Felicità {in crema}

Il Viaggio per contrastare il consumistico ideale di bellezza {tristemente} irraggiungibile

Talvolta mi specchio e fisicamente non mi piaccio. E’ così  che inizio a pensare alle cose che desiderei cambiare del mio aspetto se, come in una tra le più classiche favole disneiane, d’improvviso apparisse una fata madrina e mi desse la possibilità di modificare tre parti del mio corpo istantaneamente. Intatti, un solo desiderio (“fammi figa”)potrebbe non essere realmente efficace (e non perchè io sia un caso del tutto disperato, almeno così vorrei credere)

Del resto “essere figa”( in senso lato) che significa? È proprio questo il problema: il motivo per cui non potrei chiedere genericamente ad una fata di farmi semplicemente bella è che prima di tutto si dovrebbe stabilire bella “per chi?”, “per quando?”, “per dove?” (E bella “per quanto?”, perchè mica si può essere belli per sempre).

Partiamo, per esempio, dal presupposto che magari la fata possa avere in mente un canone estetico vecchio di cinquecento anni (perchè essendo fata potrebbe avere anche più di cinquecento anni) e se le chiedessi semplicemente: “rendimi figa” mi farebbe, magari, con le fattezze della Venere di Botticelli…ed in sostanza le avrei chiesto “fammi istantaneamente ingrassare almeno 7kg” (il che sarebbe pura follia, considerati i canoni estetici odierni). Ma ammettiamo pure che la fata, per modellarmi, prenda ad esempio canoni contemporanei, magari il bello per lei potrebbe non essere altrettanto bello per me. Del resto, mica possiamo dimenticarci che la fata è un essere non-umano i cui canoni estetici potrebbero non c’entrare niente con quelli di un comune essre umano. Pensa, infatti, a cosa accadrebbe se ad un extraterrestre verde con le branchie venisse chiesto di modellare la sua compagna ideale. Probabilmente la sua scelta ricadrebbe su due branchie perfette sotto una pelle di squame verodognole… il che poco si confa’ a quel genere di caratteri sessuali percepiti come appetibili (e quindi belli) per noi esseri umani (magari esclusi alcuni, le perversioni umane han forme strane). Ma mettiamo pure che la fata abbia in mente canoni estetici simili a quelli umani, anche tra uomini con canoni estetici (che ber brevità definiremo) “nella norma”, esistono consistenti “differenze soggettive”. Quindi, per questo, finiremmo o con me non realmente soddisfatta o ci ritroveremmo a riolvere il tutto con: fammi il naso di Tizia, le cambe di Caia, etc… e i desideri, solitamente, son sempre e solo tre. (E poi diciamoci la verità: modificate 3 cose poi ne verebbero in mente almeno altrettante e alla fine non si sarebbe soddisfatti per niente). Se fosse, però, una fata capace di leggere nel pensiero, potrebbe automaticamente sintonizzarsi con le mie preferenze per farmi esattamente come vorrei essere. Però, a quel punto sarei soddisfatta ma per quanto? Cinque minuti? Cinque ore? Cinque anni? Con il tempo invecchierei e tornerei a non piacermi o forse probabilmente anche prima di invecchiare saprei trovatmi altri difetti, altrove, perchè del resto quel che ti rende insoddisfatto di te, spesso e volentieri, non è realmente il tuo corpo: sei tu. Ed io penso che questo “tu estetico” (=capacità di piacersi fisicamente) certo, dipenda dalle attitudini personali ma che sia costantemente messo a dura prova, oggi più che mai. E con questo non voglio dire “se io talvolta non mi piaccio è colpa degli altri o della diabolica societa’” perchè in primis è colpa mia, della mia capacità di percepire, assimilare e reagire alle cose però, cosciente di ciò, vorrei condividere con voi una piccola presa di consapevolezza nata dalle precedenti riflessioni, perche’ in effetti viviamo in una societa’ che ha seriamente del diabolico!

