Non appiccicare domani gli adesivi delle principesse Disney che potresti appiccicare oggi

Quando mamma mi comprava gli album in edicola era una gioia. Ricordo le pagine con gli adesivi. Che meraviglia! Io ero una di quelle bambine alla ” Gli adesivi più belli non li uso ora perchè sono per i disegni e le lettere speciali”.
Ma sai che c’è? C’è che aspetta e spera… quegli adesivi, se tutto va bene, se non sono stati addirittura buttati, sono ancora là.

C’è Che alla fine si torna sempre un pò alla vecchia storia della formica e la cicala: Mentre le formiche, avare, vivono in sospensione, e si consumano i nervi ansiose d’attesa sulle loro pile di adesivi che mai useranno; le cicale muoiono contente perchè hanno usato tutti gli adesivi delle principesse Disney. E allora forse è meglio se la stappiamo oggi la bottiglia delle feste. Oggi che ne abbiamo voglia, che alle feste, tanto si sa, si mangia così tanto.. che alla fine bevi solo perchè devi, ti bagni le labbra e il resto finisce nella spazzatura. È meglio se il boccone più buono non lo lasciamo più per ultimo. E se all’ultimo sei sazio? E se all’ultimo hai cambiato gusti? E se all’ultimo non ci arrivi? Io ci penso….e sai che c’è? C’è che tornassi indietro vorrei aver appiccicato quegli adesivi pure sulla carta igienica.

{C’è che non è ancora troppo tardi per iniziare. Vado in edicola.}

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Il dolore degli altri: il pizzaiolo distratto che si dimentico’ le scaglie di Grana

 “Perche’ mi stai facendo questo?”

…a tutti quanti sara’ capitato ALMENO una volta nella vita di pensare qualcosa di simile, no?

Talvolta lo abbiamo detto dopo aver constatato di aver subito un torto o dopo aver ritenuto di essere stati danneggiati in qualche modo; talvolta e’ stato un pensiero nato in riferimento ad una persona che in quel momento ha cessato di voler continuare un percorso con noi o che (senza il nostro permesso) ha smesso di volere il nostro bene (o cose che comunque rientrano, in qualche modo, in categorie non molto dissimili da queste).

[Altre volte magari (anche se meno grave ma… pur sempre doloroso!), si e’ trattato solo del ragazzo neo-assunto-aiuto-pizzaiolo che si e’ dimenticato di mettere le scaglie di grana su quella pizza che, per quella volta, avevamo deciso di concederci di ordinare Delivery. (E quel che ti arriva direttamente a casa, si sa, o lo prendi come viene o ti appendi al tram e muori di fame)]

Vorrei partire da due presupposti:

1) poiche’ (di necessita’) siamo tutti degli inguaribili ego-riferiti, quando noi percepiamo di aver subito un torto automaticamente pensiamo che slealta’ o ingiustizia subite siano frutto di una precisa volonta’ d’infierire PROPRIO SU DI NOI.

E che 2) si tratti di una specifica volonta’  dell’altro mossa da cattiveria.  (Infatti l’anima dell’altro e’ divenuta improvvisamente oscura… o forse chissa’ e’ sempre stata oscura solo che noi…NON CE NE ERAVAMO MAI ACCORTI!. E cosi’ ci sentiamo come se avessimo sempre dormito accanto ad un serial killer senza averne mai avuto reale consapevolezza sino a quel momento).  Dimentichiamo che noi stessi per perseguire i nostri personali obiettivi, spesso agiamo senza una reale intenzionalita’ (e con cio’ intendo dire che facciamo le cose senza pensare alle conseguenze che potrebbero avere sugli altri). Paradossalmente, pero’, attribuiamo sempre un elevato grado di intenzionalita’ al comportamento degli altri ( e quindi siamo sempre inclini a credere che gli altri, per un motivo o per l’altro, nel caso in cui ci danneggino, lo facciano quasi sempre apposta!).

Va da se che dopo aver sperimentato un dolore si attivino in noi specifici meccanismi di difesa. Talvolta, ad esempio, ci troviamo a compiere una vera e propria “demonizzazione dell’altro”: “se nella mia mente trasformo l’altro in un “bruto mostro” io non ho perso granche‘” . Pensare questo rende anche piu’ semplice tollerare il “tradimento”, “il distacco” o in generale il dolore inflitto dall’altro. A conti fatti, pero’, io penso che, in realta’, gli stronzi siano davvero pochi(perdonate i  necessari francesismi). Credo piuttosto che:  rari stronzi galleggino nella vastissima schiera degli incuranti o/e degli insensibili.

