Dialogo tra me, me {&me}. Le Confessioni di Judith La Ladra

(Judith1) Non avevo piu’ pensato a lei.

(Judith2) Forse… solo in qualche rarissima occasione.

(Judith3)No, non e’ vero, l’ho fatto.

(Judith1) Eppure, davvero non so proprio spiegarmi che complessi giri abbia fatto il mio inconscio  questa notte per arrivare a plasmare nella mia mente certe insolite visualizzazioni oniriche. Quel mondo, ormai, non e’ forse distante da me anni luce? Oltretutto ultimamente la mia testa e’ cosi’ ingombra di pensieri e di inquietudini, e non so.. un sogno cosi’ non me lo sarei mai aspettata. Fatto sta che mi sono svegliata con una forte sensazione di nostalgia dal retrogusto amaro. Malinconia. Ma dolce.  E anche ricordo, brinato. Velato da un lieve substrato di senso di colpa. Del resto, lo so, sono sempre stata una frana con le amicizie. Ed ora che ci penso, forse, e’ stata piu’ colpa mia. Ma le cose sono andate cosi’…e questo e’ un fatto.

(Judith2)Un altro fatto e’ che ho sentito di doverla contattare. Cosi’, in un momento libero sono uscita dal mio loculo e le ho mandato un messaggio vocale. Di 1 minuto e 12, per la precisione. “Ciao S…non so nemmeno se tu abbia il mio numero australiano, chissa’ se riconoscerai la mia voce… No, tranquilla, non ho bisogno di nulla. So che quando non ci si sente per anni e poi d’improvviso si sbuca fuori cosi’ in questo modo come sto facendo io ora… di solito… e’ quasi sempre e solo per chiedere favori… Ma non e’ cosi’. Spero che il mio messaggio ti trovi bene, non e’ da me esternare. Lo sai che non sono una persona affettuosa, pero’ il punto e’ che questa notte ho fatto un sogno bellissimo. C’eri tu…ed io… ho sentito la necessita’ di contattarti. Sai, ci incontravamo sul treno per Porta Genova. Accadeva per caso. Non c’era imbarazzo. Iniziavamo a parlare con la stessa scioltezza di quando eravamo gomito a gomito a scuola. Non c’erano forzature ne’ barriere. O muri insormontabili a differenza di ora. Poi d’improvviso tu tacevi… e con il capo mi facevi segno di abbassare lo sguardo. Guardando quel che guardavi tu, notavo un tondo pancione che sbucava sotto la tua mise anni ’20: eri incinta. E sembravi cosi’ felice e radiosa. Ed io, in quel momento, scoppiavo di gioia con te… [attimo di silenzio] …Insomma, tutto qui. Ti auguro una buona giornata“.  Premettendo che l’ho fatto nella totale consapevolezza che S. sia il tipo di persona che avrebbe potuto accogliere con immensa gioia un racconto del genere. Perche’ si sa, non tutte siamo nate per essere madri. Ma lei si’. Altre mie conoscenti, avrebbero riscoperto l’insito misticismo della fede per un istante e sarebbero corse in chiesa ad accendere un cero alla Madonna “ti prego, fa che non sia premonitore“. Ma lei no.

(Judith3)…

(Judith1) La vera verita’ e’ che avrei voluto dirle molte altre (belle) cose. Eppure, quando ho visto il mio messaggio comparire, inviato, sulla schermata…la pagina di quella conversazione bianca, inutilizzata per anni, mi e’ sembrata d’improvviso cosi’ vuota. Mi e’ piombato addosso il silenzio che ci ha separate per tutto quel tempo. Ed io mi sono sentita una stupida. Una stupida totale.

(Judith2)E la vera verita’ e’ che piu’ d’ogni altra cosa…avrei voluto non averlo inviato mai. Ma era troppo tardi. Ma perche’…?

(judith3)E va bene…Parlero’! La vera verita’ e’ che ho sempre avuto una relazione insolita con le amicizie. Colpa della mia natura. In generale, raramente tollero (realmente e a pieno) il genere femminile. Se cio’ non bastasse non credo minimanente nell’amicizia uomo-donna.  Del resto, nel corso degli anni, ho raggiunto una chiara e precisa consapevolezza: sono inadatta a coltivare profondi rapporti di amicizia con chicchessia. (Tollero solo i miei gatti). Questo ha spesso fatto di me una specie d’eremita emotiva. Paradossalmente mi e’ sempre andata meglio con Amore.  Per me Amore e’ semplice, netto, immediatamente potente e per questo facilmente comprensibile. Non da’ adito a dubbi, e’ fluido e cristallino. Perche’ ho imparato a capire che se l’amore ha dubbi non e’ amore. All’amore so chiaramente che posto dare. Riesco agilmente a definire ambiti, competenze e confini di una coppia. Averne chiari in mente ruoli, diritti e doveri. Coltivare aspettative, disegnare progetti. Pensare cose del tipo “io e te, contro il mondo”.  Amicizia non ti consente di pensare tutte queste cose. E’ un semi-amore dagli ambti e dalle competenze sfumate, aleatorie, evanescenti. Ma soprattutto dell’amore ho sempre accettato il potere taumaturgo. Ho sempre accolto l’idea di farmi guarire o di mostrarmi debole da Amore. Ma ad Amicizia no, questo non l’ho mai concesso. Il che e’ paradossale perche’ forse per molti altri e’ il contrario. Molti altri sperimentano questa rigidita’ in amore e vivono l’amicizia in scioltezza ma io no.