Allora… il concetto di bellezza non solo è individualmente soggettivo ma prende forma plasmandosi su di stereotipi culturali e dipende da “dove e quando” si è cercata ( o si sta cercando) la bellezza; e questo è ormai assodato. Così pensando mi sono poi spinta un pò off-topic.. infatti, per quanto, in differenti tempi e culture, possa essere stato esaltato il concetto di “piacere estetico” penso che mai come ora si siano toccati i livelli odierni (livelli che oggi come oggi definirei non più d’ esaltazione, bensì) d’ESASPERAZIONE in materia di bellezza fisica. “Noi” dei paesi globalizzati siamo continuamente bombardati da messaggi che ci ricordano che dobbiamo essere magri, giovani, senza peli, senza cellulite, ( se siamo donne o con il six-pack se siamo uomini), con il viso riposato, etc… Questo accade ad ogni ora del giorno; ed indipendentemente da dove o cosa guardiamo… ci sono pubblicità praticamente ovunque! Radio, tv, banner pubblicitari su siti internet, manifesti sui palazzi, sugli autobus, sulla carta igienica! Quel che possiamo osservare solo facendo un giro di 360 gradi attorno al punto “noi stessi” in una qualunque piazza e che, oggi piu’ che mai: tutto ciò che ci circonda è stato studiato per vendere. Quindi: Per vendere un prodotto devi generare un bisogno; per generare un bisogno devi porre in essere l’esistenza di una carenza ed è allora e solo così, ossia generando negli indovidui la sensazione di vuoto che è possibile spingere all’acquisto: tu sei vuoto-comprando-riempi rai il tuo vuoto. L’equazione e’ semplice ed istintiva. La deduzione logica diventa stringente perchè il messaggio è costanemtnete il medesimo: tutti quelli che NON hanno questo sono infelici/ tu non hai questo/ tu sei infelice; invece tutti quelli che hanno comprato questo sono diventati felici (Quindi) se tu compri questo di necessità diventerai anche tu felice.

Infatti come fare per pubblicizzare una crema antirughe? Devi ricordare ad una donna che non è più giovane e devi lanciarle il messaggio che “giovane è bello” e quindi: ” vecchio e’ brutto”, essere giovani, rende belli, essere belli significa essere felici, quindi il contrario di tutto cio’ porta all’infelicita’. Lei si sentirà infelice perchè giovane non lo è più e penserà di poter acquistare “felicità spalmabile” a modici prezzi. Penserà inconsciamente che molte cose nella propria vita andranno meglio, verrà assalita dalla nostalgia dei lieti ricordi di gioventù, ravviserà solo quelli ed allora penserà inconsciamente che riuscirà ad essere felice se solo riuscirà a sembrare di nuovo giovane  come un tempo. (ma e’ una felicita’ che dura il tempo della successiva pubblicita’).

 Molti dei messaggi che ci bombardano quotidianamente sono fatti apposta per edificate in noi consapevolezze di carenze o difetti (che magari mai avremmo pensato di avere). Per questo ho asserito che la nostra societa’, che vive di sponsor pubblicitari, e’ diventata una trappola diabolica, perche’ molto di cio’ che ci circonda e’ stato ideato per farci sentire in sostanza…infelici e scontenti. Del resto, nessuno comprerebbe nulla se fosse pingue, felice e soddisfatto. Quindi come fare per vendere (finta) felicità in pillole? Metti luce sui vuoti, sulle carenze, esalta canoni irraggiungibili ricorda all’uomo quando infelice sia e vedrai che per illudersi di sentirsi meglio egli pagherà qualunque prezzo. E questo vale sia per la concezione della estetica che per tutto il resto.

Allora, consapevole di cio’ sapete che vi dico? Io voglio accettare di non essere perfetta, voglio accettare di invecchiare, voglio accettare il difetto come mia personale particolarità e la ruga come esperienza. Voglio concepire l’invecchiamento come un privilegio e non una condanna. Voglio accettare ed accettarmi ed Ogni volta che mi verra’ la tentazione di comprare qualche boiata inutile per illudermi di sentirmi ” bella e felice”, prendero’ l’equivalente della somma che avrei SPRECATO se mi fossi fatta deviare dalla tentazione, e, chissenefrega se resterò brutta e cattiva, la ficchero’ in un barattolo e dalla fine con quei soldi ci faro’ un bel viaggio, che e’ sicuramente meglio di tutte le creme antirughe ed anticellulite del mondo perchè su un aereo per Bali chi ci pensa alle rughe?

 

 

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