La ricetta perfetta Per {Non} seguire le ricette…ah no scusate! Volevo dire: per bignè (al sapore di felicità!)

Indovinate un pò Chi ieri ha fatto 1h di palestra?

{Aah… io Non lo so. Di certo non io! Per questo chiedevo a voi…}

In una giornata da dimenticare c’è un’unica cosa che mi può salvare dall’annientamento: (e non è di certo la palestra ma) cucinare un dolce. Che sia impegnativo, (ipercalorico) e (Possibilmente) mai fatto prima. Che mi faccia sporcare una valanga di ciotole, leccarde E cucchiai (e che alla fine riduca la cucina ad uno schifo). Sì, è esattamente ciò che ci vuole. ( Almeno per me).

“La cucina è così rassicurante, è un luogo sicuro in cui rifugiarsi. La pasticceria soprattutto. Ti basta dosare accuratamente gli ingredienti e seguire i procedimenti indicati, passopasso e… se avrai fatto tutto bene, di necessità avrai bignè che si gonfiano, creme che si addensano, torte soffici che lievitano, biscotti friabili, ganaches spumose etc..! Sai che se mescoli bene ed in perfetta quantità avrai esattanente ciò che ti aspetti. Prendiamo la crema pasticcera: è una piccola certezza nella vita e vi spiego perchè: Tu Unisci al latte aromatizzato portato ad ebollizione, 3 tuorli sbattuti mescolati ad un cucchiaio di farina e due di zucchero. Mescoli 4 minuti su fuoco dolce et voilà! Sai con sicurezza che ad un certo punto vedrai il composto addensarsi e, anche cascasse il mondo (ammesso che nonostante il mondo sia cascato tu sia riuscita a tenere la pentola sul fuoco per il tempo necessario), si addenserà. Come dicevo: sta tutto nella giusta ricetta (e nella tua scrupolosità nel seguirla). Dopo una giornata in cui magari quasi nulla è andato come avresti voluto, il mio consiglio è: fai una crema pasticcera e almeno una cosa ti sarà andata per il verso giusto”

Questo è quello che avrei scritto se io fossi in grado di seguire le ricette. Se dosassi gli ingredienti e se le mie creme pasticcere fossero sempre venute come sarebbero dovute venire. Ma… devo essere onesta, avrei potuto dirvi una cosa del genere solo a Patto di andare incontro ad una spropositata quantità di disonestà intellettuale o se come prologo per queste mie belle teorie avessi scritto minimo 3 righe d’avvertenza prelimare del calibro: “consiglio (vivamente) a chi voglia attenersi a qualche mio consiglio di dare importanza a ciò che dico realtivamente a ciò che si dovrebbe fare, non a ciò che effettivamente faccio”. [Ma del resto, a ben pensarci sono così anche 3/4 degli articoli Che pubblico: concentrati di teorie, liste ed istruzioni, massime che millanto ma che non sono in grado di seguire]. Infatti, se ci sono cose a cui proprio non riesco ad essere fedele( oltre alla dieta “sana ed equilibrata”) queste sono: le liste e le istruzioni. (E cosa sono le ricette di cucina se non liste di ingredienti ed istruzioni? Quindi la manifestatione massima di ciò che Più d’ogni cosa colpisce le mie debolezze?). È così che finisco sempre per scompigliare ogni ricetta. Ma…la pasticceria non sempre (o per meglio dire: quasi mai) gradisce le deviazioni alla norma (certo a meno che tu non sia uno chef pluristellato che opta per variazioni più consapevoli, anzichè- a differenza mia- “a casaccio”). La pasticceria è chimica d’equilibri e, nei confronti dei cambiamenti, tende ad essere conservatrice piuttosto che liberale. Per questo spesso nelle preparazioni di base l’inventiva (del principiante) non è tollerata. Per il mio “stile di cucina” (?) (Massì, chiamiamolo così) accade che sino all’ultimo non so mai con assoluta certezza se sto per assistere allo sfornamento di un top o di un flop.

[Diciamo piuttosto che, per esperienza, ho constato che i flop li si nota sin da subito. Cosa, al contrario, non certa per i top… che talvolta si rivelano essere fallimenti mascherati da successi. Certi flop, infatti si manifestano come tali solo dopo l’assaggio. I “brutti ma buoni” sono più rari, specialmente in pasticceria. Tendenzialmente se un dolce non Assomiglia a come sarebbe dovuto essere ci sono alte probabilità che faccia anche schifo. E la parte “simpatica” di tutto ciò è che questo può essere un ragionamento allegorico che ben si adatta anche ad eventi di vita. Comunque dicevo…]

