto d’aver gia’ nascosto l’ombra d’un giudizio nello stesso modo in cui ho posto domanda].

Invero, lo ammetto, si tratta generalmente di una questione un pò spinosa, sulla quale è assai facile discordare. Talvolta se ne parla, quasi come se fosse una specie di leggenda metropolitana: “Il cugino di un mio amico, ha un’amica che gli ha detto di avere un migliore amico“. In tutta onesta’, io stessa l’avrei direttamente relegata nel novero della becera diceria se non avessi personalmente conosciuto individui non di dubbia attendibilita’ che hanno testimoniato in favore della sua esistenza (croce sul cuore) e che l’hanno  “direttamente sperimentata”. Io ho sempre ascoltato con spregiudicata passione tutti quei racconti e, da buona democratica quale sono, ho sempre accettato di buon grado l’opinione degli altri. ( Purtroppo pero’ ho accettaro senza mai comprendere del tutto. Infatti penso che alcune cose per essere tangibilmente afferrate vadano personalmente esperite… e il punto e’ che a me l’esperienza ha sempre dimostrato che sotto quella che si definisce “amicizia” v’e’ sempre, da qualche parte, un certo fondo, piu’ o meno velato e/o incoscio di interesse)

Secondo me, per capire sino in fondo la questione dobbiamo porci le seguenti domande:

Cosa rende una relazione d’amore differente da una relazione d’ amicizia? E cosa, invece le  accomuna?

[premettendo che con il termine Amicizia io presuppongo una relazione d’unicita’, profonda tra due persone in cui si verifichino sinceri scambi, reciproca apertura, sostenuta da puro affetto. Non amicizie-conoscenze-ingannatempo o amicizie-di-comodo]

Se dovessimo rispondere in semplici parole alla seconda domanda probabilmente diremmo: (a) sentimenti di affetto e (b) la volonta’ e piacere di donarsi reciprocamente del tempo.

Cosa rende differente amore da amicizia invece e’ che amore, oltre a dover rispettare i parametri “a” e “b” ne possiede altri 2: il considerare l’altro di nell’aspetto/attrazione fisica (c) che sfociano in volonta’ di consumare un rapporto sessuale(d).

Orbene prendiamo 4 attori:

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Mariangela

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Eustachio

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Casimira

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Astolfo

caso1) Astolfo e Casimira, si incontrano. Si piacciono fisicamente, iniziano a passare del tempo insieme e lo ritengono piacevole… ed in sostanza entrambi sperimentano i punti a,b,c,d. Cosa vieta loro di mettersi insieme? Nulla! infatti lo fanno!

Congratulazioni Astolfo e Casimira! Siete una coppia! Andate e moltiplicatevi ( il meno possibile)

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Caso2) Mariangela ed Eustachio si incontrano. Fisicamente si piacciono o non avrebbero iniziato a girarsi attorno. I due passano del tempo insieme, ma nonostante tutto non diventano una coppia, in compenso dicono fieramente: siamo diventati amici! Cosa puo’ essere successo?

Se hanno deciso di restare Amici, considerato che gli amici condividono i punti a) e b) ( ossia tempo e affetto)…non possiamo di certo pensare che abbiano deciso di non diventare una coppia perche’ non stavano bene insieme, o non sarebbero diventati amici, vi pare? Quindi Sono amici perche’ trascorrono del tempo di qualita’. Ma se c’era attrazione fisica tra i due e trascorrono insieme del tempo che etrambi ritengo di qualita’, considerato che mica e’ semplice trovare una persona con la quale aprirti e riuscire a passare tempo di reale qualita’…cosa gli impedisce di essere coppia?

1-cause esterne ( es: uno dei due o entrambi sono impegnati con altre persone). [I due sono segretemanete ed inconsciamente interessati l’uno all’altra ma hanno cuore e mente gia’ impegnati. SI chiamano amici ma in realta’ “sottosotto” si tengono buoni, e quindi: non e’ reale amicizia, ma segreto interesse]

2- volonta’ di non volersi impegnare in una relazione in assoluto. [‘significa ” in questo momento non ho la testa ma ti tengo buono qui da parte perche’ mi potresti interessare: non e’ reale amicizia, ma “Astip Ca’ truov” (dal napoletano =conserva che trovi)]

