{Cinque Domande}

Andrea Taglio,titolare del blog “Parole sospese – Memorie tagliate” (e amico di parentesi) ci invita a fare un piccolo esercizio di consapevolezza sulla scia di un’idea lanciata in occasione del Salone del Libro di Torino e proposta dal sito di Annamaria Testa nel blog “Nuovo ed Utile”.

Rispolverando la sopita arte del porre domande ( e del domandasi), in un mondo che corre rapido e incurante, l’invito e’ quello di fermarsi a riflettere su questioni che pur sembrando implicite non lo sono affatto. A tal proposito i consulenti culturali del Salone hanno elaborato CINQUE domande indirizzate a scrittori, scienzati, artisti ( ed ognuno di noi). Si tratta di quesiti che, progressivamente, partendo da interrogazioni sulla nostra individualita’, allargano il proprio focus per guidarci in un percorso d’autoconsapevolezza e confronto.

Poste le domande, tosto rispondo s’unisca chi si vuole unire, chi vuol provare chi gradisce farlo ( che sia in un commento, in un post o nella propria mente), qui le mie:

Chi voglio essere?

Voglio cercare di essere il più spesso possibile la persona capace di dare alla propria vita la direzione che desidera, non quella che subisce o si fa trascinare. Voglio essere umile, per non smettere d’imparare e grata (non domandatemi a chi o a cosa) abbastanza da apprezzare ogni attimo e ogni respiro di questa esistenza. Voglio essere in grado di vedere il buono e il bello in ogni cosa che mi circonda. Ma voglio anche essere una buona compagna per la persona che ho accanto. Voglio essere un decente essere umano su questo pianeta. Voglio essere una madre amorevole e giusta (quando accadrà), una di quelle che non compie errori (troppo terribili).

 

Perché mi serve un nemico?

Se penso al termine “nemico” non visualizzo persone, piuttosto mi vengono in mente situazioni (attorno alle quali possono ruotare degli attori). Le circostanze che si frappongono tra me e qualcosa che desidero realizzare che sia sotto forma di ostacolo, impedimento o esame (o persino io stessa), questi, sono i miei unici, veri nemici. Ciascuno di noi ha bisogno di una nemesi per poter godere della quiete quando in pace e per migliorarsi in preparazione d’ogni battaglia; ma anche (e soprattutto) per poter imparare dalla sconfitta e sentirsi sazi ed appagati dalla vittoria. Senza nemici saremmo privi di stimoli, non avremmo ragioni per superarci e, forse, apprezzeremmo meno ciò che abbiamo perché niente e nessuno mai minaccerebbe di togliercelo.

A chi appartiene il mondo?

Il mondo appartiene agli scaltri che, come gatti, cascano sempre in piedi; che sono in grado di ricavar profitto dalle contingenze e vedono opportunità anche nell’inconveniente.

Dove mi portano spiritualità e scienza?

Credo più nella scienza che nello spirito ma sono anche convinta che scienza e spirito siano due emisferi possono (e devono) convivere. Mi portano a credere che i margini tra lo spiegabile e l’inspiegabile siano labili, resistenti ma anche sottili. Che non è sempre necessario analizzare, scomporre, sezionare per poter apprezzare qualcosa ma che sapere è potere.

Che cosa voglio dall’arte: libertà o rivoluzione?


L’arte è rivoluzione perché’ ogni forma artistica capace di planare sopra la banalità è una frattura che irrompe nel reale, capace di stupire, indignare, motivare, e lo sa fare solo oltrepassando il già visto, superando ciò che è per rappresentare ciò che dovrebbe o potrebbe essere. Allo stesso tempo è libertà espressiva per chi produce e  liberta’ d’infiniti rimandi per chi la fruisce.

[Potete anche inviare le vostre risposte a questo indirizzo email: 5domande.salto18@gmail.com Ad aprile tutte le risposte verranno pubblicate online, in un sito dedicato, insieme a quelle degli scrittori, degli scienziati e degli artisti]

 

 

 

 

La ricetta perfetta Per {Non} seguire le ricette…ah no scusate! Volevo dire: per bignè (al sapore di felicità!)

Indovinate un pò Chi ieri ha fatto 1h di palestra?

{Aah… io Non lo so. Di certo non io! Per questo chiedevo a voi…}

In una giornata da dimenticare c’è un’unica cosa che mi può salvare dall’annientamento: (e non è di certo la palestra ma) cucinare un dolce. Che sia impegnativo, (ipercalorico) e (Possibilmente) mai fatto prima. Che mi faccia sporcare una valanga di ciotole, leccarde E cucchiai (e che alla fine riduca la cucina ad uno schifo). Sì, è esattamente ciò che ci vuole. ( Almeno per me).

“La cucina è così rassicurante, è un luogo sicuro in cui rifugiarsi. La pasticceria soprattutto. Ti basta dosare accuratamente gli ingredienti e seguire i procedimenti indicati, passopasso e… se avrai fatto tutto bene, di necessità avrai bignè che si gonfiano, creme che si addensano, torte soffici che lievitano, biscotti friabili, ganaches spumose etc..! Sai che se mescoli bene ed in perfetta quantità avrai esattanente ciò che ti aspetti. Prendiamo la crema pasticcera: è una piccola certezza nella vita e vi spiego perchè: Tu Unisci al latte aromatizzato portato ad ebollizione, 3 tuorli sbattuti mescolati ad un cucchiaio di farina e due di zucchero. Mescoli 4 minuti su fuoco dolce et voilà! Sai con sicurezza che ad un certo punto vedrai il composto addensarsi e, anche cascasse il mondo (ammesso che nonostante il mondo sia cascato tu sia riuscita a tenere la pentola sul fuoco per il tempo necessario), si addenserà. Come dicevo: sta tutto nella giusta ricetta (e nella tua scrupolosità nel seguirla). Dopo una giornata in cui magari quasi nulla è andato come avresti voluto, il mio consiglio è: fai una crema pasticcera e almeno una cosa ti sarà andata per il verso giusto”