La verita’, secondo me, e’ che sono davvero sporadici i casi in cui gli altri vogliono danneggiarci per il semplice gusto di farlo (o quantomeno cosi’ mi piacerebbe pensare).  Talvolta e’ una giungla in cui o mangi o vieni mangiato. Raramente e’ sana cattiveria, piu’ che altro penso si tratti, come ho detto, di “incuria” o altrimenti talvolta di mancanza d’empatia (momentanea o assoluta). [ tutto cio’ potrebbe essere veritiero a meno che non siate state invitati a partecipare ai giochi de “L’enigmista”, ma se cosi’ fosse dubito sareste qui a leggere]

Per quanto riguarda la mancanza di empatia: alcuni hanno il dono di riuscire ad immedesimarsi negli altri, altri no. Non puoi insegnare l’empatia. Empatia e’ un “sentire dentro” un “con-sentire” (nel senso di “sentire con”). Si tratta di una compartecipazione emotiva che ha origine da un meccanismo cerebrale a cui fa da ingranaggio una colonia di neuroni che le Scienze Cognitive hanno identificato e definito come ” neuroni specchio“. Sono stati chiamati cosi’ “mirror neuron” ( e ragazzi e’ una scoperta Italiana che viene da Parma! A me sarebbe bastato anche solo il prosciutto ma han voluto strafare… Comunque dicevo…sono stati chiamati cosi’…. ) perche’ si attivano nel momento in cui esperiamo (e quindi assimiliamo) lo stato d’animo di altri. Quindi accade che: osserviamo;  riconosciamo; riproduciamo quel sentimento dentro di noi, quindi ci rispecchiamo nel sentimenti dell’altro e da li’ possiamo, quindi, comprenderlo. Il presupposto e’ che e’ stato verificato che di base, non tutti abbiamo la medesima attivazionce cerebrale, pertanto ne consegue che non tutti siamo dotati del medesimo livello di empatia. ( N.B. chi e’ poco empatico sente per se stesso, ama, odia etc.. ma ha scarsa capacita’ di immedesimarsi e comprendere i sentimenti degli altri). Quindi se noi cercassimo di spiegare un sentimento che abbiamo esperito ad una persona che e’ carente di empatia non otterremo grandi risultati. Penso sarebbe un po’ come cercare di illustrare a parole un colore ad una persona che e’ cieca dalla nascita. Per quanto tu possa sforzarti di ricercare il modo piu’ esaustivo per descrivere un colore, anche volendo utilizzare le metafore piu’ azzeccate o pur tu possedendo in dote le capacita’ narrative di Hemingway, non avendo mai “visto”, il nostro cieco non riuscira’ certamente ad avere una chiara idea di che cosa si stia parlando. Questo per dire che spesso gli altri non vedono il nostro dolore non perche’ sono crudeli, semplicemente perche’ non possono farlo. 

Altri, pur se di base sono pienamente dotati del dono della vista, stanno solo attraversando un periodo che definirei di “cecita’ selettiva” in cui non riescono piu’ a vedere i nostri colori o si dimenticano persino che ne abbiamo. Sono in una fase in cui sono talmente “ripiegati su se stessi” che dimenticano ( di sapere) che gli altri abbiano sentimenti. (E non e’ forse impossibile prendere in considerazione qualcosa se ne ignori totalmente l’esistenza?) Tutto il focus della loro attenzione e’ concentrato sui propri personali drammi al punto da non riuscire a scorgere di stare danneggiando altri.  Del resto, a pensarci a fondo, se cosideriamo la questione da un punto di vista obiettivo e sovra-personale ci rendiamo conto che siamo tutti dotati di una cosa che si chiama “istinto di autoconservazione”. Pertanto se ci sentiamo minacciati piu’ o meno consciamente da certe situazioni, da altri o da pensieri su altri, non possiamo che attivarci per proteggere la stabilita’ del nostro io. Cosi’ finisce che qualcuno, anche se non ci ha mai danneggiato, anche se mai avremmo pensato di volerlo danneggiare, finisca infilzato dalle palafitte che avevamo piazzato per tutelarci ( e noi nemmeno ce ne accorgiamo).  E cosi’, finisce, ovviamente, che per il medesimo meccanismo noi possiamo rischiare di finire infilzati da palafitte di altri.

