{Potendo scegliere}

Da diversi mesi ormai ho questo striscione attaccato al muro. Inizialmente, poichè mi veniva a noia dovermi arrampicare sulla sedia per staccarlo, ho deciso di lasciarlo là. Però, onde evitare di farlo sentire anacronistico, con 2 post-it ho appiccicato un bell’ “UN” davanti alla parola birthday. Ora è attuale per tutto l’anno meno che per un giorno.

Se me lo domandassero risponderei che, onestamente, potendo scegliere preferisco festeggiare il mio non-compleanno gli altri 364…

{in realtà di pigrizia trattasi}

 

 

 

 

La {LORO} stanza rettangolare

[Ti ho visto. Anche se ti ho visto rivestirti ed andartene piu’ volte di quante ne potessi sopportare. Benche’ questo mi consumi, benche’ mi distrugga, benche’ soltanto posso averti, senza averti… io ormai ti ho visto]

[FUORI]

La stanza in bianco: il luogo che e’ loro senza essere LORO

Immagina una stanza rettangolare. Non ci sono finestre. Al centro una lastra taglia l’aria frazionando l’ambiente. E’ di vetro trasparente. Austero e infrangibile, divide lo spazio in due vani gemelli. Nessuna guarnizione sui piani dei mobili, solo pratici orpelli che s’intonano ad una sensazione di grigio e vuoto. Le pareti sono bianche, asettiche. Esattamente come sarebbero bianchi ed asettici i muri di una stanza in una casa costruita e mai abitata. Ma li’ c’e’ “vita”.  Da un lato c’e’ lei, dall’altro lui. Fisicamente vivono la’, a contatto ma separati da quella lastra di vetro. Costretti. Senza avere la possibilita’ di accedere alla stanza dell’altro.  Quel luogo e’ loro pur non appartendogli realmente. Il LORO vero luogo, pero’, e’ quello della mente, l’unico dove gli sia consentito toccarsi l’un l’altra. Fisicamente si osservano dal vetro, si scrutano. Ogni giorno si riscoprono spettatori della routine dell’altro.  Vivono di rituali che conoscono a memoria, intimita’ diventate tenere confidenze che si sono riscoperti ad amare. Hanno imparato a vivere totalmente esposti. Nulla e’ celato alla vista. Non c’e’ piu’ vergogna nel mostrarsi nudi, non c’e’ imbarazzo nella naturalezza del corpo. Benche’ non v’e’ suono che riesca a passare, ne’ calore… benche’ se uno dei due poggiasse la mano sul vetro, o anche batttesse i pugni, all’altro non arriverebbe nulla ne’ tepore, ne’ vibrazioni…loro si bramano, e ardono e fremono dal desiderio di potersi scambiare la pelle di sentirne l’odore. Ma non possono toccarsi che con gli occhi. Con gli occhi si sono scambiati lunghe infinite carezze. E, pur senza toccarsi si sono toccati a lungo e si sono amati piu’ di quanto fosse lecito o comprensibile amarsi in quella stanza rettangolare che e’ loro senza essere LORO.

[DENTRO]

La stanza turchese: Il luogo che e’ LORO senza essere loro

Immagina una stanza rettangolare. I muri sono turchesi. Il soffito bianco e luminoso sovrasta un ambiente pieno di oggetti.  C’e’ colore, c’e’ disordine. C’e’ quello scompiglio che si crea tra le pareti di una casa piena di vita e di storia. In cui ogni oggetto e’ un cimelio, e’ sentiero per saltare verso vecchie memorie di viaggi, di brutti regali ricevuti a Natale, tra ombrelli sotto cui ci si e’ riparati dalla pioggia (o dal troppo sole) e libri di ricette che non sono mai state seguite e Dvd di film mai terminati… Al centro della stanza c’e’ un letto sfatto. Lenzuola groviglio scivolano a cascata accarezzando il pavimento. E li’ c’e’ “vita”. Lei sta tra le braccia di lui, anche se sanno come toccarsi pur senza toccarsi si sono toccati a lungo e si sono amati piu’ di quanto fosse lecito o comprensibile amarsi in quella stanza rettangolare che e’ LORO senza essere loro.

{Vi sono stanze turchesi della mente di lei e lui. Stanze piene di ricordi in cui lei e lui si incontrano ogni notte. Stanze in cui si possiedono senza possedersi}