Questo è quello che avrei scritto se io fossi in grado di seguire le ricette. Se dosassi gli ingredienti e se le mie creme pasticcere fossero sempre venute come sarebbero dovute venire. Ma… devo essere onesta, avrei potuto dirvi una cosa del genere solo a Patto di andare incontro ad una spropositata quantità di disonestà intellettuale o se come prologo per queste mie belle teorie avessi scritto minimo 3 righe d’avvertenza prelimare del calibro: “consiglio (vivamente) a chi voglia attenersi a qualche mio consiglio di dare importanza a ciò che dico realtivamente a ciò che si dovrebbe fare, non a ciò che effettivamente faccio”. [Ma del resto, a ben pensarci sono così anche 3/4 degli articoli Che pubblico: concentrati di teorie, liste ed istruzioni, massime che millanto ma che non sono in grado di seguire]. Infatti, se ci sono cose a cui proprio non riesco ad essere fedele( oltre alla dieta “sana ed equilibrata”) queste sono: le liste e le istruzioni. (E cosa sono le ricette di cucina se non liste di ingredienti ed istruzioni? Quindi la manifestatione massima di ciò che Più d’ogni cosa colpisce le mie debolezze?). È così che finisco sempre per scompigliare ogni ricetta. Ma…la pasticceria non sempre (o per meglio dire: quasi mai) gradisce le deviazioni alla norma (certo a meno che tu non sia uno chef pluristellato che opta per variazioni più consapevoli, anzichè- a differenza mia- “a casaccio”). La pasticceria è chimica d’equilibri e, nei confronti dei cambiamenti, tende ad essere conservatrice piuttosto che liberale. Per questo spesso nelle preparazioni di base l’inventiva (del principiante) non è tollerata. Per il mio “stile di cucina” (?) (Massì, chiamiamolo così) accade che sino all’ultimo non so mai con assoluta certezza se sto per assistere allo sfornamento di un top o di un flop.

[Diciamo piuttosto che, per esperienza, ho constato che i flop li si nota sin da subito. Cosa, al contrario, non certa per i top… che talvolta si rivelano essere fallimenti mascherati da successi. Certi flop, infatti si manifestano come tali solo dopo l’assaggio. I “brutti ma buoni” sono più rari, specialmente in pasticceria. Tendenzialmente se un dolce non Assomiglia a come sarebbe dovuto essere ci sono alte probabilità che faccia anche schifo. E la parte “simpatica” di tutto ciò è che questo può essere un ragionamento allegorico che ben si adatta anche ad eventi di vita. Comunque dicevo…]

Alla luce di ciò piace affermare di essere per la “cucina avventurosa, imprevedibile, sostitutiva”. (Messa in questi termini sembra quasi una cosa cool). Ogni volta ho la necessità di aggiungere il mio… “tocco personale” (?) (Massì, chiamiamolo così, sempre in nome del cul). Ho anche provato a rifletterci, ad indagare sul perchè io senta, ogni volta, questa stringente necessità di deviare la norma. So essere precisa e scrupolosa, volendo. Il punto è che non voglio. Ho proprio una vera e propria “necessità d’inventiva ed approssimazione” e penso sia perchè, in cucina, mi piace la sfida dell’imprevedibile. Fronteggiare il disastro inaspettato che inventiva ed approssimazione comportano. Arenare la catastrofe culinaria attivando strategie di problem solving. Forse perchè questo è l’unico modo per concentrarmi in toto e distrarmi da ciò da cui originariamente cercavo di distrarmi. Evidentemente seguire la ricetta come un automa non mi è sufficiente. Almeno questa è la conclusione a cui anni ed anni di testardi flop mi hanno portata. Perchè esperienza mi ha insegnato che è necessario seguire le ricette, ed io (immancabilmente ogni volta) l’unica cosa che faccio con maniacale accuratezza è proprio… evitare di farlo! Diciamo che se errare è umano, io sono la regina dei diavoli dal momento che sono anni che persevero in questo errore.

Questo mi ha portata a riflettere su di una cosa: per quasi ogni cosa c’è una ricetta. Ormai basta Googlare per ottenere risposte a molti degli interrogativi relativi alla quotidiana esistenza.

Su internet trovi persino la ricetta per la felicità…che sono di quelle cose che se uno seguisse funzionerebbero pure

Ma che poi so che dovrei fare, Eppure…anche in questo caso, pur avendo la ricetta in tasca (ed in questo mica si tratta di una ricetta da poco: ma si parla della felicità), perchè non la seguo sempre? Non perchè mi piaccia complicarmi la vita, soffrire, sbagliare, cadere. Forse è piuttosto perchè ci sono cose per le quali le ricette valgono… ma sino ad un certo punto. Momenti in cui complicazioni, sbagli o sofferenze sono inevitabili (e necessari). È perchè ognuno ha bisogno di sbagliare a proprio modo (anche quando si sa cosa si dovrebbe fare ma si decide di non farlo è forse perchè è ciò di cui in quel momento si ha bisogno). Data e risaputa la ricetta della felicità (Perchè la teoria è realmente banale), forse il punto è che non sempre vogliamo( davvero) essere felici (non sempre possiamo esserlo e nemmeno abbiamo realmente SEMPRE bisogno di esserlo). Abbiamo bisogno di sbagliare, come abbiamo bisogno della tristezza. E, per chiudere il cerchio, forse è amche per questo che continuo a cucinare così, Non è solo un discorso di distrazione. Paradossalmente per me, risulta rassicurante anche la crema che non si addensa, il biscotto che si brucia, il pan di spagna che non lievita. Forse perchè in quel momento ho bisogno che sia così. Forse perchè è parte di quel processo che mi aiuta a ricordarmi che sono pochi i drammi non riparabili. E che talvolta l’errore è quel che serve perchè in quel momento ho bisogno di quell’errore.