3- volonta’ di UNO dei due di non volersi impegnare in una relazione con quella persona particolare. Qui e’ quando uno dei due viene Frienzonato ( e la frienzoned non e’ sempre dichiata, talvolta e’ solo implicita). In questo caso e’ solitamente uno dei due che portera’ avanti l’amicizia con piu’ entusiasmo e cerchera’ di coinvolgere l’altro perche’ sotto-sotto spera di sedurlo…e l’altro accettera’ di buon grado questa “amicizia” perche’ subodora il tentativo di seduzione e si ritiene lusingato ( o nei casi peggiori se ne serve per i propri scopi). (quindi questo vuol dire che almeno uno dei due mente dichiarando di passare “tempo di qualita’”, perche’ se cosi’ realmente fosse inizierebbe a provare interesse. Infatti se abbiamo detto che inizialmente si sono dichiarati attratti l’uno dall’altra e hanno deciso di coltivare il rapporto d’amicizia perche’ passano tempo di qualita’ cosa gli impedisce di essere coppia se non il fatto che uno dei due non sia realmente convinto dell’atro? ). [Quindi uno dei due e’ interessato all’altro e allora non e’ reale amicizia]

4- forse il problema potrebbe essere alla base, i due potrebbero non essere diventati coppia perche’ nonostante siano entrambi BELLISSIMI, magari non vi era comunque attrazione fisica ma questo non impedisce loro di passare reale tempo di qualita’. Ma a questo punto mi domando nel momento in cui stai realmente bene a relazionarti con una persona, non accade di solito che quella persona inizi magicamente a diventare attraente? Solitamente, di fatti, accade che a quelle condizioni, dopo un po’ alcuni diventino capaci di andare oltre l’aspetto fisico ( o meglio, quella persona inizia a diventare piacevole alla vista esattamente cosi’ com’e’ laddove prima non la avremmo mai considerata tale). Ed allora da amici si diviene coppia perche’ entrano in ballo i punti c e d ( attrazione e volonta’ di consumare un rapporto sessuale) [quindi era in realta’ un tentativo inconsapevole di reciproco studio, che termina a buon fine. E quindi non era reale amicizia]

5- ammettiamo pero’ che questo non accada, che non e’ vero che non era “reale amicizia”, che non c’era sotto nessun reciproco studio. Quel che resta e’ che ci troviamo in uno dei due dei seguenti casi:

A) nel caso in cui non vi sia assolutamente attrazione fisica tra i due e impossibilita’ assoluta che questa si possa creare. oppure…

B) Amettiamo che costoro pur ritenendosi reciprocamente di bell’aspetto e pur ritenendo entrambi di trascorrere insieme all’altro del tempo di qualita’ semplicemente, ambodue abbiano compreso di non possedere i presupposti caratteriali per essere una coppia…Del resto voi mi direte che non siamo mica animali che ci relazioniamo con l’altro sesso solo in virtu’ dell’incosncio desiderio di accoppiarci (ahahahah… scusate mi e’ scappato ehm dicevo… non abbiamo desiderio incosncio di accoppiarci…) giusto?

Okey…ammettiamo pure che, noi non siamo animali, che siamo totalmente evoluti e razionali e che non siamo sospinti da ataviche pulsioni di cui ignoriamo l’esistenza.  Prndiamo Esutachio e Mariangela ed ammettiamo pure che, la comunione del loro spirito sia cosi’ forte che i due decidano di restare “amici” per pura e semplice solidarieta’ esattamente come accade tra persone dello stesso sesso…

{Facciamo un esempio PER NIENTE autobiografico, ma ispirato alla sola immaginazione}

…che accade se inseriamo un nuovo elemento?

(…)

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Vidigulfo

[Ve lo anticipo io “Ciao, Ciao Eustachio!” in tempo -1]

Arriva il prode Vidigulfo, e la nostra bella Mariangela perde totalmente la testa per lui, dimenticandosi del povero Eustachio…

Ordunque l'”amicizia” che han portato avanti sino a quel momento altro non era che un mezzo per lenire la solitudine. Pero’ voi potrete obiattare: ma anche l’amicizia tra con persone dello stesso sesso e’ un mezzo per passare tempo di qualita’ che ci fa sentire meno soli, e oltre a questo anche tra amici dello stesso sesso capita che ci si frequenti meno allorquando ci si “accoppia”… Peccato che vi sia un differenza abissale in quanto l’amico dell’altro sesso verra’ sempre guardato con sospetto e percepito come un “potenziale pericolo”. E proprio qui scopriremo insieme che la cosa del ” non siamo animali, ci si puo’ relazionare con un altro anche solo per condivisione di spirito” e’ una cosa che vale sino a che non ci troviamo in una situaizone che ci riguarda.

