Bilanci{a}

Al tempo dei nostri nonni non ci si poteva permettere di mettere in tavola tutto l’anno tutto ciò che si desiderava, si riservavano le prelibatezze per i giorni speciali, quelli delle feste. Oggi che abbiamo tutto, oggi che abbiamo accesso ad ogni cosa  in qualunque momento, le feste sono sinonimo non di  meritata, rara e desiderata abbondanza ma di spropositato (ingozzato) eccesso (quasi sofferto). Le tavole sono più piene (ma le anime più vuote); e’ forse che riempiamo di piu’ il piatto per affogare la malinconia? Per lenire la solitudine esistenziale che ci si attacca addosso (e che diventa piu’ prepotente in questo periodo dell’anno)?

Non lo so…ma prima stavo scorrendo la galleria fotografica del mio cellulare e accanto alle foto dei gatti ( almeno una dozzina al giorno) ho trovato foto di cibo, cibo, cibo, cibo… ed ho pensato: 1) come ha fatto a starci tutta quella roba in una tic-tac come me?; 2) La bilancia mi dira’ “ritenta sarai piu’ fortunata”; 3) Pero’ ho cucinato cose graziose; 4) che la mia solitudine esistenziale, durante queste feste, potrebbe essere stata lenita

{abbondantemente}.

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E allora voglio esser cafona…

Questa estate mi sono ritrovata a trascorrere poco più di una settimana nella splendida Puglia, terra madre del mio Lui. Uno dei primi giorni, affamati, ci infiliamo in un ristorante a caso e, come si confà alla foga di tutti coloro i quali si presentano in un luogo che promette cibo a modici prezzi, incorriamo nella clamorosa fallacia della “sovrastima del nostro appetito”. Non credo vi sia bisogno di dire che ordiniamo per 20 pur essendo solo in due. Persino Lui che ha il metabolismo accelerato ed è in grado di mangiare come un bove (incinto.. e sì, non c’è bisogno che mi diciate che è contronatura: nemmeto mette su un etto), dopo un pò inizia a vacillare. Da sotto le palpebre semicalate ci guardiamo boccheggianti, ebbri di cibo,  le forchette sospese a mezz’aria, i riflessi rallentati, i bottoni dei jeans segretamente slacciati sotto al tavolo per aumentare la capienza ed evitare il soffocamento e… i piatti ancora mezzi pieni.

“Chiamo la cameriera ci facciamo fare la doggy bag!?”

“Ma che sei pazza? Pare brutto, no,no..qui non si usa…!”

Onestamente io me ne sarei anche infischiata d’incorrere nell’eventualità di veder la cameriera storcere il naso a quella richiesta (sintanto che avessi avuto indietro metà del pranzo che di lì a poco avrei pagato e che sarebbe poi finito in pattumiera) ma… poichè sono rispettosa degli usi e dei costumi “alieni” e perchè “Suo il posto, sue le regole” (e perchè mi ha minacciata di disconoscermi nel caso in cui lo avessi fatto), desisto. Mando giù il boccone amaro e assisto alla scena, che nella mia mente s’accompagna a funereo sottofondo musicale, della cameriera che mi sfila il piatto sotto al naso diretta verso la spazzatura.

Collage realizzato con immagini prese da internet e sullo sfondo una foto scattata nella bella Vieste questa estate

[Simile scenario, differente nazionalità]

Siamo adesso in Australia nel piatto ho 2 patate avanzate (2 di numero), la cameriera prima di sparecchiare mi guarda e, sorridente, domanda se può mettermele in un contenitore per portarle via.

“Of course you can!” Rispondo io.

In Campania si parla di “muorz ra’ crianz” (ossia il boccone dell’educazione) per indicare l’atteggiamento “signorile” di chi, ospite a casa di qualcuno, o al ristorante lascia nel piatto parte del cibo servito. Questo starebbe ad indicare “non sono una persona che muore di fame, posso permettermi di avanzare il cibo”. Si tratta di un atteggiamento(ipocrita)diffusosi in tempi di miseria nel ceto medio borghese. Laddove la necessità del “non dare a vedere” di annaspare economicamente era persino più importante dello spreco del cibo. Il residuo di questo genere di mentalità (completamente Italiana) è vivo ed attivo ancora oggi. ( epoca in cui alcuni hanno difficoltà  economiche e quindi si trovano con il frigo vuoto…per questo vanno al ristorante)

Adesso quel che mi domando io:

Ma non è più cafone buttare via del cibo pagato (profumatamente) in nome di un’apparenza (che fa ridere i polli) piuttosto che chiedere una comoda, praticissima doggy bag che ti garantisce avanzi per il giorno dopo? Perchè sprecare cibo?  (Ma soprattutto perchè precludersi la possibilità di avere già pronto un pasto da infilare direttamente nel microonde all’occorrenza?)

{E vi prego non mi dite che: le cose scaldate non le mangio (quando poi vivete nel reparto gastronomia delle cose pronte dell’Esselunga) o che “è meno fresco” ( perchè credete che sia sempre tutto fresco quello che vi viene servito nel piatto che profumatamente pagate in un qualsiasi ristorante? Io ho visto cose che da cliente avrei prederito non immaginare Mai}

E allora sapete che dico: se è “cafone”  domandar la doggy bag, sarò cafona.