[  Per tornare al nostro DRAMMA della pizza…Alla luce di cio’ che ho detto sinora magari una piccola parte di noi potrebbe essere istintivamente portata a pensare che la mancanza di grana sulla nostra pizza sia stata intenzionale! Che magari qualcuno che ci voglia male ci abbia voluti sabotare insinuandosi furtivamente nella cucina della nostra pizzeria preferita o che peggio, abbiamo un nuovo nemico, e che il pizzaiolo ci abbia voluto fare appositamente dispetto. Pero’! La verita’ e’ diversa. Perche’ noi sappiamo che la cucina era ben sorvegliata e che al banco delle pizze c’era solo un ragazzo aiuto-pizzaiolo-neo-assunto. Se ci mettessimo nei panni di quel ragazzo potremmo comprendere il suo punto di vista: era il suo primo giorno e aveva un sacco di cose nuove da imparare, tanto piu’ che la fidanzata quel pomeriggio gli aveva persino mandato un messaggio con scritto “Teodoro, dobbiamo parlare”… (ORabbia! Di che cosa mi vorra’ mai parlare? Non riusciva proprio a levarsi quel messaggio dalla testa, aveva provato a chiamarla ma lei non rispondeva. Mi sa che la faccenda e’ grave!) Quindi ora possiamo capire perche’ Teodoro si era dimenticato il nostro Grana padano!!! ( di cui avevamo pagato persino il supplemento…ma non e’ nemmeo per i soldi, quanto perche’ proprio volevamo la spolverata di Grana e a casa non lo abbiamo). L’attenzione di Teodoro era solo focalizzata su altro. Per questo, concentrarsi sul benessere del cliente, gli e’ divenuto impossibile; i suoi interessi sono andati (in quel momento) in conflitto con quelli del cliente ed e’ successo il patatrac. Teodoro non e’ stato cattivo, e’ stato incurante. Teodoro non e’ un cattivo pizzaiolo era solo emotivamente turbato.]

Tutto questo pippone e’ stato solo un tentativo goffo di fare un piccola analisi di quel “perche mi fai questo?” da cui siamo partiti.   Con questo ovviamente non voglio scusare in toto i generali: male, incuria, mancanza di empatia (anche se posso scusare Teodoro).

Pero’ cosa possiamo farci?

Se le cose si sono maifestate in un dato modo non le possiamo cambiare, e questo e’ fatto. Allora come possiamo reagire ad una situazione che e’ cosi’ e non altrimenti?

  1. Possiamo lamentarci, compiangerci? Certo! Se ci fa stare bene possiamo farlo!
  2. Pero’ possiamo fare anche qualcosa di attivo. Sappiamo che  noi non possiamo modificare il corso d’azione degli altri ( talvolta possiamo solo influenzarlo ma non sempre), pero’ sappiamo anche che su una cosa abbiamo pieno controllo: sul modo in cui NOI percepiamo le cose e ci rapportiamo ad esse. Quindi possiamo Innanzitutto CAPIRE. SO bene che il comprendere ” perche’ ” non fa che il male faccia meno male ma… magari di fronte ad una situazione che e’ cosi’ e non altrimenti e che ci arreca sofferenza, il capire, puo’ rendere piu’ semplice la sopportazione. Credo fermamente che il capire la natura di un problema riveli parte della soluzione.
  3.  ( Inoltre MAGARI proprio perche’ noi per primi sappiamo come ci si sente ad essere trattatidimerda potremmo stare NOI PER PRIMI piu’ attenti, ad avere PER gli altri la stessa cura che ci aspettiamo DAGLI altri)

Per concludere………………..(finalmente!)

Cosa possiamo fare dopo?

Tutti noi abbiamo subito torti. E tutti noi abbiamo imparato a difenderci. E’ per tutelarci che siamo diventati mastri costruttori e abbiamo iniziato ad edificare muri. Spesso ne abbiamo edificati cosi’ tanti che alla fine dopo un po’ abbiamo fatto un passo indietro e abbiamo pensato “Toh! HO costruito un castello!”. Cosi’ e’ parsa una buona idea chiuderci dentro. E dopo un po’, oltre al castello, abbiamo scavato pure un bel fossatto protetto da coccodrilli e squali killer .