Vabbè…tutto questo per dire che: qualche giorno fa ho provato a fare la ricetta dei Bignè, una preparazione, quella della cosiddetta ‘pasta choux’ che immaginavo laboriosa e complessa ma si è rivelata semplice e dal risultato d’impatto (almeno la seconda volta). La prima volta, mi è ” scappata” (diciamo così) troppa farina e sono diventati dei panè (delle specie di taralli… buonini… che ho mangiato con il salame – non si può dire che non sappoa fare buon viso a cattivo gioco..- ). La seconda volta ho deciso che gli esperimenti li avrei fatti sulla crema e quindi (Anche se mi prudevano le mani) ho seguito la ricetta:

{Per 40 bignè}

Tempo di preparazione da 30 min (a infinito)

[Ingredienti]

250ml di acqua

100g di burro

1 pizzico di sale ed uno di zucchero

4 uova

150g di farina 00

[Procedimento]

  • Accendi il forno (ventilato) a 200 gradi (Così intanto si scalda) e prepara una teglia rivestita di carta forno. Metti acqua burro sale e zucchero in un pentolino antiaderente.
  • Quando il burro si sarà sciolto leva dal fuoco e ci schiaffi dentro tutta la ciotola di farina. Mescola sino a completo assorbimento.
  • Continuando a mescolare o si brucia, rimetti qualche minuto sul fuoco dolce sino a che l’impasto non si sarà compattato.
  • A quel punto Leva dal fuoco aggiungi le uova. Butta dentro un uovo alla volta e mescola (con delle fruste elettriche preferibilmente, Così farai prima) sino a completo assorbimento. Aspetta di aver incomporato l’uovo precedente prima di mettere quello successivo ( la ricetta dice Così, la prossima volta Provo a non farlo e vediamo se cambia qualcosa, eventualmente ti farò sapere…) .
  • Infila il composto in una sac-a- poche (ocomesiscrive) e dai forma ai bignè – più o meno come da immagine – (Io, per vezzo, ho provato il beccuccio a Stella ma in teoria avrei dovuto usare quello “liscio”).

Consiglio: 1) considerato che magari non avrai la sacapoche puoi compiere questa operazione anche con un cucchiaio, verranno meno precisi..( ma chissenefrega, basta siano buoni e poi a me non sono venuti precisi nemmeno con la sac-a-poche). 2) Ti sconsiglio di utilizzare sacchetti tipo cukigelopiù a mò di sac-a-poche (caso mai, anche a te, come a me fosse venuto in mente di provare con questa “genialata”) perchè l’impasto è molto denso, il sacchetto si romperebbe sui lati e l’impasto sbrofferebbe in giro. 3) premurati di lasciare spazio tra un bignè e l’altro perchè (se tutto va bene) si gonfieranno. 4) fai in modo di creare massa in altezza e non in larghezza se vuoi che vengano fuori “a pallina” piuttosto che a dischi ( Io la pima volta, senza pensarci, ho fatto dei cerchi tenendo in considerazione il diametro di un bignè da cottto e mi son venuti larghi e schiacciati). 5) Non aprire assolutamente mai il forno in cottura o si afflosciano, quindi metti il timer se non riesci a controllarne la doratura dallo sportellino del forno.

  • (Per tornare alla ricetta) Il forno che hai acceso all’inizio sarà ormai caldo (anche perchè se sei un pò dummies in cucina per arrivare sin qui ci avrai messo 120ore) quindi inforna per 15-20 min (dipende dal forno alcuni forni cuociono più infretta di altri. Quindi controlla dopo 15 minuti se non li vuoi bruciati. Ma se li vuoi bruciati puoi aspettate 40-50 minuti prima di sfornarli, usciranno neri. Sui gusti altrui non discuto mai). Trascorsi i primi 15 minuti se proprio non riesci a capire se sono pronti puoi aprire il forno (ma bada bene: poco poco e rapidamente) per verificare la doratura, la differenza di temperatura non dovrebbe più alterare la consistenza perchè ormai la struttura della pasta dovrebbe essersi assestata. (Ovviamente se eviti di farlo sino a che non saranno belli cotti e dorati è meglio).

Alla fine potrebbe/dovrebbe usciti qualcosa del genere: dei bitorzoli da farcire

[Idee di utilizzo]

Per la farcia… sbizzarrisciti! Mangiati senza nulla fanno un pò schifo. Puoi riempirli di crema pasticcera normale, al limone o ganaches al cioccolato bianco, al latte o fondente. Puoi riempirli di marmellata o nutella. Puoi ricoprirli di zucchero a velo o glassarli con icing, panna o cioccolato. Puoi riempirli di panna e rivestirli di cioccolato mescolato con la panna e farne profitteroles, puoi usarli come decorazione per una torta. O puoi tranquillamente utilizzarli come aperitivo salato e riempirli di crema al tonno. O tagliari a metà e fare dei panini olive e pomodorini, con affettati, maionese, creme di formaggio, burro e salmon, patè… Insomma, potete farci quel Che volete (secondo me). Sono abbastanza duttili.

Io li ho riempiti di 3 varietà di crema pasticcera:

Normale, al limone e al cocco. (Ho usato il preparato base di crema pasticcera e, in barba alla consistenza, ho mescolato ad 1/3 del succo di limone e ad un altro terzo del cocco. Devo dire che il gusto era ottimo anche se Gordon Ramsay o Cannavacciuolo storcerebbero il naso perchè la prima viene un pò liquida e la seconda un pò densa (ma sono dettagli). Quelli con la crema pasticcera al cocco consiglierei di “farla porca” e fare una bella colatura di cioccolato bianco e granella di nocciole – così darete un gusto effetto “raffaello”. (Io non li avevo e non avevo voglia di uscire per comprarli.. ma avrei voluto farli così 😍😍)

Ti ho dato la ricetta… ora sta a te: seguirla o decidere di pasticciarla, stravolgerla, distruggetla (o migliorarla) a necessità.