Alla luce di ciò piace affermare di essere per la “cucina avventurosa, imprevedibile, sostitutiva”. (Messa in questi termini sembra quasi una cosa cool). Ogni volta ho la necessità di aggiungere il mio… “tocco personale” (?) (Massì, chiamiamolo così, sempre in nome del cul). Ho anche provato a rifletterci, ad indagare sul perchè io senta, ogni volta, questa stringente necessità di deviare la norma. So essere precisa e scrupolosa, volendo. Il punto è che non voglio. Ho proprio una vera e propria “necessità d’inventiva ed approssimazione” e penso sia perchè, in cucina, mi piace la sfida dell’imprevedibile. Fronteggiare il disastro inaspettato che inventiva ed approssimazione comportano. Arenare la catastrofe culinaria attivando strategie di problem solving. Forse perchè questo è l’unico modo per concentrarmi in toto e distrarmi da ciò da cui originariamente cercavo di distrarmi. Evidentemente seguire la ricetta come un automa non mi è sufficiente. Almeno questa è la conclusione a cui anni ed anni di testardi flop mi hanno portata. Perchè esperienza mi ha insegnato che è necessario seguire le ricette, ed io (immancabilmente ogni volta) l’unica cosa che faccio con maniacale accuratezza è proprio… evitare di farlo! Diciamo che se errare è umano, io sono la regina dei diavoli dal momento che sono anni che persevero in questo errore.

Questo mi ha portata a riflettere su di una cosa: per quasi ogni cosa c’è una ricetta. Ormai basta Googlare per ottenere risposte a molti degli interrogativi relativi alla quotidiana esistenza.

Su internet trovi persino la ricetta per la felicità…che sono di quelle cose che se uno seguisse funzionerebbero pure

Ma che poi so che dovrei fare, Eppure…anche in questo caso, pur avendo la ricetta in tasca (ed in questo mica si tratta di una ricetta da poco: ma si parla della felicità), perchè non la seguo sempre? Non perchè mi piaccia complicarmi la vita, soffrire, sbagliare, cadere. Forse è piuttosto perchè ci sono cose per le quali le ricette valgono… ma sino ad un certo punto. Momenti in cui complicazioni, sbagli o sofferenze sono inevitabili (e necessari). È perchè ognuno ha bisogno di sbagliare a proprio modo (anche quando si sa cosa si dovrebbe fare ma si decide di non farlo è forse perchè è ciò di cui in quel momento si ha bisogno). Data e risaputa la ricetta della felicità (Perchè la teoria è realmente banale), forse il punto è che non sempre vogliamo( davvero) essere felici (non sempre possiamo esserlo e nemmeno abbiamo realmente SEMPRE bisogno di esserlo). Abbiamo bisogno di sbagliare, come abbiamo bisogno della tristezza. E, per chiudere il cerchio, forse è amche per questo che continuo a cucinare così, Non è solo un discorso di distrazione. Paradossalmente per me, risulta rassicurante anche la crema che non si addensa, il biscotto che si brucia, il pan di spagna che non lievita. Forse perchè in quel momento ho bisogno che sia così. Forse perchè è parte di quel processo che mi aiuta a ricordarmi che sono pochi i drammi non riparabili. E che talvolta l’errore è quel che serve perchè in quel momento ho bisogno di quell’errore.

Vabbè…tutto questo per dire che: qualche giorno fa ho provato a fare la ricetta dei Bignè, una preparazione, quella della cosiddetta ‘pasta choux’ che immaginavo laboriosa e complessa ma si è rivelata semplice e dal risultato d’impatto (almeno la seconda volta). La prima volta, mi è ” scappata” (diciamo così) troppa farina e sono diventati dei panè (delle specie di taralli… buonini… che ho mangiato con il salame – non si può dire che non sappoa fare buon viso a cattivo gioco..- ). La seconda volta ho deciso che gli esperimenti li avrei fatti sulla crema e quindi (Anche se mi prudevano le mani) ho seguito la ricetta:

{Per 40 bignè}

Tempo di preparazione da 30 min (a infinito)

[Ingredienti]

250ml di acqua

100g di burro

1 pizzico di sale ed uno di zucchero

4 uova

150g di farina 00

[Procedimento]

  • Accendi il forno (ventilato) a 200 gradi (Così intanto si scalda) e prepara una teglia rivestita di carta forno. Metti acqua burro sale e zucchero in un pentolino antiaderente.
  • Quando il burro si sarà sciolto leva dal fuoco e ci schiaffi dentro tutta la ciotola di farina. Mescola sino a completo assorbimento.
  • Continuando a mescolare o si brucia, rimetti qualche minuto sul fuoco dolce sino a che l’impasto non si sarà compattato.
  • A quel punto Leva dal fuoco aggiungi le uova. Butta dentro un uovo alla volta e mescola (con delle fruste elettriche preferibilmente, Così farai prima) sino a completo assorbimento. Aspetta di aver incomporato l’uovo precedente prima di mettere quello successivo ( la ricetta dice Così, la prossima volta Provo a non farlo e vediamo se cambia qualcosa, eventualmente ti farò sapere…) .
  • Infila il composto in una sac-a- poche (ocomesiscrive) e dai forma ai bignè – più o meno come da immagine – (Io, per vezzo, ho provato il beccuccio a Stella ma in teoria avrei dovuto usare quello “liscio”).