(Judith1)Chiamami anche alle 4 di notte ed io ti aiutero’…tranquilla andra’ bene! Seppelliremo insieme il cadavere del tuo ex e il tuo segreto morira’ con me!“. E cosi’ realmente facevo. Pero’ io ho sempre pianto da sola…

(Judith2)Oh, no….No, non e’ successo perche’ io abbia avuto amiche infami, incuranti o dichiaratamente egoiste. Anzi…Piuttosto…ero io… Agivo cosi’ perche’ non volevo dare fastidio…Come se provassi quella sensazione “di non sentirmi pienamente a casa mia”, di “non avere pieno diritto di stare la”, una sensazion di insatibilita’.

(Judith3)Ma c’e’ dell’altro… La vera verita’ e’ che, forse, mi sono sempre relazionata ad Amicizia con una leggera base di sospetto.  Forse ho sempre pensato che le amicizie fossero nel loro nocciolo, pure e semplici relazioni di comodo ammantate di carinerie; sostegno psicologico a fine terapeutico. Ho sempre pensato che Amicizia, con la sua presenza servisse a garantire una specie di substrato necessario, atto a fornire quel rispecchiamento adeguato all’elaborazione di una più chiara definizione del se o addirittura volto ad alimentare la propria personale vanita’. Sono arrivata a pensare che spesso e volentieri Amicizia sia una relazione-ingannatempo, stretta con un (finto) doppio nodo, il cui unico scopo sia lenire il sentimento di solitudine esistenziale. Che sia quel rapporto che ci sentiamo di dover stringere con altri quando necessitiamo di un appoggio psicologico-emotivo causato da carenze affettive. In definitiva non ho potuto mai pensare ad Amicizia in termini differenti da questo: amicizia e’ una bambola gonfiabile in plastica alla quale ci stringiamo alla ricerca di calore quando abbiamo freddo e non abbiamo altre (migliori) alternative. Germoglio sterile, blando surrogato dell’amore. Questa mia convinzione si e’ sempre sommata, per di piu’, al mio innato-irrefrenabile moto d’orgoglio: “Io non negherei mai il mio aiuto se tu me lo domandassi ….MA… ( se le cose stanno come le ho descritte) IO non ho bisogno di chiedere aiuto a chi si serve di me”. Ma stanno davvero sempre cosi’ le cose?

(Judith1)Il mio solito approccio da crocerossina… 

(Judith2)…era per mascherare la verita’. 

(Judith3) E’ piu’ facile dedicarsi agli altri. Fare in modo di spostare tutta l’attenzione su di loro. E la verita’ e’ che io, in amicizia, non sono mai stata onesta. Mi sono spesso omessa, tirata indietro,dischiusa a meta’. [(S-)comunicata]. Sono sempre stata un’amica anaffettiva. Sono un’amica che ha ingannato. Perche’ non ho mai dato una reale chance ad Amicizia. E ho finto. Dietro molti sorrisi ho finto, e fingendo sono diventata truffatrice. Perche’ ho sempre preso parti di loro, dandomi poco. Molto poco. Io non sono il personaggio positivo: sono una ladra scorretta.

[Volete Sapere come e’ finita questa storia?]

(Judith1)S. ha ascoltato il mio messaggio dopo 2 minuti dalla sua ricezione. 4 Minuti dopo io ascoltavo il suo vocale con la risposta. Un vocale di quasi 3 minuti, per essere precisa. 

Il tuo buongiorno e’ stato uno dei piu’ belli degli ultimi tempi (…) tu lo sai che anche se non ci sentiamo mai sei una parte del mio cuore

(Judith2)Ho ascoltato quel vocale 4 volte decisamente commossa.

(Judith3)…

(Judith1)Pero’ non ho risposto, nulla.

(Judith2)Avrei… dovuto aprirmi anche io. Avrei dovuto dire cose altrettanto belle. Avrei dovuto. Volevo…pero’ non ho risposto, nulla.

(Judith3) Volevo pero’ non ho risposto, nulla. Mi vergogno a dire le parole affettuose che penso. E quindi non le diro’…Del resto una Ladra e’ una ladra.

Cosi’ continuo a stagnare nelle mie contraddizioni, anche quando penso che l’amicizia non sia per sempre e i fatti mi smentiscono ( ed io stessa, con quel che penso di lei ora, pur tacendoglielo, mi autosmentisco)

{pero’ non so cambiare condotta e da buona ladra quale sono, taccio}

CONCLUSIONI POSTUME:

{1) A ben rifletterci. Anche Amore e’ un mezzo per lenire la solitudine esistenziale, solo che e’ piu’ caldo.

2)Ognuno di noi e’ per necessita’ ego-riferito. E questo si riflette sia sui rapporti d’amore che sui rapporti di amicizia

3) Agire alla luce di questa consapevolezza ti disponde a  mette in atto strategie difensive che ti riparano da molte delusioni.

4)Pero’…allo stesso tempo ti mette al riparo anche da tutto il resto…}