Buona fantasia 😀

…e se Mariangela non si innamora di Eustachio che fa? Trova un altro piu’ bello…

Buon giorno esimi colleghi, nonche’ carissimi compagni di (s)venture! Che voi siate Appassionati della vita o semplici Cittadini di questa (talvolta nebulosa) esistenza…oggi vorrei presentare un piccolo excursus per approfondire meglio (mi auspico, se sara’ possibile, con il vostro aiuto) uno degli argomenti che ho tirato in ballo (ve lo concedo…un po’ di sfuggita) nel post in cui ho presentato il triplice dialogo tra me e me{&me}.

Se ben ricordate, mollemente adagiate sui comodi divanetti della sala(-mentale) dei “pensieri schizofrenici”, in quel post, io e le mie altre 2 Me abbiamo disquisito di: amicizia. Ritengo, pero’, decisamente interessante l’annosa questione che s’e’ sollevata in alcuni dei commenti che son seguiti. Faccio riferimento alla faccenda:

PUO’ ESISTE… REALMENTE l’amicizia tra un uomo ed una donna?

[N.B. Ho sentito l’esigenza di mettere quel REALMENTE in caps perche’ non posso celare l’unico punto di vista che mi e’ sinceramente concesso d’avere: il mio. Percio’ ammetto d’aver gia’ nascosto l’ombra d’un giudizio nello stesso modo in cui ho posto domanda].

Invero, lo ammetto, si tratta generalmente di una questione un pò spinosa, sulla quale è assai facile discordare. Talvolta se ne parla, quasi come se fosse una specie di leggenda metropolitana: “Il cugino di un mio amico, ha un’amica che gli ha detto di avere un migliore amico“. In tutta onesta’, io stessa l’avrei direttamente relegata nel novero della becera diceria se non avessi personalmente conosciuto individui non di dubbia attendibilita’ che hanno testimoniato in favore della sua esistenza (croce sul cuore) e che l’hanno  “direttamente sperimentata”. Io ho sempre ascoltato con spregiudicata passione tutti quei racconti e, da buona democratica quale sono, ho sempre accettato di buon grado l’opinione degli altri. ( Purtroppo pero’ ho accettaro senza mai comprendere del tutto. Infatti penso che alcune cose per essere tangibilmente afferrate vadano personalmente esperite… e il punto e’ che a me l’esperienza ha sempre dimostrato che sotto quella che si definisce “amicizia” v’e’ sempre, da qualche parte, un certo fondo, piu’ o meno velato e/o incoscio di interesse)

Secondo me, per capire sino in fondo la questione dobbiamo porci le seguenti domande:

Cosa rende una relazione d’amore differente da una relazione d’ amicizia? E cosa, invece le  accomuna?

[premettendo che con il termine Amicizia io presuppongo una relazione d’unicita’, profonda tra due persone in cui si verifichino sinceri scambi, reciproca apertura, sostenuta da puro affetto. Non amicizie-conoscenze-ingannatempo o amicizie-di-comodo]

Se dovessimo rispondere in semplici parole alla seconda domanda probabilmente diremmo: (a) sentimenti di affetto e (b) la volonta’ e piacere di donarsi reciprocamente del tempo.

Cosa rende differente amore da amicizia invece e’ che amore, oltre a dover rispettare i parametri “a” e “b” ne possiede altri 2: il considerare l’altro di nell’aspetto/attrazione fisica (c) che sfociano in volonta’ di consumare un rapporto sessuale(d).

Orbene prendiamo 4 attori:

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Mariangela

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Eustachio

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Casimira

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Astolfo

caso1) Astolfo e Casimira, si incontrano. Si piacciono fisicamente, iniziano a passare del tempo insieme e lo ritengono piacevole… ed in sostanza entrambi sperimentano i punti a,b,c,d. Cosa vieta loro di mettersi insieme? Nulla! infatti lo fanno!

Congratulazioni Astolfo e Casimira! Siete una coppia! Andate e moltiplicatevi ( il meno possibile)

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Caso2) Mariangela ed Eustachio si incontrano. Fisicamente si piacciono o non avrebbero iniziato a girarsi attorno. I due passano del tempo insieme, ma nonostante tutto non diventano una coppia, in compenso dicono fieramente: siamo diventati amici! Cosa puo’ essere successo?

Se hanno deciso di restare Amici, considerato che gli amici condividono i punti a) e b) ( ossia tempo e affetto)…non possiamo di certo pensare che abbiano deciso di non diventare una coppia perche’ non stavano bene insieme, o non sarebbero diventati amici, vi pare? Quindi Sono amici perche’ trascorrono del tempo di qualita’. Ma se c’era attrazione fisica tra i due e trascorrono insieme del tempo che etrambi ritengo di qualita’, considerato che mica e’ semplice trovare una persona con la quale aprirti e riuscire a passare tempo di reale qualita’…cosa gli impedisce di essere coppia?