Infatti proseguiamo con il nostro esperimento

Mariangela e Vidigulfo sono in fase “conoscitiva”. Conversano amabilmente del piu’ e del meno. Tutto va come deve andare. Lui pensa che lei sia bellissima ed oltretutto lei dice esattamente le cose che lui sperava dicesse. Nella testa di lui testa c’e’ persino una signora con i boccoli dorati che, in sottofondo, suona una meravigliosa melodia muovendo le dita cicciottelle sulle corde di un’arpa luccicosa. Poi. D’un tratto. Il fulmine a ciel sereno. Una delle corde salta. L’arpa fa un gracidio stonato e la musica cessa subitanea non appena lei pronuncia la fatidica frase:

-“Ah! Ma lo sai che….HO UN MIGLIORE AMICooo??? “

TU-TU-TU-TUUUUUUM.

E Vidigulfo dentro di se e’ piu’ o meno cosi’:

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Pero’ raccoglie tutte le energie che ha in corpo poiche’ e’ meglio non mostrarsi immediatamente tiranni e cerca di sorriderle mentre risponde:

“ah… che…bello…”

(ma la sua faccia e’ piu’ o meno questa)guy2.jpg

{ Mettetevi una mano sul cuore e ditemi che voi, al posto di Vidigulfo, avreste fatto una faccia -interna- differente, vi prego}

Per quanto la storia di lei sembrasse del tutto convincente. Per quanto Vidigulfo potesse appurare che non c’era ( in quel momento presente) reale possibilita’ di coinvolgimento sentimentale…lui ha assimilato quella notizia come un boccone amaro e sicuramente man mano che la loro storia andra’ avanti Eustachio diventera’ spesso motivo di lite tra i due.(Ma come non avevamo detto che “non siamo mica animali che ci relazioniamo con l’altro sesso solo in virtu’ dell’incosncio desiderio di accoppiarci ma che se ci relazioniamo in amicizia con altri del sesso opposto talvolta e’ solo per una comunione dello spirito”? E allora perche’ se il nostro partner ci dice di avere un “migliore amico del sesso oposto la cosa di mette in allarme e non riusciamo a non concepirlo come una minaccia? Non e’ forse perche’ in fondo, in fondo, temiamo che sia piu’ probabile che poiche’ vi e’ comunione di spirito possa esserci anche inconscia attrazione? Non e’ che vediamo negli altri cio’ che riusciamo a sub-odorare anche in noi stessi? Ossia che noi stessi sappiamo che all’interesse nel trascorrere tempo di qualita’ puo’ essere legata un’attrazione fisica o che un’attrazione fisica possa essere alla base della volonta’ – magari inconscia- di passare tempo di qualita’, o che ancora seppure attrazione fisica non vi sia potrebbe nascere, perche’ sappiamo bene che devolvere tanto tempo ed energie ad una persona del sesso opposto inconsciamente ha quasi sempre un fine?)

Infatti cosa accade per il 99% delle volte in questi casi? L’amicizia termina o naturalmente perche’ l’accoppiato non ha piu’ interesse a donare tempo all’ex amico. O termina perche’ in un modo o nell’altro il partner, minacciato, la ostacola, ed ovviamente laddove la relazione e’ solida, vince sempre il partner.

Ma qualora io mi sbagliassi su tutto… e qualora questa amicizia, per quel che e’ durata prima che subentrasse Vidigulfo… ( perche’ se non e’ Vidigulfo, prima o poi uno dei due si sarebbe accoppiato con qualcuno) Quindi se pure fosse stata per quel breve istante reale…Succede che non puo’ durare, e quindi anche se per un istnate v’e’ stata REALMENTE: NON PUO’ ESISTERE( …se non per un certo lasso di tempo). Perche’ nonappena si crea una finestra d’occasione con un parter tutto-tondo ovviamente si preferisce dare priorita’ a lui. (Il che relega l’ex amico a bambolotto emotivo, germoglio di relazione abortito in partenza). Mentre diventa meno difficoltoso continuare a coltivare le amicizie con persone dello stesso sesso perche’ in quel caso l’unico ostacolo che si frappone tra te e loro. E’ il tempo.

Quindi, detto cio’…Per tornare alla domanda di partenza: PUO’ ESISTERE…REALE amicizia tra uomo e donna?

La mia argomentazione mi porta a rispondere: Puo’ esistere, senza essere REALE O se ( ammesso sempre se- ed io ne sono scettica-) se e’ REALE non puo’ esistere…che per breve tempo per colpa della natura delle cose. Quindi se e’ REALE e’ assai improbabile che esista.

E questo cari miei e’ piu’ o meno l’esempio della casistica in cui mi e’ capitato di imbattermi, negli anni…Ora, ammesso che qualcuno sia arrivato a leggere sin qui, attendo con impazienza le vostre teorie, ed opinioni a riguardo…