Consiglio: 1) considerato che magari non avrai la sacapoche puoi compiere questa operazione anche con un cucchiaio, verranno meno precisi..( ma chissenefrega, basta siano buoni e poi a me non sono venuti precisi nemmeno con la sac-a-poche). 2) Ti sconsiglio di utilizzare sacchetti tipo cukigelopiù a mò di sac-a-poche (caso mai, anche a te, come a me fosse venuto in mente di provare con questa “genialata”) perchè l’impasto è molto denso, il sacchetto si romperebbe sui lati e l’impasto sbrofferebbe in giro. 3) premurati di lasciare spazio tra un bignè e l’altro perchè (se tutto va bene) si gonfieranno. 4) fai in modo di creare massa in altezza e non in larghezza se vuoi che vengano fuori “a pallina” piuttosto che a dischi ( Io la pima volta, senza pensarci, ho fatto dei cerchi tenendo in considerazione il diametro di un bignè da cottto e mi son venuti larghi e schiacciati). 5) Non aprire assolutamente mai il forno in cottura o si afflosciano, quindi metti il timer se non riesci a controllarne la doratura dallo sportellino del forno.

  • (Per tornare alla ricetta) Il forno che hai acceso all’inizio sarà ormai caldo (anche perchè se sei un pò dummies in cucina per arrivare sin qui ci avrai messo 120ore) quindi inforna per 15-20 min (dipende dal forno alcuni forni cuociono più infretta di altri. Quindi controlla dopo 15 minuti se non li vuoi bruciati. Ma se li vuoi bruciati puoi aspettate 40-50 minuti prima di sfornarli, usciranno neri. Sui gusti altrui non discuto mai). Trascorsi i primi 15 minuti se proprio non riesci a capire se sono pronti puoi aprire il forno (ma bada bene: poco poco e rapidamente) per verificare la doratura, la differenza di temperatura non dovrebbe più alterare la consistenza perchè ormai la struttura della pasta dovrebbe essersi assestata. (Ovviamente se eviti di farlo sino a che non saranno belli cotti e dorati è meglio).

Alla fine potrebbe/dovrebbe usciti qualcosa del genere: dei bitorzoli da farcire

[Idee di utilizzo]

Per la farcia… sbizzarrisciti! Mangiati senza nulla fanno un pò schifo. Puoi riempirli di crema pasticcera normale, al limone o ganaches al cioccolato bianco, al latte o fondente. Puoi riempirli di marmellata o nutella. Puoi ricoprirli di zucchero a velo o glassarli con icing, panna o cioccolato. Puoi riempirli di panna e rivestirli di cioccolato mescolato con la panna e farne profitteroles, puoi usarli come decorazione per una torta. O puoi tranquillamente utilizzarli come aperitivo salato e riempirli di crema al tonno. O tagliari a metà e fare dei panini olive e pomodorini, con affettati, maionese, creme di formaggio, burro e salmon, patè… Insomma, potete farci quel Che volete (secondo me). Sono abbastanza duttili.

Io li ho riempiti di 3 varietà di crema pasticcera:

Normale, al limone e al cocco. (Ho usato il preparato base di crema pasticcera e, in barba alla consistenza, ho mescolato ad 1/3 del succo di limone e ad un altro terzo del cocco. Devo dire che il gusto era ottimo anche se Gordon Ramsay o Cannavacciuolo storcerebbero il naso perchè la prima viene un pò liquida e la seconda un pò densa (ma sono dettagli). Quelli con la crema pasticcera al cocco consiglierei di “farla porca” e fare una bella colatura di cioccolato bianco e granella di nocciole – così darete un gusto effetto “raffaello”. (Io non li avevo e non avevo voglia di uscire per comprarli.. ma avrei voluto farli così 😍😍)

Ti ho dato la ricetta… ora sta a te: seguirla o decidere di pasticciarla, stravolgerla, distruggetla (o migliorarla) a necessità.

Buona fantasia 😀

Cercare di aprire una porta con il manico di un passe-partout

Ci sono cose che mi dimentico di sapere.

Eppure…è così banale!

(Cosi TERRIBILMENTE banale…)

fgUn giorno mi sono accorta di stare osservando le cose da un punto di vista errato. Sino ad allora avevo creduto di aver compreso cosa volesse significare l’espressione “chiave per la felicità”.

Avevo sempre presupposto che la chiave fosse un mezzo per aprire una porta. Che dietro quella porta, e solo allora,  dopo averla aperta, dopo aver varcato la soglia, avrei trovato… il mio personale Nirvana. Avevo sempre pensato fosse un traguardo complicato da raggiungere. (Un traguardo perlopiù che la vita, beffarda, si divertiva a spostarmi, di volta in volta, un pò più in là)

Poi un giorno ho realizzato…che non avevo capito proprio niente! Io sono la chiave che ho tra le mani. E questa non è una chiave “per” la felicità.. ma la chiave che ho tra le mani È la felicità.

{Oltretutto questa chiave è un passepartout. Solo che talvolta lo uso…dal verso sbagliato. Sciocca me}

[E tra la matassa di tutte le cose che scordo, talvolta ahimè, dimentico di sapere anche questo…]