1-cause esterne ( es: uno dei due o entrambi sono impegnati con altre persone). [I due sono segretemanete ed inconsciamente interessati l’uno all’altra ma hanno cuore e mente gia’ impegnati. SI chiamano amici ma in realta’ “sottosotto” si tengono buoni, e quindi: non e’ reale amicizia, ma segreto interesse]

2- volonta’ di non volersi impegnare in una relazione in assoluto. [‘significa ” in questo momento non ho la testa ma ti tengo buono qui da parte perche’ mi potresti interessare: non e’ reale amicizia, ma “Astip Ca’ truov” (dal napoletano =conserva che trovi)]

3- volonta’ di UNO dei due di non volersi impegnare in una relazione con quella persona particolare. Qui e’ quando uno dei due viene Frienzonato ( e la frienzoned non e’ sempre dichiata, talvolta e’ solo implicita). In questo caso e’ solitamente uno dei due che portera’ avanti l’amicizia con piu’ entusiasmo e cerchera’ di coinvolgere l’altro perche’ sotto-sotto spera di sedurlo…e l’altro accettera’ di buon grado questa “amicizia” perche’ subodora il tentativo di seduzione e si ritiene lusingato ( o nei casi peggiori se ne serve per i propri scopi). (quindi questo vuol dire che almeno uno dei due mente dichiarando di passare “tempo di qualita’”, perche’ se cosi’ realmente fosse inizierebbe a provare interesse. Infatti se abbiamo detto che inizialmente si sono dichiarati attratti l’uno dall’altra e hanno deciso di coltivare il rapporto d’amicizia perche’ passano tempo di qualita’ cosa gli impedisce di essere coppia se non il fatto che uno dei due non sia realmente convinto dell’atro? ). [Quindi uno dei due e’ interessato all’altro e allora non e’ reale amicizia]

4- forse il problema potrebbe essere alla base, i due potrebbero non essere diventati coppia perche’ nonostante siano entrambi BELLISSIMI, magari non vi era comunque attrazione fisica ma questo non impedisce loro di passare reale tempo di qualita’. Ma a questo punto mi domando nel momento in cui stai realmente bene a relazionarti con una persona, non accade di solito che quella persona inizi magicamente a diventare attraente? Solitamente, di fatti, accade che a quelle condizioni, dopo un po’ alcuni diventino capaci di andare oltre l’aspetto fisico ( o meglio, quella persona inizia a diventare piacevole alla vista esattamente cosi’ com’e’ laddove prima non la avremmo mai considerata tale). Ed allora da amici si diviene coppia perche’ entrano in ballo i punti c e d ( attrazione e volonta’ di consumare un rapporto sessuale) [quindi era in realta’ un tentativo inconsapevole di reciproco studio, che termina a buon fine. E quindi non era reale amicizia]

5- ammettiamo pero’ che questo non accada, che non e’ vero che non era “reale amicizia”, che non c’era sotto nessun reciproco studio. Quel che resta e’ che ci troviamo in uno dei due dei seguenti casi:

A) nel caso in cui non vi sia assolutamente attrazione fisica tra i due e impossibilita’ assoluta che questa si possa creare. oppure…

B) Amettiamo che costoro pur ritenendosi reciprocamente di bell’aspetto e pur ritenendo entrambi di trascorrere insieme all’altro del tempo di qualita’ semplicemente, ambodue abbiano compreso di non possedere i presupposti caratteriali per essere una coppia…Del resto voi mi direte che non siamo mica animali che ci relazioniamo con l’altro sesso solo in virtu’ dell’incosncio desiderio di accoppiarci (ahahahah… scusate mi e’ scappato ehm dicevo… non abbiamo desiderio incosncio di accoppiarci…) giusto?

Okey…ammettiamo pure che, noi non siamo animali, che siamo totalmente evoluti e razionali e che non siamo sospinti da ataviche pulsioni di cui ignoriamo l’esistenza.  Prndiamo Esutachio e Mariangela ed ammettiamo pure che, la comunione del loro spirito sia cosi’ forte che i due decidano di restare “amici” per pura e semplice solidarieta’ esattamente come accade tra persone dello stesso sesso…

{Facciamo un esempio PER NIENTE autobiografico, ma ispirato alla sola immaginazione}

…che accade se inseriamo un nuovo elemento?

(…)

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Vidigulfo

[Ve lo anticipo io “Ciao, Ciao Eustachio!” in tempo -1]

Arriva il prode Vidigulfo, e la nostra bella Mariangela perde totalmente la testa per lui, dimenticandosi del povero Eustachio…

Ordunque l'”amicizia” che han portato avanti sino a quel momento altro non era che un mezzo per lenire la solitudine. Pero’ voi potrete obiattare: ma anche l’amicizia tra con persone dello stesso sesso e’ un mezzo per passare tempo di qualita’ che ci fa sentire meno soli, e oltre a questo anche tra amici dello stesso sesso capita che ci si frequenti meno allorquando ci si “accoppia”… Peccato che vi sia un differenza abissale in quanto l’amico dell’altro sesso verra’ sempre guardato con sospetto e percepito come un “potenziale pericolo”. E proprio qui scopriremo insieme che la cosa del ” non siamo animali, ci si puo’ relazionare con un altro anche solo per condivisione di spirito” e’ una cosa che vale sino a che non ci troviamo in una situaizone che ci riguarda.

Infatti proseguiamo con il nostro esperimento

Mariangela e Vidigulfo sono in fase “conoscitiva”. Conversano amabilmente del piu’ e del meno. Tutto va come deve andare. Lui pensa che lei sia bellissima ed oltretutto lei dice esattamente le cose che lui sperava dicesse. Nella testa di lui testa c’e’ persino una signora con i boccoli dorati che, in sottofondo, suona una meravigliosa melodia muovendo le dita cicciottelle sulle corde di un’arpa luccicosa. Poi. D’un tratto. Il fulmine a ciel sereno. Una delle corde salta. L’arpa fa un gracidio stonato e la musica cessa subitanea non appena lei pronuncia la fatidica frase:

-“Ah! Ma lo sai che….HO UN MIGLIORE AMICooo??? “

TU-TU-TU-TUUUUUUM.