…MA

DOPO (nonostante tutto) ci vogliono delle finestre per osservare. Perche’ per quanto male abbiamo subito, per quanto spesse siano quelle mura, dobbiamo lasciare a noi stessi la possibilita’ di metterci nella condizione di vedere (quantomeno) passare gli altri…perche’ potrebbe passare davanti al nostro castello fortificato una bell’anima..e una bell’anima vale sempre il rischio… Del resto Viviamo per sentire, non per esiste in un amorfo coma…

{Cosi’ quando senti, proprio perche’ senti….devi essere disposto ad accettare di sentire tutto e devi essere anche consapevole che tutto ( bello o brutto che sia) prima o poi passa…

…cosi’ Anche questo passera’}

TEODORO TI PERDONOOOOOOOOOOOOOOOH!

Questa cosa del CrossFit…

 [Le premesse]

Qualche tempo addietro mi e’ occorso di incontrare per la prima volta (dopo anni di reciproca invisibilita’) una mia vecchia conoscente. Nella mia memoria la sua figura la associavo ad un fisico asciutto e longilineo ( e a mio avviso molto femminile). Riuscite ad immaginare quanto deve essere stato strano per me vederla sbucare da dietro un angolo con le spalle raddoppiate e le cosce da calciatore? No, non penso possiate. Ovviamente in quel momento mi e’ scoppiata la vena ipocrita (ma giuro che e’ stata colpa del mio buoncuore).  Nel brevissimo lasso di tempo che e’ intercorso tra il momento di “riconoscimento facciale” ( perche’ almeno la faccia non era diventata muscolosa) e il suo “Ehy, quanto tempo come stai?”… la mia mente aveva creato un vero e proprio film composto di tante piccole clip in cui, ad esempio, me la figuravo: buttare sangue e sudore in palestra, assumere proteine in polvere, comprare alla  Decathlon tutto uno stock di tutine aderenti e fluo e… altre cose come gridare  “Liberta’”…dai carboidrati…con il viso mezzo dipinto di blu e con la foga di Mel Gibson in Braveheart… Per questo la prima frase che il mio cervello e’ riuscito ad elaborare e’ suonata come un ” Oh, quanto tempo! Ti trovo molto in forma” ( anche se nella mia mente pensavo ” ti trovo molto in forma ‘uomica’”). Un po’ come quando incroci una persona che ha un enorme brufolo sul mento e tu pensi “non fissare il brufolo, non fissare il brufolo” e poi…continui a fissarle il brufolo. Avrei potuto esordire con una qualunque altra cosa per evitare di essere ipocrita…ma non sono riuscita a dire altro che quella (censurandomi). Ovviamente la mia frase e’ suonata alle sue orecchie ( per fortuna) in tutto e per tutto come un apprezzamento. E le ha fatto parecchio piacere al punto… che ha iniziato a raccontarmi per filo e per segno la sua routine, ragguagliarmi sulla sua dieta ( e sulle quantita’ di proteine che assume giornalmente) e tante altre FANTASTICHE informazioni per me prima di allora totalmente inedite… e vi giuro che la cosa ha preso una piega ancora piu’ mistica rispetto al film che mi ero fatta io. Sostanzialmente costei aveva trovato un nuovo idolo a cui devolvere vasta parte del tempo e delle sue energie: DIO CROSSFIT.

[Il nodo della questione]

Questo incontro mi ha fatta riflettere, piu’ che altro perche’ ho notato che non e’ un caso isolato. Ultimamente mi e’ capitato spesso di essere bombardata da immagini di bellissime, truccatissime donne (conoscenti e non )….dalla forma “uomica”. Definiscono questa cosa che fanno al loro fisico come il sacro frutto della “magia del CrossFit” e fieramente postano miriadi di selfie allo specchio; inquadrano bicipi e glutei marmorei. Con l’immancabile boccuccia a “culo di gallina”, che ormai e’ un must have,  si mostrano fieramente strizzate in toppini striminziti e leggins talmente aderenti (che se si fossero dimenticate di levarsi un pelo sicuramente lo vedresti). Le piu’ sfegatate pubblicano anche video che le ritraggono intente a sollevare giganteschi bilancieri…con, per lato, il peso in kili che potrebbe essere l’equivalente di 10 buste della spesa contenenti bottiglie d’olio da 1l. Vedi le vene del collo che si gonfiano, il viso che diventa paonazzo e pensi “deve essere sicuramente questa la faccia che fa quando e’ sul gabinetto in un momento di stipsi”. ( ma se devono poi sollevare una busta della spesa contenente carta igienica e fazzoletti Tempo “è pesante” o si spezzano le unghie finte) .