E Vidigulfo dentro di se e’ piu’ o meno cosi’:

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Pero’ raccoglie tutte le energie che ha in corpo poiche’ e’ meglio non mostrarsi immediatamente tiranni e cerca di sorriderle mentre risponde:

“ah… che…bello…”

(ma la sua faccia e’ piu’ o meno questa)guy2.jpg

{ Mettetevi una mano sul cuore e ditemi che voi, al posto di Vidigulfo, avreste fatto una faccia -interna- differente, vi prego}

Per quanto la storia di lei sembrasse del tutto convincente. Per quanto Vidigulfo potesse appurare che non c’era ( in quel momento presente) reale possibilita’ di coinvolgimento sentimentale…lui ha assimilato quella notizia come un boccone amaro e sicuramente man mano che la loro storia andra’ avanti Eustachio diventera’ spesso motivo di lite tra i due.(Ma come non avevamo detto che “non siamo mica animali che ci relazioniamo con l’altro sesso solo in virtu’ dell’incosncio desiderio di accoppiarci ma che se ci relazioniamo in amicizia con altri del sesso opposto talvolta e’ solo per una comunione dello spirito”? E allora perche’ se il nostro partner ci dice di avere un “migliore amico del sesso oposto la cosa di mette in allarme e non riusciamo a non concepirlo come una minaccia? Non e’ forse perche’ in fondo, in fondo, temiamo che sia piu’ probabile che poiche’ vi e’ comunione di spirito possa esserci anche inconscia attrazione? Non e’ che vediamo negli altri cio’ che riusciamo a sub-odorare anche in noi stessi? Ossia che noi stessi sappiamo che all’interesse nel trascorrere tempo di qualita’ puo’ essere legata un’attrazione fisica o che un’attrazione fisica possa essere alla base della volonta’ – magari inconscia- di passare tempo di qualita’, o che ancora seppure attrazione fisica non vi sia potrebbe nascere, perche’ sappiamo bene che devolvere tanto tempo ed energie ad una persona del sesso opposto inconsciamente ha quasi sempre un fine?)

Infatti cosa accade per il 99% delle volte in questi casi? L’amicizia termina o naturalmente perche’ l’accoppiato non ha piu’ interesse a donare tempo all’ex amico. O termina perche’ in un modo o nell’altro il partner, minacciato, la ostacola, ed ovviamente laddove la relazione e’ solida, vince sempre il partner.

Ma qualora io mi sbagliassi su tutto… e qualora questa amicizia, per quel che e’ durata prima che subentrasse Vidigulfo… ( perche’ se non e’ Vidigulfo, prima o poi uno dei due si sarebbe accoppiato con qualcuno) Quindi se pure fosse stata per quel breve istante reale…Succede che non puo’ durare, e quindi anche se per un istnate v’e’ stata REALMENTE: NON PUO’ ESISTERE( …se non per un certo lasso di tempo). Perche’ nonappena si crea una finestra d’occasione con un parter tutto-tondo ovviamente si preferisce dare priorita’ a lui. (Il che relega l’ex amico a bambolotto emotivo, germoglio di relazione abortito in partenza). Mentre diventa meno difficoltoso continuare a coltivare le amicizie con persone dello stesso sesso perche’ in quel caso l’unico ostacolo che si frappone tra te e loro. E’ il tempo.

Quindi, detto cio’…Per tornare alla domanda di partenza: PUO’ ESISTERE…REALE amicizia tra uomo e donna?

La mia argomentazione mi porta a rispondere: Puo’ esistere, senza essere REALE O se ( ammesso sempre se- ed io ne sono scettica-) se e’ REALE non puo’ esistere…che per breve tempo per colpa della natura delle cose. Quindi se e’ REALE e’ assai improbabile che esista.

E questo cari miei e’ piu’ o meno l’esempio della casistica in cui mi e’ capitato di imbattermi, negli anni…Ora, ammesso che qualcuno sia arrivato a leggere sin qui, attendo con impazienza le vostre teorie, ed opinioni a riguardo…

 

 

A qualcuno piace Str@#*

{Questo post vuole essere una piccola (spero) digressione che parte da un mio precedente articolo ]

Chi ha avuto il coraggio di leggerlo, sapra’ che ho cercato di fare un breve (e non esaustivo) trattato sulla “fenomenologia dello stro@#*”. La domanda di base da cui sono (implicitamente) partita e’ stata: ” Ma Cosa e’ uno stro@#*?”.

In questo frangente vorrei spostare il focus un po’ piu’ in la’, andiamo nella medesima direzione pero’ cambiamo verso. Oggi il sipario si apre su…di NOI.

Vorrei cercare di capire insieme a voi per quale motivo NOI, spesso e volentieri, SCEGLIAMO (perche’ di una scelta si tratta) di devolvere del tempo a quelli che, per sintesi, chiameremo: Stronzi (e sta volta non censuro).

 Partiamo dall’inizio:

Negli anni ho elaborato una mia piccola teoria che ho definito “dell’infante arraffone”. Secondo questo modello, a prescindere dalla nostra eta’ anagrafica, i nostri meccanismi volitivi hanno, piu’ o meno, l’eta’ mentale di un bambino di 3 anni. Se siete/siete stati genitori o vi siete quantomeno intrattenuti per piu’ di un’ora con fanciulli ascrivibili a tale range d’eta’, avrete sicuramente avuto modo si esperire il fenomeno che sto per illustrarvi:

Prendiamo la mia cavia preferita: Teodoro l’aiuto-pizzaiolo; e torniamo indietro nel tempo a quando aveva soli 3 anni. Siamo con Teodoro nella sua cameretta. Ha il poster di una pizza margherita appeso alla parete vicino alla finestra. Una piccola paletta e’ stata fissata al muro con una targhetta che recita “Per fare una grande pizza, ci vuole una grande pala, non una pala grande“. ( Si’ Teodoro, sapeva quale sarebbe stata la sua strada sin dalle origini, la prima parola che disse non fu “mamma” ma fu “pizza”). Il pavimento e’ cosparso di giochi di tutti i colori, forme e dimensioni; e lui pare giocare con niente e con tutto. Tra i giocattoli buttati qua e la’ sul pavimento ne prende uno, lo agita un po’ e poi passava al successivo. Non ha un metodo, non ha cura, ne’ grosso interesse. Quasi pare non sappia decidersi.