Ovviamente, poiche’ e’ palese il tono critico di questo articolo, e’ lecitissimo pensare” la tua e’ solo invidia”. In un certo si’, certamente. Ammiro-invidio chi ha passione e volonta’ di tenersi in forma con cosi’ tanta costanza (ma non certamente chi ha la perversione di farsi applicare unghie finte). Io al contrario sono una di quelle persone che pensa ” Mi avete mentito quando mi avevate detto che l’attivita’ fisica fa bene! Ho fatto 4 salti la settimana scorsa e ho ancora i polpacci che mi fanno male!”. Pero’, quando vedo quelle cosce e quelle braccia alla Schwarzenegger nei tempi d’oro non posso far altro che domandarmi: ma era necessario? Premettendo che ognuno sia liberissimo di fare cio’ che preferisce del proprio corpo. Pertanto se una donna ha deciso di accanirsi con il CrossFit o vuole diventare Big Jim avra’ sicuramente una vasta schiera di ragioni personali validissime. Pero’ non riesco a non pensare al risvolto della medaglia, a tutto quello che c’e’ dietro al velo. Sul retro di tutti quei selfie in palestra io non riesco a non vedere anche una spasmodica ricerca di attenzione, un disperato “GUARDAMI, TI PREGO, GUARDAMI”. E’ come un ritornello che si ripetono per nascondere  la voce di fondo che urla “INSICUREZZA!!!!”.

Fatte queste premesse la mia domanda (indiretta) e’:

Tutti conoscono la celeberrima frase: “Mens Sana in corpore sano”. Cosi’ scrisse il caro vecchio Giovenale nella sua decima Satira. Anche se questa verita’ venne partorita dalla mente di un uomo vissuto nel 100 d. C. quindi morto,stramorto, divenuto polvere al punto che anche la sua polvere ha fatto la polvere…è una massima ancora perfettamente viva ed attuale. La parola chiave, come per ogni cosa e’ equilibrio. In questo caso si tratta, ovviamente, di equilibrio tra mente e corpo. Esistono tante forme di Dis-equilibrio del corpo causate da un dis-equilibrio della mente. Cosi’ come esistono dis-equilibri della mente causate da dis-equilibri del corpo. Accade, a mio avviso, che ognuno cerchi di trovare il miglior modo per bilanciarsi tra se e se.

MA….QUESTA COSA DEL CROSSFIT NON E’ CHE STA SFUGGENDO (UN TANTINELLO) DI MANO? Immolarsi alla dea palestra o in generale questa cura spasmodica del corpo, questa maniacale ricerca della perfezione, non e’ forse a suo modo una forma d disequilibrio tanto quanto e’ da considerarsi un disequilibrio la totale incuria? Non si sconfina forse da “uso” della palestra ad un vero e proprio “abuso” della palestra? Non sono forse innaturali ed artificiose quelle forme? Ma soprattutto, siamo davvero sicuri che sia possibile raggiungere la pace mentale pensando di fare leva solo su una coscia pompata ed un gluteo scolpito?

{Ma sopra(piu’)ttutto ( del soprattutto di prima): se io mi immolassi al DIO CROSSFIT mi sentirei davverodavvero piu’ felice?}

Forse c’e’ davvero chi trova la felicita’ nella liberta’ DAL carboidrato. food-lucinda-scala-quinn-spaghetti-choc-pb-pretzel-squares-tease-today-170314-01_14850ef6d83157c0b56e22066c93ccff.jpg

Io trovo la felicita’ nella liberta’ DEL (consumare il) carboidrato.

Voi fate CrossFit, Io mi immolo al Dio Spaghetto. Bon Apetit!

 

  • foto di spaghetti alla matriciana che ho… preso da qualche parte su internet perche’ oggi ho mangiato Insalata.

 

Vecchi Avanti {e Nuovi Indietro}

Non e’ forse da considerarsi “avanti” tutto cio’ che ha dimora entro il mio campo visivo?

Non basta forse che io volti le spalle perche’ il mio vecchio indietro diventi un nuovo avanti?

Non e’ forse da considerarsi il tornare indietro un alternativo modo per andare avanti?

{Solo se non inciampi nella tua stessa bava, lumachina… altrimenti si chiama “andare… a cadere nel risaputo”}

fgh