Lo vogliamo fare un esperimento? Se io prendo uno a caso di questi giocattoli ed inizio a giocarci sapete che succedera? Accadra’ che, tra tutti i balocchi sparsi al suolo, Teodoro iniziera’ a desiderare ardentemente SOLO  quello. Cosi’ iniziera’ a tendere le braccia dicendo “mio! MIO! MIOOOOH!!”. E se non lo assecondremo? Entro breve iniziera’ a sbattere i piedini e a disperarsi come se stesse bruciando vivo.

Ecco, la nostra volonta’, secondo me, funziona in tutto e per tutto cosi’: appena ci accorgiamo di non riuscire ad afferrare qualcosa iniziamo a desiderarla come se non avessimo mai desiderato altro in vita nostra. Vogliamo perche’ non possiamo avere e quel che non possiamo avere; e meno possiamo avere cio’ vorremmo e piu’ lo vogliamo.

Comunque, vi va di proseguire con il nostro esperimento? Abbiamo Teodoro che, nemmeno fosse Giovanna D’arco, strilla preda del dolore causato dalle invisibili fiamme del desiderio, mentre noi ( con i tappi nelle orecchie perche’ con la voce raggiunge gli ultrasuoni) senza scomporci, lo fissiamo stringendo il suo giocattolo. Cosa succede se glielo restituiamo? Teodoro vivra’…

2 intensi secondi felicita’….

…………

………..prima di stufarsi di nuovo dell’oggetto tanto anelato. Oggetto che finira’ presto ributtarlo nella mischia insieme a tutti gli altri! (“Ma come?! Hai pianto 4h e adesso ci giochi DIECI secondi e lo butti via?!” A quel punto abbiamo noi un desiderio… di tirargli la pala in testa, ma i bambini non si toccano nemmeno come un fiore quindi somatizziamo e ci viene mal di testa)

Cosi’ accade che quell’oggetto che, tra i mille, pareva essere l’unico che per lui avesse valore….d’improvviso, solo perche’ e’ divenuto accessibile ha smesso di essere fondamentale.

Il meccanismo che sta sul fondo, spinge, regola e modera il generico Desiderio fa inoltre si’ che, ( quasi )dimenticandoci dei contro, ci si concentri particolarmente su tutti i vantaggi che potremmo ottenere se possedessimo quell’oggetto.  Questa cosa che accade nel nostro cervello la Psicologia Cognitiva l’ha studiato e definito “bias cognitivo”.  In parole semplici si tratta di una specie di “pregiudizio” della nostra mente che causa una distorsione delle nostre valutazioni.

Oltre ad avere le capacita’ volitive di un bambino di 3 anni, desiderare desideri distorti dai pregiudizi…. se cio’ non bastasse la nostra volonta’ e’ a mio avviso, affetta anche da una gravissima miopia.  Infatti sovente accade che quando l’oggetto dei desideri non e’ tra le nostre mani ma e’ lontano, non riusciamo a vederlo bene. Non vedendolo bene finiamo per riempire le lacune delle cose che non sappiamo, con le cose che vorremmo ci fossero e “idealizziamo”. Per questo l’oggetto finisce per essere, nella nostra mente, ancora piu’ appetibile, di quanto obiettivamente sia in realta’. Proprio questo fa si’ che s’instilli in noi un irrimediabile senso di delusione nel momento in cui, avvicinato l’oggetto dei nostri desideri, iniziamo a “vederlo bene” e quindi a notarne tutti i difetti. In questo modo cala il picco passionale che aveva preso piede in noi per colpa di desiderio e volonta’. Pertanto: una volta che abbiamo fatto nostro cio’ a cui aspiravamo, decresce il pathos e arriva la noia che, unitamente alla delusione ( che diventa piu’ acuta man man mano che sale il livello di noia), finisce tutto per essere coadiuvante per un terminale abbandono-disinteresse per l’oggetto che abbiamo sino ad allora desiderato e finalmente ottenuto.

Ma!

cosa accade in maniera particolare quando abbiamo a che fare con uno/a Stronzo?

La differenza e’ ovvia: uno stronzo ha, a differenza del giocattolo di Teodoro, una volonta’.

Quindi possiamo dire che la relazione con uno stronzo, ha piu’ elementi in ballo.

In primo luogo nasce da un terreno particolare: lo squilibrio della relazione. Si tratta di una piu’ o meno esplicita relazione schiavo-padrone. Lo stronzo per essere tale e’ stato investito della regale nomina di figura dominante. Per questo, poiche’ ha le aspirazioni del Re Sole, crede di potersi perettere di poter fare il bello ed il cattivo tempo( E ho scritto “e’ stato investito” e non ” si e’ arrogato il diritto” proprio per una ragione. Lui puo’ fare il “bello e cattivo tempo” ma quel potere siamo stati NOI a darglielo). Tralasciando il caso in cui siamo in quel genere di relazione in cui il masochista ha bisogno del suo sadico e il sadico ha bisogno del suo masochista ( la coppia perfetta), gli stronzi agiscono su di noi seguendo il principio: bastone/carota. Ed e’ proprio per via di questo meccanismo che nella relazione con uno stronzo si percepisce quella tipica sensazione di “tira e molla” che invece non esperiamo con gli oggetti. Lo stronzo ha la possibilita’ di concedersi/evitarci, facolta’ che (solitamente….a meno che non si stia parlando di calzini dopo un lavaggio o elastici per capelli) gli oggetti non possiedono.

Il meccanismo Bastone/carota a volte e’ conscio, a volte non lo e’. Secondo me esistono 3 MACROCATEGORIE DI STRONZI:

  1. In alcuni casi si tratta di una mirata seppur contorta strategia per tenere al cappio qualcuno che non si vorrebbe perdere. Solitamente ad adottare questa strategia e’ qualcuno che, in passato, ha subito le angherie di uno stronzo e non vuole piu’ passare da vittima. Quindi si tratta di una EX-vittima che ha compreso che lo stronzo ha le redini ed e’ convinta che, se lei e’ stronza riuscira’ ad amministrare meglio il rapporto. ( ogni riferimento a fatti persone realmente esistenti e’ puramente casuale, non e’ un riferimento biografico). Chiameremo questa tiologia di stronzo: STRONZO MODERATO ILLUMINATO. Esso agisce con consapevole studio (ma ha intento bonario).
  2. In altri casi non c’e’ metodo, ma si ha a che fare solo con una persona che e’ affetta da livelli piu’ o meno elevati di noncuranza nei nostri riguardi. Il livello di “stronzaggine” amenta man mano che decresce l’interesse nei nostri confronti, pertanto puo’ essere STRONZO a 3 differenti livell: alto, medio, basso, rispettivamente a seconda di “se si cura di noi” : poco, in maniera media o abbastanza. Definiamo questo tipo di stronzo: STRONZO INCURANTE-INCOSCIENTE. “Incosciente” perche’ tendenzialmente non e’ sua precisa volonta’ comportarsi da tale, semplicemente non gli frega nulla di comportarsi….
  3. Nei peggiori casi invece abbiamo a che fare con quello che viene comumente definito “vampiro emotivo”.  Ha la consapevolezza dello stronzo di tipo 1) (ma non e’ altrettanto bonario) pur seguendo il meccanismo da incurante dello stronzo di tipo 2). In definitva: e’ il peggio, del peggio che possa capitarvi. Chiameremo questa particolare tipologia con l’appellativo di: STRONZO INCURANTE ILLUMINATO.

Ho descritto le tipologie di Stronzi perche’, per tornare al nostro meccanismo Bastone/carota… ( e vi giuro che poi concludo… dovevo partire a scrivere una cosa breve e ha iniziato ad essere lunga…. e rischia di diventare lunghissima…mannaggia la mia logorrea…….) dicevo BASTONE E CAROTA possono essere usati in maniera conscia o inconscia. Ad esempio lo stronzo di tipo 1) se ne servira’ in maniera oculata per dirigere il vostro comportamento; mentre lo stronzo di tipo 2) se ne servira’ in maniera non arbitraria, semplicemente gli verra’ da fare cosi’ e basta.

[N.b. ovviamente non ho specificato ma Con Carota intendo i “comportamenti ricompensa”, con Bastone i “comportamenti evitanti” ( o se preferite: da stronzi)]

Accade che, per entrare piu’ nell’ottica Bastone/carota, riprendiamo di nuovo il discorso della volonta’ che avevamo fatto prima. La nostra volonta’ oltre ad avere 3 anni si comporta come farebbe un asino affamato. Dipingiamo ora due scenari:

a) Ambrogio e’ proprietario dell’asino Filippo ed ogni giorno riempie la mangiatoia del suo asino di arancionissime e succulentissime carote

b) Eustachio e’ proprietario dell’asino Geronimo e gli da’ un giorno  una bastonata, un giorno una carota ( che non e’ nemmeno granche’).

Accadra’ che L’asino FIlippo, che non ha idea di che cosa significhi prendere bastonare o soffrire la fame, alla lunga finira’ persino di stufarsi di mangiar carote.

Al contrario l’asino Geronimo abituato a prendere bastonate, quando il suo proprietario Eustachio, di buon umore, gli porge una carota, quella cosetta un po’ rinsecchita, ad un asino affamato e tremolante sembrera’ la cosa piu’ dolce e succulenta che ci sia.

Per terminare questo discorso:

Alla fine e’ tutto un discorso di frustrazioni e ricompense. Siamo abituati a dare per scontato e ad aspettarci sempre di piu’ da chi ci da e spesso ci comportiamo come l’asino FIlippo. Ma quando iniziamo ad avere a che fare con uno Stronzo  come il fattore Eustachio cosa accade?

In virtu’ del meccanismo: volonta’/desiderio siamo spinti come se fosse una calamita verso di lui, e proprio perche’ non riusciamo mai totalmente ad avere perseveriamo nel tentativo di poterlo afferrare e, in piu’ finiamo in una spirale mentale per cui quando ci “da qualcosa” in virtu’ del fatto che solitamente ci da bastonate, questo qualcosa ci gratifica cosi’ tanto che riusciamo per quel momento a giustificare tutte le volte in cui “non ci da” e quando “non ci da” giustifichiamo, troviamo scuse ed espedienti appellandoci a quando ci ha dato. Lo stronzo ci spinge a desiderare di piu’ e quando, raramente, ci da qualcosa  finiamo per apprezzarla maggiormente rispetto alla situazione in cui continuamente questo qualcosa aci viene continuamente dato.

Ne consegue che le gratifiche dello stronzo, poiche’ discontinue, creano un’ alternanza Desiderio-ricompensa che ci tiene sempre sull’attenti. In virtu’ del fatto che le gratifiche non arrivano sempre, accade che quando arrivano, le percepiamo maggiormente gratificanti di quanto le percepiremmo se venissimo costantmente gratificati. La gratifica costante crea innoi un situazione di “piattume emotivo”. Questa ultima situazione porta alla noia e al “dare per scontato”, laddove lo stronzo, non lo possiamo dare per scontato mai in quanto continuamente da’ e nega le sue attenzioni.

 

{In quale ruolo vi sentite? Io li ho rivestiti un po’ tutti e 4. Prima sono stata Geronimo, poi Filippo, infine mi sono trasformata in Eustachio ma poi ho capito che era meglio agire come Ambrogio… Adesso sono esattamente al centro… un po’ tutti e un po’ nessuno}